Tu cosa mangi di verdura?
germana Marzo 7th, 2010
Le quattro di mattina. Ancora sveglia. Anche oggi.
Lei dorme invece, ci mancherebbe, dorme così bene che non riesco nemmeno a sentire il suo respiro; allora, come quando aveva pochi giorni, o pochi mesi, avvicino il viso alla sua bocca per riceverne il calore.
Si muove appena e sposta una mano fino a toccarmi: anche lei ha bisogno di rassicurazioni.
La sveglia suonerà alle 9.
Sono solo le 8 e 40 e comincia a muoversi, allungando un piede per cercarmi e aprendo mezzo occhio per vedere se dormo. Faccio già una faccia buffa, pronta a giocare, e mi abbraccia ancora addormentata.
“È già ora di alzarsi mamma?”
“No, è prestissimo, dormiamo”
“Non ho più sonno. Ti ricordi quando facevamo la ginnastica dell’amore?”
“Sì certo, ma non vorrai mica farla adesso eh?”
“Com’era mamma? Abbraccioni o botte da orbi?”
E mi si arrotola addosso tirando capelli e seminando lividi.
“Ma come fai a essere già così sveglia? Dormivi sei secondi fa…”
“Uffa mamma, sei tu che sei una polenta e dormi ancora”
Un marito in pigiama si affaccia alla porta della camera.
“Siete sveglie?”
“No babbo, stiamo ancora dormendo, non cominciare a rompere!”
“Federica, sono le nove passate, alzati e sbrigati che è ora”
“Dai amore, il babbo ha ragione: se vuoi andare a messa devi prepararti. Alziamoci. Ti prendo il golfino.”
Ci alziamo, vado in cucina a preparare la colazione. Lei mi raggiunge subito, dopo la pipì, tanto il latte fa presto a scaldarsi, e attacca col racconto dei sogni appena fatti: c’era la vecchia scuola, e c’era anche la nonna, che le manca tanto.
“Poi all’improvviso mi trovavo nell’aula di studio, ma ero sola…”
Mio marito entra in cucina:
“Per pranzo c’è quel pesce che ho comprato, tu cosa mangi di verdura?”
“Non so, vedremo dopo, quel che c’è… Dicevi amore, eri sola?”
“Sì, e avevo un po’ paura: non avevo l’orologio e non sapevo se era troppo presto o troppo tardi…”
“Ci sono le verdure alla griglia da finire, oppure gli zucchini. Tu Federica cosa vuoi?”
“Zucchini babbo… poi non mi ricordo più, forse mi sono svegliata”
“Sbrigati accidenti! Possibile che tu non riesca a stare zitta un attimo? Taci e fai colazione! Che sennò facciamo tardi!”
“Sììììì uffa, che rompi!!!! Adesso arrivo.”
Mio marito è preoccupato: “Ma perché non vuole andare in vacanza con la scuola?”
“Sì, dispiace anche a me, sarebbe una cosa bella, ma se non ci va volentieri non voglio forzarla. Proverò a convincerla, nel caso vadano le sue amiche”
“B è sai, se dobbiamo sentire lei per decidere…”
“E chi dovremmo sentire? È lei che ci deve andare!”
“Ma ha bisogno di crescere ed essere autonoma…”
“Senti, non mi sembra tu l’abbia spinta molto per l’autonomia finora… Tutte le volte che lavoro per farla andare da sola da qualche parte, arrivi tu e la accompagni…”
“Sì, lo so, però adesso…”
“Adesso cosa? Pretendi che vada in un ambiente dove evidentemente non si sente a suo agio, per dieci giorni, senza averla mai lasciata andare da sola nemmeno in cortile? Se le lasciassi un po’ di autonomia nella vita quotidiana sarebbe meglio!”
“Con te non si può parlare. Ti incazzi subito…”
“Ma come faccio a non incazzarmi. Non la lasci nemmeno vestire come le pare, le controlli lo zaino, le fai il riepilogo dei doveri e poi ti stupisci che non sia indipendente?”
