Morgana

…..Era piena estate, e correva l’anno del Signore 2001, quando a causa di sistemazioni organizzative e gerarchiche, si era deciso di modificare alcune procedure all’interno del Reame.
E fu allora che comparve ai miei occhi per la prima volta…
Capelli lucenti come l’oro di cui potevo apprezzarne il profumo ed occhi azzurri come gocce zaffiree.
E’ stata una fugace apparizione alla mia vista!
…..Le giornate trascorrevano afose ed i miei pensieri, sovente, mi portavano a Lei. Non sapevo ancora il Suo nome, non sapevo nemmeno da dove provenisse, avevo solo desiderio di rivederLa e parlarLe.
Per pura casualità, la Sua mansione coincideva con lavori collaterali all’interno dell’ala del Castello nel quale prestavo, e presto tuttora, servigio.
Appena la rividi, e seppi che per tre mesi sarebbe stata d’istanza li’, fui pervaso da un senso di gioia e nello stesso tempo di terrore, al solo pensiero di doverLa riperdere da lì a qualche settimana.
Morgana, questo era il suo nome!
Il Suo atteggiamento nei miei confronti, era di  indifferenza; qualche scambio di vedute sulla gestione Reale, qualche commento sui Cortigiani, e nulla più.
Quando Le rivolgevo verbo, però, i miei occhi non smettevano di fissare i suoi , ed in quegli attimi avevo il terrore che potesse leggere in me il desiderio che provavo per Lei. Temevo che i miei pensieri divenissero trasparenti come le gelide e cristalline acque di sorgente.
Nel frattempo cercavo di escogitare espedienti che mi portassero a collaborare in maniera più continuativa con Morgana e venni a sapere che proveniva da un luogo ai confini di  Mediolanum; un luogo da me frequentato.
Come ho fatto a non incontrarla mai? Come ho fatto a non accorgermi di Lei?
…..Che tipo di sensazione mi stava cogliendo? Quale sorta di emozione  provavo per Morgana? Tutto mi sembrava cosi’ ovattato, tutto mi sembrava irreale al solo suono di un suo verbo….
Eppure c’era un non so chè di misterioso in Lei; qualche cosa non rispecchiava il Suo volere.
Durante una delle solite chiacchierate, l’argomento si spinse verso trattazioni personali, e Morgana mi confido’ di essere legata ad un uomo ormai da alcune primavere, e gestore di una rimessa per cavalli. I viandanti si fermavano da Lui per strigliare ed abbeverare le bestie.
Tale relazione era però , ad udir Lei, in fase negativa, tant’è che scherzandoVi ripeteva che il Suo destino sarebbe stato quello di rimaner zitella.
Nel frattempo la vita di Corte proseguiva in modo monotono se non per il fatto che i vari feudi stavano cambiando la loro gestione organizzativa, portando lavori straordinari nella nostra ala.

….I tre mesi di permanenza nell’ala di Corte, stavano ormai terminando, quando una mattina, durante uno dei soliti colloqui, Morgana mi rivelò che tale periodo era stato prolungato a causa di alcune impellenti esigenze .
La felicità ed il piacere che provai nell’udire tali parole mi fecero ripiombare nel terrore che i miei occhi o le mie espressioni  lasciassero trasparire ciò che provavo per Lei.
Morgana era anche gerente di una rinomata bottega ai confini di Mediolanum; terminato il servigio a Corte, rientrava in bottega ove, a lume di candela, ultimava le manifatture da vendere nelle giornate successive. Si fermava così a lungo che le guardie reali, più di una volta, insospettite dalla flebile luce proveniente dalle fessure dell’esercizio, irrompevano nella bottega per avere conferma che tutto fosse normale.
…La mia vita in quel periodo, era un altalenante insieme di stati d’animo; forse la situazione all’interno della mia dimora ne era una delle principali cause.
Avevo perso il piacere del fumo, e per compensare questo, iniziai a consumare dolcetti difficili da reperire, ma che rimembravano in me l’ormai “remota stagione” dell’infanzia.
Ne consumavo grossi quantitativi ed avevo preso l’abitudine di portarli anche a Corte.
Per evitare di “ingurgitarne” in modo esagerato, avevo deciso di farli custodire a Morgana, ma ad ogni rintocco di campana, mi recavo da Lei , un po’ per degustare tali leccornie, un po’ per vederla e disquisire con Lei.
L’inverno stava ormai bussando alle porte di Mediolanum ; nelle ore mattutine, la campagna dei dintorni era avvolta da foschie che diradavano durante il meriggio.
Le ore di luce divenivano sempre meno lasciando così il posto al buio .
Il tragitto che dovevo percorrere per giungere a Corte, dalla mia dimora, non era molto lungo anche se il tempo occorso per percorrerlo mi obbligava a destarmi relativamente presto.
Sapevo che Morgana percorreva parte del mio stesso cammino, ed alcune volte speravo di incontrarla sulla via che recava a Corte.
Essendo venuto a conoscenza della data della Sua natività, pensai di preparare un manoscritto ricco di icone e miniature, ove  porgerLe i miei auguri .
Visto che tale data coincideva con un giorno in cui a Corte non erano richieste le nostre presenze, composi il manoscritto e decisi di recapitarglielo con due giornate di anticipo.
Ricordo ancora la mattina in cui lo lesse !
