Sedici anni *

16 anni
e 90 frustate,
pena islamica giusta
per l’insolente ragazzina,
per la femmina ribelle,
per la delinquente puttana
che andò a scuola col telefonino a fotocamera,
disobbedendo agli ordini,
ribellandosi al sequestro,
tirando la tazza in testa
a chi dell’ordine era garante:
un’altra donna,
carceriera ossequiosa
di virtù femminili.

Sarà frustata
per 90 volte,
90 colpi,
davanti alle compagne,
esempio per tutte.
Perchè si deve obbedire.

90 frustate,
90 ferite sanguinanti,
90 brandelli di carne
strappati da una schiena maciullata.
90 cicatrici
che nessun maschio vorrà vedere
su quel giovane corpo di donna
nascosto da un manto nero.

Legge giusta,
pare,
di una società giusta,
pare,
che in nome di un Dio
uccide le sue figlie.

————-

* Sedicenne condannata a 90 frustate
(notizia apparsa su www.ilGiornale.it il 25 genn. 2010)
Arabia Saudita: Un anno fa la ragazza aggredì
la sua preside che le aveva sequestrato un telefonino con fotocamera.
Oltre alle frustate dovrà scontare due mesi di carcere.
Lo ha riportato il quotidiano locale Al Watan.
L’incidente è avvenuto l’anno scorso nella città orientale di Jubail,
sul Mar Rosso: l’adolescente aveva colpito la preside dopo che questa
le aveva sequestrato il telefonino dotato di macchina fotografica, il
cui uso non è consentito. La preside ha chiesto che la sentenza venga
eseguita all’interno della scuola per «educare» gli altri studenti.
Solo un’eventuale grazia concessa personalmente dal re Abdallah
potrebbe a questo punto impedire che la pesante sanzione venga
inflitta già nei prossimi giorni alla giovane studentessa.

17 pensieri su “Sedici anni *”

  1. Mi chiede spesso come faremo, come potremo trovare un punto d’incontro…, arriveremo mai? Anche dietro un lavoro faticoso e pieno di impegno.
    Il rispetto, l’educazione, l’incontro sul diverso, ha un concetto completamento diverso nel Mondo Occidentale; giusto? errato? Personalmente considero una grande fortuna essere nata nel Mondo Occidentale, l’ho ribadito molte volte, anche se il cammino è ancora lungo e non abbiamo certo raggiunto alcuna perfezione.
    Trovo però a s s u r d a una punizione simile, per tanti motivi: perchè la violenza porta solo ad alimentare violenza, perchè a 16 anni è una ragazzina, perchè trattasi, probabilmente di una reazione spontanea in un clima dove una Donna non é considerata niente e comunque, pur col dovuto rispetto al Mondo Orientale, la cosa peggiore, dannosa, su cui l’Uomo ancora non ha saputo, nonostante la sua Intelligenza, sviluppare ed usare bene, é la Comunicazione, il saper Dialogare ed arrivara al suo scopo, attraverso la Parola, unica via di studio e di insegnamento.
    Grande Arma la Penna, complimenti Anna per saperne fare buon uso, con educazione e tatto,
    riportare un evento fonte di ragionamento, almeno dove ci é permesso usarla.
    5st.
    Sandra

  2. Un testo che fa riflettere sulla condizione umana, su come la società non sia una, ma tante e anche assurdamente diverse. Sui valori dati a determinati aspetti della vita… compliementi per la tua riflessione.

  3. Purtroppo siamo prigionieri di culture, che fanno venire i brividi! Ed è una realtà di oggi che ci appartiene, anche se non abitiamo nello stesso paese, anche se siamo lontani siamo tutti esseri umani e la violenza va condannata in qualsiasi modo, non si può far finta di non vedere!

  4. Una poesia bella e deilcata!
    Personalmente credo che Nessun Dio vorrebbe tanta violenza e mi auguro che dall’alto riesca a farlo capire ai tanti uomini, che purtroppo non la pensano così.
    Grazie Anna per averci fatto riflettere con queste belle parole, naturalmente 5 stelle.

  5. Grazie per aver letto ed aver lasciato il vostro pensiero.
    Quando leggo di vicende come quella che mi ha suggerito questi versi, un turbine di idee mi assale e mi chiedo, per esempio, cosa sia il rispetto.
    Personalmente credo che non possa e non debba essere suggerito dal timore o dalla sudditanza:
    dove c’è sudditanza non c’è rispetto.
    C’è timore, paura, reverenza.
    Non c’è equità, reciprocità, fiducia, stima.
    Si può essere non belligeranti, pacifisti ad oltranza, unilaterali, ma non per questo anche dignitosi.
    Il coraggio è la capacità di alzarsi e dire ciò che si pensa, anche se dissonante con il pensiero omologato.
    Il coraggio è la capacità di alzarsi e difendere un’idea.
    Soprattutto quando per quell’idea milioni di persone prima di noi hanno sacrificato la vita e cioè il fatto che tutti gli esseri umani hanno uguale dignità. Si fa presto a difendere l’idea generica di “accetazione del diverso”, quando nella reatà si deve affrontare una diversità che deriva anche solo dalla appartenenza a sessi diversi.
    Non credo che le società dove uomini e donne (madri e figli, sorelle e fratelli, mariti e mogli) abbiano dignità differenti, possano definirsi giuste.
    Il cambiamento del Mondo e il suo miglioramento passa attraverso l’accettazione iniziale che maschi e femmine sono esseri fisicamente diversi e ugualmente degni di rispetto e portatori di doveri e diritti.
    Non è possibile battersi per difendere i panda o le farfalle e passeggiare con la frusta in mano sul proprio prossimo, maschio o femmina che sia.
    Il concetto di “prossimo tuo” non è affatto universale, eppure è un’idea che fa la differenza e anche l’idea di pena giusta non è universale. Il Beccaria fa la differenza.
    Un abbraccio
    anna

