La pensione per Marisa

La signora Marisa cammina claudicante per via del gonfiore alle gambe e dei tacchi consunti delle sue scarpe che avrebbero bisogno di Giacomo, il ciabattino, che però vorrebbe dodici euro per la riparazione. Giacomo, che conosce Marisa da molti anni, le ha anche detto che sarebbe una spesa inutile perché la scarpa è vecchia, non vale la pena ripararla. E poi “Per la mia bella signora Marisa ci vogliono un paio di scarpe belle almeno quanto lei”. Marisa ha rimproverato Giacomo sorridendo, godendosi il complimento, ma ben sapendo che le sue forme hanno perso da tempo le dolci curve. Ciò che non ha mai perso è il sorriso che, anche se oggi è velato di stanchezza, è rimasto radioso e sincero. Il sorriso di chi è grato alla vita. Comunque.
“Finché durano” ha aggiunto poi, lasciando intendere che una spesa così deve aspettare, che il latte per la cena ha la precedenza.
Cammina lungo via Marconi per poi svoltare a destra, in via Testi, dove si trova la Posta. La borsa, quella nera, è vuota. I documenti e i pochi soldi che le sono rimasti li tiene in tasca. Ha troppa paura d’essere scippata ed è pronta a mollare la borsa vuota, specchio per le allodole. “Mica è stupida la Marisa”, pensa. Nella mano destra stringe una busta di plastica contenente un mezzo litro di latte, un pacco di grissini, una scatoletta di tonno e un etto di mortadella. Due pranzi e due cene.
Camminando Marisa ricorda:
A dodici anni aiutava sua madre, al lavatoio. A tredici era in fabbrica, a cucire pantaloni da uomo, ieri neri, oggi grigi, domani blu e poi ancora neri. Per quattro anni due mesi e quattro giorni. Fino al giorno delle nozze, con Franco.
Franco l’aveva portata lontano dal paese e da tutto il suo misero, ma rassicurante, mondo fatto di case delle quali conosceva ogni mattone, di persone che l’avevano vista nascere e crescere, di strade, solo quattro, dove era impossibile perdersi.
Franco aveva nei suoi occhi grigio-azzuri il futuro, come non seguirlo.
La città li aveva inghiottiti ricoprendoli di smog, traffico, rumore e indifferenza. Brutte cose che la sera sparivano appena Franco, rientrando dal lavoro, chiudeva la porta di casa e il loro mondo era una cucina e una camera da letto.
Le belle case della gente per bene avevano bisogno che Marisa le riordinasse e spolverasse. Preziose poche lire fruttavano il servire e riverire.
Poi il futuro era svanito. Franco era svanito dietro a un sogno diverso, lontano, lasciandole un frutto che sapeva di latte e borotalco.
Gianni, stessi occhi del padre, oggi è cresciuto, anche lui è lontano, ma è un bravo ragazzo, ogni tanto scrive e manda qualche soldo. Ha due figli da mandare a scuola e Laura, la moglie, è in cassa integrazione da tre mesi. La solita fabbrica venuta su in un niente e fallita in meno di niente.
Marisa cammina. È quasi arrivata alla Posta, ma si ferma un momento davanti alla vetrina di un negozio di maglieria. Quanti fili di lana o di cotone sono passati fra le sue dita, ogni giorno meno agili e veloci. Quante maglie aveva cucito per quella ditta, oggi famosa, che le passava un po’ del suo lavoro da fare a casa, pagandola in fondo, benino; c’era campata fino a pochi anni addietro con quelle maglie.
Oggi, con la pulizia delle scale dei palazzi vicini, sopravvive appena. Però, nel palazzo vicino al suo, ha conosciuto la signora Gina. Gran brava signora la signora Gina. È stata lei ad aiutarla con la bolletta del gas che volevano tagliarglielo perché dicevano che non aveva pagato due rate e invece no, le aveva pagate; lei non aveva capito come, ma la signora Gina era venuta a casa sua, aveva raccolto un po’ di carte e quando era tornata era tornato anche il gas. Brava donna la signora Gina e brava anche la Marta, su al quinto piano, che non è ricca coma la signora Gina, ma le fa spesso dei piccoli regali e chiacchiera, chiacchiera, forse troppo, ma è tanto di compagnia.
Lavoro, lavoro e lavoro.
Per questo aveva chiesto se le davano la pensione, quella minima. “Basterebbe”.
Ora la pensione è lì a pochi passi, quella minima, che basterà.
Giacomo, il suo ultimo corteggiatore, le riparerà le scarpe. “Non sono poi così vecchie”.

5 pensieri su “La pensione per Marisa”

  1. Un profumo che sa di malinconica ristrettezza e di alti valori forse un po’ accantonati, in questa società attuale, tuttavia non del tutto spariti. Hai fatto bene a riportarli alla luce, la memoria ha bisogno di una “spolveratina”, ogni tanto…
    Buon Natale e 5 st.
    Sandra

  2. Un racconto scritto bene, con la tranquilla cadenza di riferimento al personaggio protagonista, una donna anziana alla fine di una vita che ha messo a dura prova il suo carattere, le sue speranze, i suoi progetti.
    Un tono dimesso, grigio, in cui si affaccia, però,la solidarietà femminile, l’amicizia tra donne sole, il rispetto tra persone e un barlume di galanteria generosa e servizievole.
    Io sostengo che dietro ogni essere umano c’è un’avventura non dichiarata, perchè vivere è molto più rischioso che una navigazione oceanica in solitaria.
    Ogni azione, infatti, ogni scelta, apre uno scenario di diverse e incalcolabili possibilità.
    Il libero arbitrio, appunto.
    Ciao
    anna

    5 st.

  3. Mi è sempre difficile rispondere ai commenti dei miei scritti, specie se sono positivi. Sono l’ultimo arrivato in questo mondo di parole e ancora devo ambientarmi, ma so che con il vostro sostegno il mio carattere introverso migliorerà.
    Grazie.
    p.s. In quanto velista il riferimento alla navigazione oceanica mi ha fatto sorridere. E’ un mio sogno da tempo.

    Ciao.
    Giorgio.

  4. Un racconto semplice, che narra la storia di tante persone anziane che vivono con pochi euro, facendo tanti sacrifici.
    Bravo! Un sereno 2010 e 5 stelle.

  5. Mi è piaciuta questa signora anziana, come se ne vedono tante, che camminano sole e dignitose per le loro incombenze quotidiane.
    Da giovani volevano una vita normale, un marito, figli, la casa, poi la vita le ha sbattute violentemente all’angolo, private dei propri cari, che a loro volta devono sopravvivere in questa assurda socieà e non hanno tempo per loro.
    Molto commovente, dignitosa, vera.
    Un argomento attuale e toccante, ignorato dai mass media.

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