Feci la stessa cosa anche per  le festività Natalizie e visto che Morgana dovette assentarsi dal Reame a causa di esigenze personali, incaricai un messaggero Reale per recapitarLe direttamente in Bottega, il mio manoscritto.
Rientrando in servizio, rividi Morgana e fu allora che trovai il coraggio di  chiederLe se ultimato il servigio a Corte, sarebbe stata lieta di trascorrere qualche minuto in mia compagnia a degustare qualsiasi sorta di bevanda a Lei gradita.
La Sua risposta inizialmente fu molto evasiva, tantè che lo intesi quasi come un rifiuto.
All’imbrunire dello stesso giorno, mentre ero in cammino verso la mia dimora, un messaggero mi si parò dinnanzi e mi comunicò che giungeva per volere di Morgana, ad  annunciarmi l’accettazione dell’invito fattoLe in mattinata .
Ci incontrammo  al di fuori delle mura Reali; decidemmo di recarci di gran fretta in una locanda  abbastanza distante dal castello e non frequentata da Messeri e Madonne di Corte.
L’oste ci portò alcuni “intrugli” preparati in malo modo, ma per me non aveva alcuna importanza; ciò che in quel momento contava era la Sua presenza.
 
La candela posta sul tavolaccio in legno, stava divenendo sempre più minuta, al chè datosi l’ora ormai tarda, decidemmo di riprendere la strada verso le dimore.
Morgana in quel periodo veniva a corte in sella ad un ronzino, e  dato l’ormai calare della notte, decise di  accompagnarmi fin davanti alla mia dimora.
Non ci congedammo subito, ma iniziammo a colloquiare sulle Nostre vite private e portando l’argomentazione su ciò che ci stava accadendo, i Nostri sguardi si fissarono l’uno nell’altro.
Il silenzio era solo apparente, perché quegli sguardi dicevano ciò che le labbra avrebbero voluto pronunziare.
 Al momento dell’addio un forte abbraccio ci strinse e le emozioni provate in quegli istanti mi accompagnarono per tutta la notte  in corso, ignaro che le stesse ma di più forte intensità le avrei percepite nei giorni a venire.
Quanto avrei voluto stringerla, quanto avrei voluto baciarla!
Il mattino seguente, a Corte, i nostri sguardi si incrociarono per parecchi istanti come a  sottointendere una certa complicità.
Il pomeriggio di quello stesso dì, mentre stavamo rientrando dal servizio a Corte, Morgana si offrì di arrecarmi presso la mia dimora ed io felicissimo accettai senza esitazione alcuna.
Non percorremmo il solito sentiero, ma vagammo per qualche miglia alla ricerca di un luogo ove poter confrontare le sensazioni provate.
Giungemmo pertanto in un vicolo dove, assicurato il ronzino ad una balaustra, iniziammo a confidarci le Nostre paure ed i Nostri desideri su quanto stava avvenendo.
Quello che per tante notti  avevo sognato, stava realizzandosi, racchiuso in un bacio del quale  tuttora sento nostalgia.
Nei successivi giorni, i nostri incontri furono furtivi e segreti al personale di corte.
 I pochi istanti vissuti insieme scatenavano sensazioni ed emozioni di tale intensità forse mai provata.
Tale personale idillio, era destinato purtroppo a terminare in breve tempo.
Morgana soffriva della situazione venutasi a creare, rifiutando altri incontri nei giorni a seguire.
Probabilmente le 3 settimane in cui prestai servizio al di fuori di Mediolanum, furono utili a Morgana per cercare di ricostruire la propria relazione.
Una sera, Morgana in compagnia di alcune Dame, si recò presso un rinomato locale  del borgo; quel giorno stavo vagando insieme ad alcuni Messeri dei quali avevo fatta Loro conoscenza sotto le armi. Decisi quindi di raggiungere Morgana in sella al mio fidato quadrupede lasciando i miei compagni d’armi, con l’accordo di raggiungermi successivamente.
Entrai nel locale ed i miei occhi, nonostante la calca umana, non faticarono ad individuarla. Era ad un quarantina di passi da me.
Mentre percorrevo la distanza che mi separava da Lei, rividi tutto ciò che era avvenuto nei giorni antecedenti ed il mio cuore fu pervaso da un senso di angoscia, quando la mia mente realizzò che Morgana se in un tempo ed in un modo mi fosse  mai appartenuta, ora non era più tale!
Raggiunsi le Dame e dopo le dovute presentazioni, ricevetti un’ambasciata nella quale mi venne comunicato che i miei goliardici compagni, avevano ritenuto opportuno recarsi presso una “bettola” per trangugiare alcool in modo da sbronzarsi vergognosamente.
Ciò non mi fece piacere, anche perché avevo già annunciato  l’arrivo dei miei compari.
Morgana e le Dame avevano deciso di cenare in un locale esotico, e mi invitarono a cenar con loro. Con sfacciata impertinenza mi unii indegnamente , pur di poter  vivere ancora qualche istante in compagnia di Morgana.
Il posto era nei pressi della mia dimora ed era uno di quei luoghi ove venivano servite pietanze esotiche provenienti da civiltà e popolazioni sconosciute ai Nostri confini.
Le Dame discorrevano tra Loro, io udivo ciò che dicevano , ma non afferrai un solo senso del disquisire, in quanto la mia mente, si era estraniata da tutto l’ambiente, creando una nicchia riservata all’unico pensiero che per me aveva valore: Morgana.