  6. Già, il Beccaria fa la differenza…
    La capacità, la volontà del cambiamento del Mondo è ancora meta lontana e non cammina affatto affiancata all’indignazione che per molti aspetti rimane ancora isolata e silenziosa, come d’altra parte, la riflessione stessa.
    Sandra

  7. Ciao Anna, il tuo testo è bellissimo. Io davanti a tanta crudeltà e cattiveria non trovo le parole: quindi ti faccio i complimenti, un saluto e 5 stelle Angela.

  8. Per Angela e Giuseppantonio:
    La crudeltà fa male e non ha mai alcuna giustificazione.
    Il cammino dell’umanità deve essere una crescita verso la civiltà dei sentimenti e dei rapporti interpersonali.
    Dal dolore e dalla violenza non nasce niente, solo altro dolore, altra violenza e sicura ribellione.
    Non so quanto sia lungo il cammino, certo non finirà mai, ma la distinzione fa la differenza.
    Credo che sia civiltà anche e soprattutto l’acquisizione interiore e la difesa dei valori raggiunti.
    Grazie.
    anna

  9. La civiltà passa attraverso la cultura, l’istruzione e il benessere. La nostra civiltà occidentale, bruciava le donne ribelli sui roghi, e lo faceva in nome di Dio, e fino a pochi anni fa era “tollerato” il delitto d’onore. Dovremmo consentire e promuovere la crescita sociale e culturale di tutte le società, ma spesso abbiamo altro da fare, combattere, per esempio….

  10. Per Germana:
    Hai ragione, la civiltà si connota attraverso molti aspetti.
    Io non cadrei, però, nel tranello del confronto di civiltà, così come non cadrei nell’eterno confronto e nella lunga sequela dei “mea culpa”.
    Ogni società è frutto del suo tempo, ogni civiltà genera qualcosa di suo che la caratterizza.
    Penso che la chiusura porti alla inevitabile decadenza, perchè non è perpetuando un modo che lo si possa rendere in eterno valido ed infallibile.
    La storia ha dimostrato che ogni popolo, ogni cultura, per cambiare deve maturare nuovi modelli.
    Credo, la storia lo insegna e su questo sì che si dovrebbe riflettere e tutte le donne dovrebbero farlo, spetta alle donne stesse il diritto-dovere di rivendicare dignità e cambiamento.
    Ciao
    anna

  11. E’ proprio il confronto di civiltà che va evitato, proprio perchè, sostanzialmente, almeno per quanto riguarda le donne, tutte le civiltà sono uguali, o quasi tutte.
    E’ solo questione di crescita, di cultura nel senso di crescita culturale; e la crescita è possibile se non c’è scontro, lasciando spazio al confronto, che non è scontro, ma scambio, lasciando spazio alla pace, nella quale sola possono affermarsi la crescita economica, il pensiero, la logica, la democrazia.

  12. Hai ragione Germana.
    Tutto può cominciare a cambiare se le donne cominceranno ad educarsi al proprio valore-donna e se le madri cominceranno ad insegnarne il rispetto ai propri figli, maschi o femmine che siano. Ciò sotto tutte le latitudini e rifuggendo da clichè di comunicazione che possono ricondurre il valore della donna a mero oggetto, più o meno ben confezionato, da consumare.
    Grazie per la tua attenzione e per le tue riflessioni.
    Ciao
    anna

  13. Ma credi che le donne in certi paesi abbiano la possibilità di educarsi al loro “valore donna”?
    Non è responsabilità delle donne, certamente, se sono da sempre considerate oggetti. In certe società solo l’impossibilità di studiare basta a renderle, di fatto, succubi.
    Le donne che, nella nostra società, accettano invece di essere mercificate (a volte addirittura pensando che sia una scelta loro), lo fanno perchè pensano di non avere alternativa, perchè tutta la società le spinge a pensare così. Sono davvero poche le voci contrarie e appena si alzano vengono tacciate di “vetero femminismo”, o di mancanza di senso dell’umorismo quando si indignano di fronte ad offese che qualcuno vorrebbe far passare per “battute”.
    Certo le donne devono svegliarsi qui, perchè hanno la possibilità di farlo e tutto il mondo deve dare a tutte le altre società, la possibilità di crescere, uomini e donne, per un futuro migliore.