“Eccomi sono pronta!”
“Ciao amore, ci vediamo dopo”
La porta si chiude. Mi faccio una doccia, arieggio le stanze, faccio un bucato, bianco, i colorati li ho fatti ieri. Richiudo le finestre e rassetto i letti. Raccolgo i colorati di ieri, li piego, ripongo alcuni nei cassetti, appendo altri nell’armadio, lancio gli altri su quel ripiano dell’armadio dove stanno i panni da stirare, troppo in alto accidenti.
Che ore sono? Le 11 meno un quarto, sì, riesco a fare una telefonata in santa pace e già l’auto è nel cortile.
“Mamma, chiamo la Luci allora?”
“Va bene. Ho controllato, il film inizia alle 4″
Mio marito è già in cucina:
“Allora abbiamo detto zucchini, vero?”
“Sì certo”
“Hai lavato un po’ di fazzoletti?”
“Li ho lavati tutti non preoccuparti”
“Mamma, la mamma della Luci ti vuole!”
“Ciao Silvia! Allora andiamo?… Ma certo passo io dopo pranzo a prendere i biglietti… ok, là davanti alle 4 meno un quarto. Ciao a dopo”.
Il pranzo è veloce, mia suocera biascica, ma è già una fortuna che oggi non ci sia il brodo.
“Mi metto la maxi maglia viola?”
“Ti metti quello che vuoi”
“Ciao”
“A che ora tornate?”
“Quando finisce il film”
Il petto mi si apre insieme alla porta e tutto si fa più leggero.
Era carino il film, d’avventura, è finito presto, facciamo un giro e tante chiacchiere.
Le bimbe già con i loro segreti e Silvia ancora con i suoi; ha voglia di raccontarmeli, ha voglia di sentirsi dire che “sì, certo che ti devi buttare, te lo meriti dopo quasi dieci anni di castità sentimentale”.
L’aria si è fatta d’improvviso calda, liquida, vagamente maleodorante.
“Ehi sono quasi le otto! Stavo per telefonare.”
“Eccoci qui invece”
Così può finalmente organizzare la cena.
“Pizza?”
“Ok pizza”
La pizza è una trovata geniale: in un quarto d’ora la cena è finita, sono quasi le 9, domani è Lunedì e si va a letto presto, ognuno nel suo questa volta.
“Dormi polpetta. Domani arrivo presto a svegliarti, lo sai”
“‘Notte mamma. Mi chiami il babbo?”
Mentre si salutano comincio i preparativi per la mia notte: creme, gocce, abiti per domani.
“Buona notte”
“Buona notte”
C’è appena il tempo per scivolare col pensiero e con i sensi accanto a un amore troppo lontano, poi il sonno mi prende, ma è un amante frettoloso e non tarda ad abbandonarmi; le 3 stanotte.
Cerca di non pensare, di non sognare, di non immaginare, di non ricordare, allora forse tornerà.
Le sei e venti.
Il ronzìo della radio sveglia è implacabile.
Preparo la colazione mentre Robi imbottisce con attenzione il mezzo panino per la piccola, sempre con gli stessi gesti, sempre con gli stessi ingredienti.
L’ho già chiamata, ancora con gli occhi chiusi ha intinto la torta nel latte e si è trascinata in bagno.
“Robi, è diventata la moda della nuova stagione la tv accesa pure di mattina?”
“Perchè? La accendo per regolare l’orologio”
“E ti ci vogliono venti minuti per capire che ore sono?”
“Ma dai, sento il tg!”
“Parlavano di balletto e tu eri in camera, non vorrai dirmi che la ascoltavi…?”
“Ma devi rompere i coglioni alle sette di mattina?”
“È la tua stramaledetta tv che rompe i coglioni a me! Vorrei che mia figlia si salvasse dall’adorazione del dio televisore sempre acceso e non importa che trasmissione sia!”