Ogni tanto, qualche fragorosa risata dei commensali, mi destava da questo torpore e mi rendeva sempre più cosciente che l’errore più grosso commesso quella sera, fu di partecipare a tale banchetto.
Più volte ebbi l’impulso di alzarmi e fuggire dai miei compagni, ma le buone maniere ed il rispetto verso le Dame, frenarono tale irruenza.
Rimasi per tutta la sera ascoltatore silente, ansioso di evadere da tale luogo. Finalmente venne il momento di congedarci e risalito in sella al mio quadrupede, vagai per le arterie circondariali di Mediolanum spronando l’animale a correre sempre più veloce, come a volermi lasciare alle spalle il più rapidamente possibile, quella sensazione di “fuori luogo” provata per tutta la sera e quel senso di sconfitta sentimentale.
Pensai che Morgana doveva rimanere solo un emozionante, passionale e crudele ricordo.
 …Con grosse difficoltà decisi di risistemare la mia vita sentimentale  riavvicinandomi, non so ancora in che modo e con quale cognizione alla donna con la quale avevo trascorso diverse primavere. La mia mente però era occupata da un unico pensiero: Morgana.
Vederla ogni giorno rendeva il tutto di una difficoltà estrema, ma cercavo di accettare “la sentenza”, in modo che il “tutto tornasse come prima”.
In fondo però, non volevo questo. Mi mancavano i Suoi abbracci, i Suoi sguardi, i Suoi sorrisi, i Suoi baci; era questo ciò che volevo, ed era questo ciò di cui avevo bisogno.
Avevo bisogno di emozioni  avevo bisogno di Morgana.
Per qualche mese nascosi a me stesso i miei desideri ed  i miei sogni…..
Ogni giorno a Corte, potevo vederla, ed ammirare la sua solarità.
Cercavo di occultare anche a Lei i miei stati d’animo, un po’ per orgoglio, un po’ per timore ;
 Non so ne il motivo, ne voglio venirne a conoscenza, io e Morgana ci riavvicinammo….
Dapprima intensi abbracci a Corte, segreti e furtivi, successivamente incontri al di fuori delle mura reali caratterizzavano i Nostri attimi di compagnia.
La mancanza di Morgana, nei giorni di riposo, si faceva feroce e dilaniante.
Rientrare in servizio, era per me gioia, ma nello stesso tempo terrore.
Terrore di dover rivivere la stessa precedente esperienza, solo per un Suo capriccio.
Mio malgrado tale terrore iniziò a materializzarsi in realtà giorno per giorno.
Tutti e due nonostante non ne parlassimo apertamente, stavamo intrecciando due “storie” parallele.
Sempre più spesso Morgana mi confidava i problemi scaturiti dall’altra relazione; da parte mia, non pronunziai in assoluto nessun giudizio, o ebbi mai la presunzione di donarLe un consiglio.
La mia volontà era quella di mantenere personali i problemi, e di non mescere le due cose, soprattutto nel rispetto di Morgana.
Da parte Sua, non sentivo più il calore che mi donava negli abbracci, e non vedevo più nelle sue gocce zaffiree lo sguardo a me tanto caro.
Perché allora, tornò a turbare le mie notti? Perché accettò di nuovo che io la baciassi e la sentissi ancora vicino?
Stavo cercando di ricostruire dalle macerie appena create!
La risposta a tale quesito la trovai nelle emozioni provate.
….Il resto è storia attuale, è il presente, e voglio viverlo con tutto ciò che mi sta offrendo, così come si presenta, senza illusione alcuna nei Suoi riguardi. Voglio solo viverlo così come  fosse un sogno, sapendolo irreale, e rendendomi coscienzioso che una volta desto il tutto rimarrà un labile ricordo, sapendo che nelle notti a venire il sogno potrebbe ripetersi regalandomi di nuovo “forti Emozioni…..”
……ma tutto ciò è un sogno?????
….E soprattutto, tale sogno tornerà a bussare nelle mie notti?
…il sogno non si reiterò.
A corte era difficile poter svolgere il mio servigio, avendola d’innanzi  per tutte le ore di luce….
Una sera, nel fare ritorno alla mia dimora, mi capitò di udire un gruppo di menestrelli provenienti  a loro dire da luoghi e tempi  futuri. Tesi  l’orecchio ed ascoltai la melodia da loro proposta e che a mio avviso rispecchiava ciò che provavo in quegli attimi, e che tutt’ora sento.
….quella struggente melodia, mi accompagnò per diversi giorni….Avrei voluto che Morgana udisse tali strofe, avrei desiderato che Morgana capisse ciò che effettivamente il mio spirito stava vivendo.
La Sua permanenza a Corte, nel frattempo, fu confermata per altre lune. I nostri incontri andavano via via scemando…durante i giorni, parecchie furono le volte che per volontà o per impegno, non si riusciva nemmeno ad imbatterci. Solo al termine del servigio giornaliero, ambasciavamo l’un l’altro i saluti per il proseguo della serata.
Furono meste giornate, oberate dalla nostalgia che ricolmava la mia anima. Nostalgia per quegli incontri, nostalgia per quegli attimi vissuti e che mai avrei desiderato avessero fine!
Quanti pensieri balenarono nella mia mente, quale dolce tormento era per me Morgana?