  14. Cara Germana,
    mi sono chiesta a lungo se fosse il caso di pubblicare questi miei versi o tenerli nascosti in un cassetto o anche relegarli tra le pagine di un libro da pubblicare in futuro con tutte quelle riflessioni personali che le vicende umane mi suggeriscono e che vanno a toccare i nervi scoperti di quella sensibilità che ognuno/a di noi cerca di custodire per sè evitando di mostrare il fianco alle “critiche” come se fossimo condannabili per debolezze nostre, che nostre non sono.
    Molti anni intercorrono tra noi, io e te intendo, e inevitabilmente è diverso il nostro modo di esprimere sentimenti, esperienze, indignazioni, perchè il tempo che ci ha visto nascere è diverso.
    Donne giovani come te vivono e danno per scontati “diritti” che donne come me e molto più anziane di me hanno percepito come sacrosanti e irrinunciabili, protestando nei modi e nelle forme che la differente personalità concede.
    E questo nella nostra società.
    E’ più che ovvio che in società in cui gli esseri umani – maschi o femmine che siano – non hanno valore, o in cui l’importanza del vivere spesso è ridotta alla sopravvivenza, parlare di valore della persona – uomo o donna che sia – è un pleonasmo.
    Nelle società a cui tu probabilmente pensi e di cui noi ora non parliamo per educazione, rispetto della forma e “pudicizia” – parola questa obsoleta, ma che intende tutto per chi vuol intenderlo – disquisire sull’idea del “valore donna” è come parlare di barzellette, visto che è più facile parlare di capacità riproduttive che di abilità speculative.
    Ma come tu avrai ben studiato ai tempi della scuola superiore – e mi perdonerai questa mia piccola saccenza – le rivoluzioni non si esportano.
    Ecco perchè parlo di “educazione” al valore donna.
    Non mancano, infatti, anche in queste realtà lontane dal mondo in cui io, tu e le nostre donne viviamo e diamo per scontato tutto ciò che, invece, è frutto di un cammino lentissimo e faticoso, donne, altre pochissime donne, che vivono e che ben conoscono diversi modi di esistere.
    “Quelle” donne devono farsi promotrici del cambiamento all’interno delle loro società, perchè ogni cambiamento non può essere imposto, ma deve essere ritenuto necessario perchè abbia senso e possibilità di realizzazione.
    Io resto perplessa quando – anche nel nostro mondo – della donna si vede solo la fisicità o quando nelle donne- soprattutto nel nostro mondo – prevale solo il sentimento, il trasporto. Percepisco questa faccenda come un enorme mutilazione della femminilità stessa.
    Ecco perché, se proprio vuoi saperlo, ritengo molto stupido accettare nelle nostra società costumi, usanze e modi di vita, applicati alla condizione femminile, che sono ritenuti tradizionali nelle società tribali originarie per donne che nascono, studiano e si pensa vivranno nelle nostre società.
    Le donne dovrebbero promuovere le altre donne, non accettare supine consuetudini che dalle nostre parti non ci sono mai state.
    E’ il caso che “tra donne” ci si ricordi che per arrivare al voto, qui da noi, in Italia, noi donne abbiamo dovuto aspettare che finisse la seconda guerra mondiale.
    Perchè accettare consuetudini di nazioni in cui le donne non possono non dico guidare l’automobile, ma neanche camminare per la strada da sole?
    Anche le “nostre” donne, qui da noi, dovrebbero cominciare ad aprire gli occhi cooptando ai diritti, non omologando finti doveri.
    Forse a scuola, alle loro “insegnanti donne” tocca un bel compito, perchè nelle famiglie dovrebbe essere scontato.
    Ciao.
    anna

  15. Cara Anna,
    che brutto scriversi soltanto e non potersi parlare! Io sono non 10, ma mille volte d’accordo con te, anche perchè non sono mica tanto giovane, ho 48 anni!
    Quello che dici è in fondo quello che volevo dire io, credo solo che sia mostruosamente difficile farlo per le poche donne che desiderano lottare, in quei paesi. Per questo credo che il mondo dovrebbe dare una mano, promuovendo la crescita in quei paesi. Solo questo.
    Per quanto riguarda “noi”, l’ho detto, e mi sembra che anche qui siamo d’accordo: dovremmo sempre stare all’erta e darci da fare, ma è più facile adeguarsi all’immagine che gli altri vogliono darci, è più facile conformarsi, come è sempre stato. Ognuna di noi dovrebbe comunque fare quello che può, cominciando, come hai detto benissimo tu, dall’educazione dei figli e dal rapporto con gli uomini nella vita di tutti i giorni.
    A presto

  16. Fanno riflettere molto, queste poche righe che però ti fanno accorgere la triste vita che è nei paesi sottosviluppati….
    Mi spiace molto che questo possa ancora accadere

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