La stanza dell’occhio

L’enorme occhio continuava a scrutarlo, sbattendo la palpebra a intervalli regolari.
La stanza, dai muri bianchi, era completamente vuota, priva di qualsiasi porta o finestra. Solo quell’imbarazzante e indiscreto osservatore sporgeva da una delle pareti.
Il soffitto era di un colore blu scuro, e sembrava ospitare la sorgente dalla quale proveniva la tiepida illuminazione della stanza.
Gregor non riusciva a scrollarsi di dosso l’ansia provocata dalla sua situazione.
Iniziava a meditare propositi violenti contro quel maledetto impiccione: colpirlo con raffiche di pugni fino a costringerlo a chiudere la palpebra.
Sino ad ora non aveva escogitato altre soluzioni efficaci per far cessare quell’angosciante osservazione.
Si era trattenuto dal passare all’azione per il momento. Prima voleva valutare attentamente le possibili reazioni che poteva intraprendere quello che ormai considerava il suo nemico.
Ma le conclusioni alle quali era arrivato, almeno una decina di volte, erano sempre le stesse.
La stanza non aveva accessi, almeno visibili, quindi nessuno avrebbe potuto intervenire in difesa del maledetto occhio. Quest’ultimo poi non poteva certo afferrarlo o cercare di sopraffarlo…
Dopo aver confermato a se stesso ancora una volta le medesime conclusioni, Gregor si decise ad attaccare.
Si appoggiò alla parete opposta rispetto a quella che ospitava l’occhio, sempre osservato dal suo obiettivo.
Prese lo slancio e con foga raggiunse il suo bersaglio, iniziando a colpirlo con calci e pugni.
Non prestò particolare attenzione alla coordinazione con la quale lasciava partire i colpi, pensò semplicemente a sfogare tutta la rabbia e l’angoscia che aveva accumulato da quando si trovava nella stanza.
Quando iniziò a sentire fitte sempre più dolorose a braccia e gambe si allontanò dalla parete, rimase ad osservare per qualche istante la sua vittima , poi si inginocchiò esausto sul pavimento.
Erano trascorsi pochi secondi quando l’uomo sollevò lo sguardo verso l’occhio, e quello che vide lo lasciò esterrefatto: lente e ripugnanti lacrime iniziarono a infrangersi con rumore sordo sul pavimento.
Quando Gregor ragionava sulle possibili reazioni del suo avversario, aveva tralasciato la più semplice e banale.
Si diede dello stupido per qualche istante, poi la rabbia prese il sopravvento: iniziò a inveire inutilmente contro l’occhio, mentre il liquido iniziava a riempire quasi un terzo della stanza.
Faticava sempre più a tenersi a galla, si sentiva esausto, ma soprattutto si sentiva sconfitto da un enorme organo visivo che non aveva trovato niente di meglio da fare che comportarsi come uno stupido bambino.

3 pensieri su “La stanza dell’occhio”

  1. Mi piacciono i racconti surreali e come giustamente ha scritto Giorgio, con l’anima é inutile fare a pugni, se vogliamo andarci d’accordo ci conviene il colloquio.
    Ciao e 5st.
    Sandra

  2. La verità ci angoscia attraverso il sogno, e vogliamo a tutti i costi allontanarla da noi, colpendola, con immane violenza. Ma rimane ugualmente a galla, nell’umore altalenante dei nostri giorni.

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