Un giorno, insieme ad altri cortigiani, durante la pausa del desinare, ci recammo in una locanda a pochi passi dalla Corte. Morgana si sedette al mio fianco. Alcune volte, durante il banchetto, le nostre mani si sfiorarono involontariamente, e solo la mia mente osa sapere quale emozione provocò in me sì dolce contatto….
…..Durante tutto il banchetto, non ebbi mai il coraggio di guardarLa negli occhi; avevo timore che Lei distogliesse le Sue zaffiree gocce dal mio sguardo.
In quei giorni, dopo il servigio a corte, mi arrecavo di frequente presso una locanda, dove gozzovigliando intrugli colmi di alcool, la malinconica nostalgia catturava il mio animo, incatenandolo a quei ricordi e quelle sensazioni, di cui ero divenuto servo. Soave era smarrirmi in sì dolce oblio, anche se il cuore raso di dolore faceva sgorgare dai miei occhi  strazianti lacrime.
…Molto spesso, a sera tarda, in sella al mio fidato destriero, sfrecciavo per gli spazi periferici di Mediolanum; tale “rito” ero solito compierlo , come tutt’oggi, nei momenti in cui il mio corpo richiedeva distensione e la mia mente domandava  riflessioni.
Tali riflessioni erano rase di propositi dettati però più dall’intelletto che non dal cuore. Quante volte la mia mente ha cercato il sopravvento sul mio cuore!
…  La relazione con la dama conosciuta 11 primavere or sono, proseguiva nel tentativo non troppo convinto, di ricostruire ciò che irrimediabilmente si era deteriorato. Nei momenti in cui i suoi abbracci ed i suoi baci ricoprivano il mio corpo, la mia mente edificava, utopicamente, un sogno secondo cui quelle labbra e quelle braccia si tramutassero in Morgana.
…Nei giorni a seguire, le uniche occasioni per  poter rimanere in Sua compagnia, si limitarono alle pause durante il servigio a Corte.
Durante tali  pause, i miei occhi ricercavano esclusivamente un Suo sguardo, e le mie labbra non proferivano alcun verbo, come se tutte le parole si tramutassero in un unico e più volte sognato desio: poter riavere i Suoi abbracci e poter  ricevere di nuovo i Suoi magici baci, smarriti purtroppo definitivamente durante un uggioso meriggio a Corte.
Morgana era divenuta ormai per me una chimera; un utopico pensiero , malinconicamente soave, che accompagnava nei miei gesti, il trascorrere del tempo. Eppure ogni  qual volta il mio sguardo incrociava il Suo, il cuore  ormai martoriato, rinvigoriva di un sentimento  che  solo la mia anima sa quanto intenso  e profondo potesse essere;
Non erano trascorse nemmeno 2 estati dalla prima volta che la vidi…….
I tentativi effettuati dalla mia mente, per cercare di accantonare tale desio, erano però resi vani ogni istante in cui qualche immagine, qualche nome, mi riportavano a Lei. Il cuore aveva il sopravvento sulla mente, ed era ciò che desideravo accadesse.
….Luoghi nei quali ero transitato senza soffermarmi, avevano ora un aspetto totalmente diverso, ed assunto un significato speciale: erano i luoghi in cui avevo trascorso incantevoli e magici istanti in compagnia di Morgana.  Ripercorrendoli volontariamente, o meno, il mio cuore  faceva modo che i miei occhi rimirassero, fino a quasi renderla palpabile, la magia di quegli attimi….
La mia mente balenò l’idea che, in qualche modo, l’unica soluzione a tale dilemma, concernesse nel cambiare servigio. Forse desideravo andarmene da quel Reame, forse la lontananza avrebbe lenito le ferite del mio cuore, dalle quali non sgorgava sangue, ma bensì lacrime; il cuore stesso però non voleva perderLa!!!!!! Morgana era ciò che di  più bello e passionale mi era mai accaduto!!!
Durante quelle notti, e soprattutto durante quelle attuali, l’ultimo pensiero prima di sprofondare nelle spire di Morfeo, è a Lei rivolto.
Quante volte ho domandato a me stesso se in quel preciso istante, Morgana avesse avuto la stessa riflessione…….quesito del quale non ebbi mai responso.
……Per ragioni di esigenze organizzative, fui inviato a prestare servigio ancora una volta, per alcuni giorni, lontano da Corte.
…..
Passati i giorni di trasferta, rientrai a Corte . Solitamente prima di entrare tra le mura reali e prendere servigio, mi fermavo presso un’osteria per  rifocillarmi.
Quel giorno entrando nel locale, notai la Sua presenza: Morgana era lì!
Non si accorse del mio arrivo. Era bellissima; quel giorno i Suoi fluenti e ricci capelli mi apparvero ancora più lucenti, il Suo volto, i Suoi occhi, le Sue labbra…….
….Mi affiancai a Lei, e con gioia le porsi il mio saluto.
Ci avviammo verso la Corte, disquisendo delle giornate precedenti e dell’andamento del servigio. Per tutto il giorno, non ebbi più modo di rivederLa.
…..Il giorno successivo, durante una delle solite pause, lontano dagli sguardi dei cortigiani, Morgana mi prese la mano e accarezzandomela, ricreò nel mio spirito quelle emozioni che tanto volevo provare. I nostri sguardi si fissarono, avrei voluto appoggiare le mie labbra sulle sue, avrei voluto stringerla come da qualche tempo non accadeva.
