L’invidia del sonno

Ore 01.00 am, mi corico a letto.
Prendo posto di fianco alla mia letargica compagna.
Una luce al tungsteno, da 20W, illumina parole vecchie cent’anni,
le leggo con astigmatica difficoltà, poi l’occhio tratta la resa.
Supino fisso il buio, mi sento come sospeso,
i confini della stanza intenti a smaterializzarsi.
Presagi di scadenze mi inquietano.
Mi giro verso di lei, le invidio il sonno.
Siamo due segmenti orizzontali, paralleli.
Non più curve che si intersecano.
Il punto di raccordo tra noi sta cedendo.
Vorrei essergli sopra, guardargli gli occhi, ma un muro di tenebre lo impedisce.
La cerco con la mano, controllo sia ancora lì, vorrei destarla.
Ho sete, fame, vorrei correre per le strade buie di questa città assonnata,
ma rifuggo ogni idea di verticalità, resto dov’ero.
Provo a iniettarmi una ninnananna di chitarra e basso direttamente nel cervello, via cuffie.
Mescolo il minestrone dei miei pensieri e ne assaggio qualcuno, ancora crudi. Lascio bollire.
Finisco a scrivere 19 righe su questa notte insonne.
Ore 06.00 am, suona la sveglia.

 

2 pensieri su “L’invidia del sonno”

  1. E’ capitato anche a me, quando succedeva, aprivo l’asse da stiro e stiravo, oppure riempivo la vasca e cercavo di addormentarmi o di allegerirmi le idee. Pensa a qualcosa di molto piacevole…

  2. Caro Carlo, è un fenomeno purtroppo normale, fa parte della routine quotidiana e ti posso assicurare che è diffusissimo.
    Vivere con una persona per tanti anni porta alla totale mancanza di emozioni, a meno che riesci a trovare una persona con la quale leggere il libro della vita.
    Un libro sempre pronto per poterlo variare in continuazione, come del resto siamo noi , esseri viventi che mutiamo con il tempo.
    La stessa minestra rompe… se non si condividono i colori ed i profumi della vita.
    Un abbraccio da una donna sola, ma libera di ascoltare la musica, di correre a piedi nudi e di volare. Ciao

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