“Piantatela che sono pronta e dobbiamo andare”
“Sì amore, ora metto le scarpe”
L’ho salutata nel cortile della scuola, curva sotto lo zaino e concentratissima sugli impegni della giornata.
E la testa non si ferma. Un giorno troverò il modo di cambiare tutto.
Ho reinventato la mia vita mille volte, ce la farò ad uscire anche da questa gabbia, da questa oscurità che mi sta accecando, io cieca, io, che ho sempre visto i colori anche dove non c’erano, la luce anche se era un fiammifero, la poesia anche se era un verso sghembo, perché ero sicura che io avrei trovato i pennelli, avrei fregato fino a fare di una scintilla un fuoco d’artificio e avrei scritto e pensato fino a raddrizzare la balbuzie più ostinata.
Non sarà facile, ci vorranno tempo e lacrime, che non siano troppe le sue!
È solo questione di tempo, troverò il momento adatto, oppure scoppierò, in una circostanza qualsiasi, per nessun motivo, o per un motivo ordinario come tutta la mia vita e mi tirerò fuori, e mi riprenderò la mia vita vera e ne darò una nuova anche a lei. Anzi, gliela daremo tutti e due, perché sarà più serena alla fine, potrà amare suo padre senza l’ombra pesante di chi si pone sempre in mezzo, a giudicare, a smorzare, a guidare, a soffrire.
Potremo fare cose bellissime noi due, viaggi, spettacoli, potremo cucinare piatti pesantissimi, grassissimi, molto fritti e prendere l’aereo e fare il bagno in acque limpide, in Sicilia, in Sardegna.
E potrò provare a rincorrere il mio amore, ovunque sia, in auto, in treno, potrò andare a mille concerti, correre da mille amici a consolarli, o a strapazzarli, o a ridere con loro, potrò vedere mille luoghi nuovi, ritornare nei pochi luoghi antichi e pieni di memorie, senza nessuno che mi dica che non posso, che ho una famiglia, che mi metto in pericolo, che è passata l’età per certe cose.
È già ora di andare a letto.
“Federica sei pronta?”
“Mamma, posso dormire con te stanotte?”
“Ancora piccola? Come mai?”
“Così… dai dai, il babbo ha detto di sì”
“Ok, prendi il cuscino e fai il cambio”
“Domani cosa vuoi di verdura?”
“Non lo so, è lo stesso”
Dorme già, non si riesce nemmeno a sentire il respiro, ma se mi avvicino posso percepire il soffio caldo e leggero che esce dal naso.
Le quattro di mattina. Ancora sveglia. Anche oggi.

(9 voti, media: 4.44 su 5)
Bello e ha un buon ritmo che trasmette bene l’idea dell’affanno giornaliero di una madre, forse troppo protettiva.
5st
Si mangia il Mondo tutti i giorni per rincorrere quel quotidiano che a volte neppure ci piace, eppure è la nostra vita; la possiamo migliorare certo, purchè si possieda la capacità di saper valutare il meglio per noi.
Una buona scrittura.
Ciao.
Sandra
Mi piace il ritmo di questo racconto e la sua disperazione.
Coinvolge fino alla fine nella ricerca ansiosa di sapere, di trovare l’inizio, di capire quando lo specchio si è incrinato e l’immagine riflessa non corrisponde più all’originale.
Una donna e il suo dilemma: accettare una vita, pur voluta e programmata, ma che non corrisponde più alle attese, o rincorrere la serenità, il sogno, il sonno.
Molte donne ci si ritroveranno, perchè mai come in questi nostri giorni tante promesse, tante aspettative e tante delusioni attraversano le notti insonni di molte di noi.
Ciao
anna
5 st.
Grazie. So che non c’è una storia e si tratta più di una pagina di diario che di un racconto, ma mi fa piacere vi abbia in qualche modo interessato.
G
Ciao… l’ho letto tutto d’un fiato, mi ci sono ritrovata in pieno, hai descritto una quotidianità che vivo e gli stessi pensieri che a volte mi attraversano la mente… Complimenti!!!