Ma capivo che ciò non era condiviso da Lei.
Volevo andarmene; a Corte non resistevo più! Dovevo trovare un altro servigio!
….. Altre volte i nostri sguardi si incrociarono, ed in quegli attimi il mio cuore e le mie labbra avrebbero voluto urlare il Suo nome, avrebbero voluto gridare il mio amore…..
…….Dai Suoi atteggiamenti, intuii che probabilmente tutto si era compiuto. …Le Sue ambasciate non avevano  più Me come destinatario; il soggetto dei Suoi pensieri non ero più io, se mai lo fossi stato……
….E’ verità, ho fatto ritorno; la mia cappa è intrisa di polvere appartenuta a luoghi non miei e la mia armatura si è resa opaca dal tanto vagare.
Soave e lieto è il ripercorrere di tale sentiero; dolce quasi come varcare l’uscio della dimora. Codesti luoghi sono divenuti ormai per me effigie di protezione e sicurezza.
Il mio desio è quello di piangere, ma non posseggo più lacrime; crucciarmi in tale oblio ha martoriato il mio cuore che reclama gioia. Anche ridere è divenuta azione sconosciuta. Da quante lune il sorriso non rallegra il mio volto? La memoria ne ha perso traccia.
Morgana…. quanto amore è racchiuso in tale nome! Un suo sguardo, un Suo verbo ha per me parvenza idilliaca ed illusoria! La mia anima reclama la Sua presenza, il mio spirito ha fame della Sua vicinanza, le mie labbra hanno sete della Sua bocca!
-…..Non può riaccadere! Il mio cuore non sarebbe in grado di sostenere altro dolore!-
Tali erano i propositi di mia ambizione!
Eppure è già avvenuto!
Andai a rifocillarmi durante la pausa del meriggio; la taverna era a pochi passi dalle mura Reali, quando la vidi entrare. Era in compagnia di un’altra Dama di Corte.
Presero posto alla mia mensa. Si accomodarano ed iniziarono a disquisire sui vari progetti inerenti al servigio. Personalmente cercai di estraniarmi dagli argomenti del contendere, cercando di tenere a bada il mio povero cuore che sobbalzava al solo suono di un Suo verbo.
…..Facemmo ritorno a Corte, e nel mentre ognuno si ritirava nelle proprie stanze, un’idilliaca voce giunse alle mie orecchie:
– Vi prego… attendete!
Era Lei, era Morgana.
Entrammo nella stanza dove prestavo servigio, e lì iniziammo a discorrere di futili argomenti; un certo imbarazzo era presente, quasi palpabile!
Ad un certo punto, il mio sguardo si fissò nelle Sue zaffiree gocce e le mie orecchie non udirono più nulla nonostante Morgana continuasse a disquisire.
Se ne accorse e le Sue parole destaromi da tale torpore:
-Messere, Ve ne prego! Non guardatemi così!
Non pronunziai verbo alcuno, non ne ebbi tempo e modo! Morgana mi stava cingendo in un caldo abbraccio. Potevo inebriarmi nuovamente con il profumo dei Suoi lucenti riccioli, potevo deliziarmi ancora, al contatto con la Sua vellutata pelle, potevo di nuovo accarezzare le Sue morbide labbra! Era una reale chimera!
Morgana mi poggiò una candida mano sul petto, quasi a voler conferma che il fragoroso palpitare, giungesse proprio dal mio cuore, e con un dolce sorriso prese a cingermi nuovamente!
Quali attimi di oblio, quali momenti di fatata magia avvolsero il mio spirito! Solo l’Altissimo è in grado di sapere si tale gioia provai!….
…..Trascorsero quattro albe da quell’ultimo incontro….
La mia mente era precipitata ancora una volta nell’oblio. Non capacitavo ad intendere quali fossero le vere intenzioni di Morgana. Ero restio a spazzare tutto ciò che avevo ricostruito, ma nello stesso tempo desiavo di Sue attenzioni.
Fabbisognavo dei Suoi baci, delle Sue carezze come l’esile ramoscello fabbisogna della calda luce solare per crescere e divenire forte tronco.
Aveo però timore; timore di soffrire più di quanto non stessi soffrendo ora.
Morgana quel giorno varcò la soglia delle mura reali avvolta da un preziosissimo abito confezionato con pregiate stoffe setate. L’azzurro dei suoi occhi rifletteva di pari tonalità il colore di tale abito; la Sua fluente chioma era raccolta dietro la nuca e lasciava intravedere il candore della Sua pelle. Tale beltà non riscontrò paragone alcuno con tutte le magnificenze che i miei occhi ebbero privilegio di vedere!
Qual è il motivo di si tanto amore? Esiste un movente che spalanca il cuore ad un uomo e lo rende cieco alla vista della realta?…
…..Le notti si susseguirono insonni e malinconiche ed in cotali tenebre, le personali ambizioni dettate dalla mente fecero pervenire un verdetto che il mio cuore tuttora stenta a concedere.
Occorrevo uscire da tale situazione.
Troppo aveo sofferto e troppo accoramento turbava il mio spirito.
Diedi principio a celare tutte le mie emozioni ed i miei sentimenti.
Quale sacrifizio implicava tale sentenza! Quale gravoso ed improbo sentiero il mio intelletto deliberò di perlustrare!
