Argilla

Era già pomeriggio inoltrato, e la sua inquietudine cresceva.
Pensava e ripensava in continuazione a quanto era accaduto e a come avrebbe potuto prevederlo e nel caso, a come evitarlo.
Niente! Si rese conto che non avrebbe potuto fare assolutamente nulla.
Era una cosa che sarebbe comunque andata da sé, indipendente al suo volere,  slegata dalla sua intuizione di cui andava tanto fiero.
Continuava a chiedersi se fosse stato a causa di un qualche suo comportamento che l’aveva irritata e di cui lui non si era reso conto, una scortesia o un gesto, una mancanza di attenzioni che aveva portato alla catastrofe del suo abbandono.
Si, non aveva più dubbi! Lei era andata via.
Semplicemente senza una parola.
Lo aveva guardato forse con più intensità, fermandosi un attimo sulla porta, come del resto faceva sempre ogni mattina prima di uscire, aveva forse trattenuto una spiegazione impulsiva a fior di labbra, pensando che tanto non avrebbe capito, aveva sorriso, di questo  era certo, aveva visto il suo sorriso ma non sapeva decidere se fosse stato un sorriso ironicamente rassegnato al “tanto non capirebbe”, o se invece fosse stato un sorriso normale di quelli che lei dispensava in continuazione come ad affermare che qualsiasi cosa succedesse solo lei aveva capito tutto e che nulla avrebbe potuto turbare questa consapevolezza.
Mario  si rendeva conto di  non poterli distinguere così a freddo, sfruttando il solo ricordo di quell’attimo non poteva avere la certezza che si fosse trattato dell’uno o dell’altro.
Raramente l’aveva vista sorridere riconoscendovi serenità o felicità. Raramente forse era stata felice, e quel momento era così particolare  perché tutto in lei si illuminava: per primi i suoi occhi si aprivano allo scintillio mentre la bocca si allargava e gli tirava in su gli zigomi, i suoi denti splendevano e questa luce si espandeva sul volto incorniciandone  anche i capelli. E poi con questa luce si muoveva leggera come sospesa a qualche centimetro da terra e dove passava lasciava come una scia sfavillante.
Era una cosa strana, ma la sua rara felicità si notava per questo, perché tutto intorno a lei era avvolto da questa sua luce.
Chi la conosceva notava di più il contrasto che esisteva con il suo contrario ovvero i momenti di tristezza o di nostalgia perché erano proprio l’esatto opposto: cupi e curvi erano quei momenti ed erano di certo di gran lunga più numerosi degli altri.
Nei momenti tristi lei si allontanava dal mondo ma anche se non la vedevi  ne potevi sentire il dolore diffondersi intorno.
Con lui però era sempre stata buona e gli aveva insegnato un sacco di cose.
Chiara era una donna curiosa, e  nella vita aveva imparato a fare di tutto: sapeva intrecciare un cesto di giunco, sapeva dove trovare l’argilla migliore per modellare i vasi  che poi cuoceva in grandi fuochi a cielo aperto o sotto la brace del camino in inverno mentre aspettava che passasse la sera, coltivava il suo orto e i suoi gerani erano i più belli del vicinato, e nelle sere d’estate potevi sorprenderla sul prato con lo sguardo rivolto verso il cielo a seguirne le stelle che conosceva per nome.
Si sedette disperato al tavolo della cucina,  la testa curva tra le mani chiuse a pugno.

In tutti questi piccoli ricordi sentiva la mancanza di quella donna semplice che lo aveva accompagnato nella vita sin da quando i suoi erano morti. E adesso anche lei …. un lamento soffocato in gola “Dove sei?… Dove?”
Nella sua mente turbinavano ricordi ed emozioni e non si accorse della porta che si apriva alle sue spalle, notò soltanto una luce intensa che splendeva oltre le sue palpebre chiuse.
Si scosse spaventato sentendo un tocco sulla spalla, si voltò incontrando uno dei suoi rari sorrisi “Mi spiace, ho fatto tardi, ma finalmente ho trovato quell’argilla. Ma cosa fai qui al buio?”
“Niente! Pensavo e il tempo è passato.” Lei si era già voltata e riponeva tranquilla il suo tesoro nel sacchetto, avvolgendolo con cura in modo che non si asciugasse.
Mario si rese conto di quanto fosse stato sciocco ad avere tutti quei brutti pensieri, e con sollievo provò ad abbracciarla “Mi sei mancata tanto, nonna Chiara”, disse  posando la testa sul suo grembo.
Gentilmente lei gli prese il mento e chinò la testa per incontrare il suo sguardo. Lo guardò dritto negli occhi come a leggergli nell’animo.
“Pensavi forse che non sarei tornata? Sappi che questo potrebbe succedere un giorno… Se per esempio quel lupo che ho sentito ululare mi attaccasse, o se cadessi  in una buca, o  scivolassi nel dirupo, ma solo in quel caso non tornerei da te, e anche dentro una buca, non mi preoccuperei perché sono certa che verresti a cercarmi. Non è vero?”
Rispose sincero al suo sguardo con un “Si” appena sussurrato, e capì che d’ora in avanti non avrebbe più avuto paura.

7 pensieri su “Argilla”

  1. Una sfaccettatura dell’amore.
    Un aspetto dell’angoscia e dell’ansia dovuta alla mancanza.
    Ho letto il racconto con interesse fino alla fine.
    Avrei aggiunto qualche virgola qua e là.
    anna

  2. Sì, come ha scritto Anna, una sfaccettatura dell’amore, una delle sue mille sfaccettature.
    Basta veramente poco per rendere l’uomo “nobile”.
    Un saluto.
    sandra

  3. Una piccola meraviglia.
    Grazie Luxia, il tuo racconto arriva dritto al cuore, e ci rammenta il vero significato della “fiducia”.
    Tanta roba.

  4. A jim71
    La piccola meraviglia per me è il tuo grazioso commento inaspettato.
    Ciao Luxia

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