Il trapano del dentista

Ore 15.45
Mi trovavo nella sala d’aspetto del dentista.
Ero venuto per accompagnare un mio amico che ora si trovava dentro dal dottore ed io aspettavo che terminasse.
Ogni anno nel periodo di Natale, il mio amico, si recava sempre dal dentista perché, come diceva lui, doveva avere i denti apposto per gustarsi tutte le delizie dei cenoni di Natale e Capodanno.
La sala d’aspetto era piccola e piena di gente; chissà forse tutti erano venuti per curarsi i denti al fine di mangiare tutte le leccornie delle festività, anche se qualcuno, che nell’attesa avevo sentito discutere, affermava che voleva denti bianchi e un sorriso perfetto per fare e ricevere gli auguri.
“Perché non te li lavi tutto l’anno” pensavo tra me e me “così risparmi i soldi per sbiancarli, previeni la carie, e c’è qualcuno in meno in questo stanzino a fare la sauna”.
Infatti faceva un caldo terribile, i riscaldamenti accesi e la gente affollata rendevano l’area rovente e irrespirabile.
Io ero adagiato su un seggiolino di plastica, poiché ero arrivato tra i primi e avevo trovato spazio per sedermi, stavo con le braccia piegate, le mie cosce erano a contatto con quelle dei miei vicini di sedia, talmente erano piccoli i posti a sedere, adeguati alla stanza, e con le gambe toccavo le persone che stavano in piedi; così era per tutti, talmente era piccola la saletta e per quanta gente c’era.
Ad un tratto sentii un ronzio strano alla mia destra, la vibrazione di un cellulare, e mi voltai verso il rumore.
Mentre vedevo il mio vicino di sedia vibrare come il suo telefonino, un fremito entrò nella mia coscia destra, attraversò il mio centro del mondo e passò alla coscia sinistra.
Improvvisamente mi trovai anch’io a vibrare e come i mattoncini che cadono uno dietro l’altro se messi in fila in quel famoso gioco per bambini, vibrarono tutti i presenti nella stanza.
“Chi è il prossimo” l’assistente del dottore era venuta a chiamare il nuovo paziente che doveva entrare dal dentista quando sbalordita dalla scena tornò subito indietro gridando: “Dottore, dottore, spenga subito il trapano che fa contatto nella sala d’aspetto”.

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