Amare Morgana, ma nello stesso tempo cercare di non farlo, dilaniava il mio cuore come più di una fiera che, accecata dalla fame, si avventa sulla sorpresa preda e ne rende brandelli.
Durante i servigi a Corte, nascondevo a me stesso ed a Morgana, il mio stato d’animo, ero talmente celato in cotale alone di indifferenza che giunsi più di una volta sul punto di convicermene.
Ma la notte….. la notte….. l’amore per Morgana colpiva la “corazza” che tanto faticosamente erigevo nelle ore di luce, e fragorosamente dopo averla abbattuta, inondava la mia anima di malinconico avvilimento…
……..Proseguii nel percorrere “il sentiero” che la mia ragione aveva scelto.
Difficile ed impervia era cotale strada, ma necessaria al fine di tornare a vivere con dignità e decoro.
Qual’è il prezzo da pagare per aver amato?
Un dì dell’estate appena trascorsa, Morgana bussò alla porta della stanza dove prestavo servigio. Entrò e mi domandò lumi su alcune procedure comunicandomi inoltre che nel successivo giorno, non sarebbe giunta a Corte per via di alcune esigenze private.
Il tono della sua voce era pacato e dolce, udii le Sue parole come soave melodia. Risposi garbatamente alla Sua richiesta e d ella si congedò da me con l’augurio di una felice serata. Il cuore mi duoleva, la mia anima implorava la resa ed il mio spirito reclamava il Suo amore!
In tutte queste stagioni, molte furono le cose da Lei riferitemi e che mi fecero male. Molte furono le occasioni nelle quali , auspico involontariamente rovinava la magia costruita dalle emozioni.
 
……Perché l’individuo che tenta di dimenticare, è costretto al ricordo anche se la sua volontà è avversa?
Perché ogni sforzo compiuto è reso vano da situazioni che condizionano il cammino intrapreso?!?!?
Mi capitò in tal senso, di dover prender parte ad un banchetto  in una successiva giornata, in cui  fu presente anche Morgana.
Fù un banchetto atto a festeggiare la promozione ad un superiore incarico, di una dama di corte. La mia volontà sarebbe stata quella di declinare cotale invito ma dovetti accettare.
Il mio pensiero  era già all’indomani; il mio cuore gioiva per tale avvenimento, ma la mia mente redarguiva siffatto sentimento.
…….Durante l’ora che volgeva a mezzodì, in cinque, ci incamminammo verso la taverna.
Durante tutto il tragitto, rimasi appartato dal gruppo, assopito nei miei pensieri ed angustiato per la situazione venutasi a creare.
Morgana mi camminava d’innanzi disquisendo con l’altra Dama. I Suoi capelli brillavano alla luce solare, ed il suono delle Sue parole giungeva al mio udito come una melodia a me nostalgica.
Giungemmo alla taverna, ed essendo l’ultimo a varcarne la soglia, presi posto sull’unico scranno rimasto vuoto: quello vicino a Morgana.
Iniziammo a desinare le pietanze offerteci, e la conversazione iniziò a vivacizzarsi nel momento in cui, un commensale indirizzò l’argomento verso una passione che ci accomunava: la velocità!
Per tutta la durata del banchetto, esaurito il disquisire sull’andamento del servigio, io e il commensale comunicavamo ininterrottamente, rendendo quasi estranei alla discussione gli altri commensali;
…..Ero appena all’inizio del sentiero! Non volevo guardarmi indietro, non desideravo più rimembrare.
………
Un giorno, inaspettata giunse una di Lei ambasciata: “..Venite a desinare meco, quest’oggi ?”
Il cuore tuonò ripetutamente, ed il mio spirito ricevette gran sollievo, anche se la mia mente continuava a rivivere tutto il dolore……
Non diedi risposta immediata; lasciai trascorrere alcuni giri di clessidra….
Belligeranti fra loro, il mio cuore ed il mio intelletto, scaraventarono la mia volontà in un limbo, allorchè, facendo prevalere ciò che provavo  e che tuttora provo intensamente per Lei, decisi di accettare.
Desinammo durante la pausa del mezzodì, disquisendo di argomentazioni più o meno futili. Al termine, durante il cammino che riconduceva a Corte, mi riferì di essere stata felice di aver nuovamente pranzato in mia compagnia. Lo sguardo delle Sue gocce zaffiree ed il tono del Suo verbo, alimentarono ulteriormente l’incendio del mio cuore.
Quanto è difficile………
…..

….
….sono ormai trascorse diverse albe da quando la mia mano ha redatto l’ultima epistola di cotale umile manoscritto. All’apparire molte cose sembrerebbero mutate, ma di una sono certo, il tempo non ne ha scalfito l’intensità: il mio amore per Lei, per Morgana.
La diatriba tra ragione e sentimento ha svilito la mia volontà, ha scaraventato il mio animo in un buio baratro nel quale non intravedo risalite. Neanche il seppur breve periodo vacanziero , trascorso con la Dama che mi è compagna ha lenito, come speravo, le ferite del mio martoriato cuore. E’ bastato rivederla, è bastato riporre il mio sguardo nelle Sue zaffiree gocce per rinvigorire ciò che di Lei provo!!
Ma oramai tutto è inutile, Morgana ha deciso: non sono io il Cavaliere che deve camminare al Suo fianco. La sentenza è stata emessa. Il giudizio è stato espresso, e per me non rimarranno altro che nostalgici rimembri.
Nulla e nessuno potranno però privarmi dei meravigliosi ricordi a Lei legati, delle incredibili emozioni per Lei provate. E mai smetterò di rendere grazie all’Altissimo per avermi fatto dono del privilegio di poter , seppur brevemente, essere stato il Cavaliere di Morgana.
Ma di difficile realizzo è il non rimembrare l’amata Morgana. Nel viaggio che tra qualche alba intraprenderò, so che soprattutto alla visione dei carmini tramonti e davanti alle dorate albe, il mio cuore volerà da Lei, portandole un minuscolo raggio di sole da me catturato.
………E così un altro anno trascorse, con le emozioni ed i sentimenti contrastanti, con il cuore gonfio di amore, un amore ormai divenuto platonico e non corrisposto.
Il periodo natalizio divenne sinonimo di nostalgici ricordi, di ambasciate tanto sperate quanto mai pervenute.
Come ogni anno Morgana dovette assentarsi dal servigio, e la sera del suo commiato,  trovai sulla mia scrivania un grazioso pacchetto che sorreggeva un piccolo manoscritto sul quale i miei occhi scorsero una grafia a me tanto cara. Le mani mi tremavano ed il  cuore sussultò come in balia di violenti tempeste. Aprii il  documento, ed il contenuto era di auguri per le festività ormai prossime. Come di colpo il mare si placa ed i venti inspiegabilmente cessano, così il mio cuore riprese a palpitare normalmente, ed un senso di delusione pervase il mio spirito. Dio possa perdonarmi per aver sperato di leggere altro verbo sul gentile biglietto!!!! Il pacchetto conteneva un serioso taccuino, di quelli appartenuti ad eruditi personaggi, i quali, nel loro peregrinare, annotavano tutto ciò che colpiva il loro interesse e tutto ciò che la loro curiosità esigeva di colmare.
Cortese fu  il pensiero ed in tal senso decisi di annotarVi tutto quello che il mio cuore e la mia mente provavano nel viaggiare attraverso il nostalgico mondo di Morgana. Tale taccuino divenne fido e silente custode dei miei segreti  e delle mie emozioni. Scrivendo in esso, era come comunicare alla Dama che l’acquistò, i miei sentimenti ed i miei stati d’animo.
Di ritorno dalla licenza inerente alle festività natalizie, ebbi modo di vedere Morgana durante una pausa mattutina. Dopo i soliti convenevoli iniziammo a favellare sulle vacanze ormai terminate.
…..nei giorni a seguire, solo ambasciate di saluti reciproci e nulla più. Capivo che Morgana stava mantenendo, o cercava di mantenere, un freddo distacco nei miei riguardi, come del resto, anche la mia ragione cercava di fare…..
…La beltà di una Donna è qualche cosa che non ha paragoni con nessuna altra meraviglia su cui gli occhi stessi avrebbero privilegio di posare lo sguardo.
Desiare l’amata e, soprattutto, fantasticare il Suo amore, trascina l’animo del Messere in una utopica chimera nella quale dolce è il naufragio, ma aspro e penoso ne è il risveglio, se tale Amore non è corrisposto.
Molte volte ho lasciato che il mio spirito si abbandonasse a tale sogno, anche se la ragione cercava invano di vincere la diatriba ingaggiata con il sentimento.
Il cuore ha sempre avuto, in cotale umile Cavaliere, la forza per vincere codesta battaglia. Infinite battaglie giungeranno nelle prossime albe. Battaglie che lo vedranno forse vincitore, ma che certamente lo vedranno sconfitto nella guerra….
….e così giunse anche il mio umile compleanno.
Già …. Cotale dì doveva essere per me giorno festoso, giorno ilare, ma il mio animo non aveva alcun desio di ciò. Mi ritrovai infatti, in quel di Napoli per servigio.
La locanda, nella quale albergavo, era di quanto più lussuoso potessi desiderare in cotale città. La vista dalle finestre era ciò che di più bello si potesse immaginare. Tale sistemazione, era un ex-convento francescano, divenuto nel corso dei lustri pomposa dimora per i viandanti che smaniosi di mirare nuovi luoghi, desideravano sostarVi per la notte. La giornata era trascorsa all’insegna del servigio, ma numerose furono le ambasciate che mi pervennero, nelle quali i vari conoscenti mi porsero e mi rinnovarono gli auguri per il dì della mia natività.
Molti furono i messaggi, anche di gente di cui avevo smarrito ormai da tempo le gesta; ma uno non giunse mai: forse quello di cui più forte sarebbe stata la gioia nel riceverlo: quello di Morgana.
Ora ero in procinto di riprendere il sentiero che mi avrebbe ricondotto a Mediolanum, ma il mio cuore, afflitto da nostalgia, riportava alla mente il trascorso anniversario: solo dodici mesi prima, Morgana nello stesso dì, avrebbe voluto stringersi a me e non pensare ad altro…..
Almeno, così sempre credetti, anche se ragionevolmente tale pensiero fu dagli successivi eventi, smentito.
Feci così ritorno a Corte. Il servigio rapì la mia mente per diversi giorni donando pertanto al mio cuore , un’inutile possibilità di rimarginare le ormai perenni ferite .
Nel frattempo Morgana, avea stretto legame di amicizia con un’altra Dama di Corte, la Dama che soltanto alcuni mesi prima, ottenne una promozione, Morgana rimaneva sempre in cuor mio “l’amata e impossibile chimera”.
……l’ennesima estate stava ormai giungendo e con essa l’afa ed il caldo soffocavano Mediolanum nella morsa della canicola.
Morgana in quel periodo intraprese un viaggio oltre i confini di Mediolanum in compagnia del  Messere al quale avea aihmè affidato il suo cuore.
Si assentò da corte per una decina di giorni ed al suo ritorno venne a farmi visita all’interno della stanza ove presto tutt’ora servigio.
La sua pelle dorata metteva in risalto lo zaffiro colore dei suoi occhi ed i suoi aurei capelli splendevano solari al di sopra delle imbrunite spalle.
Iniziammo a disquisire sul viaggio ormai concluso. Morgana ebbe modo di visitare un loco ivi , alcuni anni addietro, mi arrecai personalmente . Il favellar delle cristalline acque e  delle bianche spiagge di cotale paradiso, riaccompagnò la mia memoria a quel vacanziero periodo trascorso con la dama che attualmente mi è compagna.
Tale rimembranza però fu presto interrotta dall’incalzar dei racconti di Morgana.
In verità cotali esotici paradisi valgono ben infinite ore di cammino per godere poi della magnificenza e della beltà sulle quali posare successivamente lo sguardo.
Morgana non esitava a farmi rivivere l’atmosfera di quei luoghi, e la mia mente, rapita dal suo verbo, fantasticava su di Essa. Immaginavo Morgana distesa sulle candide spiagge: una gemma incastonata in un prezioso gioiello; fu questa la figura che il mio intelletto, o forse il mio cuore, mi parò dinnanzi!
Altri giorni trascorsero, altre albe giunsero, senza più una di Lei visita.
Ora, pazienti lettori, il Vostro intelletto si starà porgendo un quesito: cosa rappresenta la Dama che è mia compagna?
Curiosi lettori, non so dare seguito al Vostro nobile dilemma, so soltanto che in quel periodo, acquistai una nuova dimora nella quale decisi, una volta eretta, di offrire ad Ella reciproca convivenza.
…………
Nel frattempo, Morgana intraprese l’ennesimo viaggio in terre straniere. L’antico Egitto fu la di Lei meta.
Ancora una volta rientrò a Corte solare e bella come non mai.
…….anch’Essa avea iniziato la convivenza con il Messere da lei amato e ciò diede ulteriore supporto alla mia ragione per intendere che mai più sarebbe stata anche in minima parte “la mia Morgana”.
…………
La calda stagione estiva lasciò, con mio grande piacere, il posto alla più fresca e forse piovosa autunnale stagione.
A corte nel frattempo avevano vietato di poter fumare nelle varie stanze, pertanto i fumatori ,come cotale umile narratore, erano costretti a doversi arrecare nelle terrazze esterne site su ogni piano del  palazzo.
Iniziarono così a giungermi ambasciate di Morgana che mi invitavano a dirigermi nell’adiacente terrazza ove poter tranquillamente apprezzare il piacere del fumo.
Tali incontri di minuta durata, erano da me attesi con piacere.
In essi disquisivamo delle nostre attuali problematiche.
In uno di quelli, mi aprii nel confidarLe l’attuale stato di salute di mia madre. Credo che Ella rimase alquanto colpita e da ciò ebbi la convinzione che Morgana, come in fondo sempre aveo creduto, fosse una bravissima Donzella. Al momento del rientro, Ella strinse la mia mano in segno di coraggio, e per me ciò rappresentò un nobile gesto.
……..
E così incontro dopo incontro, giungemmo agli attuali giorni.
Ed alla ricorrenza della natività di Morgana….
Ed ora, mi rivolgo proprio a Voi, Morgana.
Ho deciso di donarVi cotale, forse inconsueto, manoscritto in quanto ritengo siate Voi la vera destinataria dei miei sentimenti e delle mie emozioni.
A tal guisa non desidero però che Voi , erroneamente in imbarazzo, Vi comportaste in modo diverso. Se in Voi ciò ha scaturito qualche cosa, ben lieto è il mio animo nell’accettarlo. In tutti questi mesi avrete sicuramente avuto sentore di ciò che il mio cuore gelosamente proteggeva, dei sentimenti che per Voi avevo e tuttora provo.
Dolce Morgana, un giorno di alcuni mesi or sono, dopo un mio ennesimo invito ad arrecarVi nella stanza in cui tuttora presto servigio, mi rivolgeste siffatte parole: “….no, Messere, non vengo! Non ha senso, in quanto cosa Vi sarebbe oltre le coccole ?….ognuno andrebbe poi per la sua strada!….”
Fatata Donzella, quelle coccole racchiudevano tutte quelle intense emozioni e tutte quelle magiche sensazioni che scaturivano al solo sfiorar delle Vostre mani o dei Vostri aurei capelli!  Racchiudevano quel roboante battito di cuore che nasce ogni qual volta i miei occhi si smarriscono nel Vostro zaffireo sguardo. Quelle coccole saziavano il mio cuore. Non avrei  chiesto e desiderato altro di meglio.

Un pensiero su “Morgana”

  1. Sei ancora un fanciullo, sicuramente ti piacciono ancora i soldattini di piombo.. hai un cuore vivo e non invecchierai mai.
    Rimani sempre così, sognala, pensala, amala!!

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