Memorie di un’insonne

Notte. Scura e selvaggia, dedicata al riposo, fin dalla nascita del mondo è stata fonte di terrore per l’umanità ma anche, come spesso accade, fonte incredibile di attrazione. Perché si sa, il giorno la vita scorre regolare e liscia, ma la notte spesso la parte dionisiaca che è in noi, per dirla alla Nietzsche, dà il meglio di sé. Eppure qualche rara volta la notte non porta solo sballo o follie, la notte può essere utile anche per riflettere. Riflettere su come cavarsela dai soliti guai della vita, ovvero dove trovare i soldi per fare questo e quello, come risolvere magari irte questioni di cuore o di famiglia, pensieri che sempre più violentemente ci strappano alle braccia di Morfeo, e che ci costringono a passeggiate in terrazza a orari impossibili, magari alle volte non da soli, ma contornati nel vicinato da persone con problemi diversi ma situazione speculare.
Bene, durante una di queste notti insonni, dispersa tra quartieri gremiti, tra giungle di cemento che hanno trasformato il verde dei prati in qualcosa di ideale e lontanissimo, pensava affacciata sul balcone Soleira. Pensava che fino a qualche anno fa una casa vera e propria non l’aveva mai avuta, che fino a poco tempo prima la notte aveva sempre dovuto arrangiarsi nella sua baracca, che là da dove veniva lei la notte non era animata da qualche sparuto vagito di neonato e dal modesto traffico della zona dove viveva ora, ma la notte era infiammata dagli spari e dalle grida, e l’oscurità delle tenebre bastava a volte a stento a coprire il sangue che veniva versato nelle stradacce sudice della favela. Certo, rifletteva che oramai quel mondo con il quale aveva lottato assiduamente non era che un ricordo da accantonare nella memoria e sommergere sotto una montagna di nuove esperienze. Negli ultimi anni le cose erano cambiate di netto, non c’è che dire. Aveva cambiato paese, continente, modo di vita, routine, diciamo che della vecchia lei non era rimasto che lo sguardo profondo, quello che sovente si trova nelle persone che sanno cosa vuol dire la vita dura, spietata, quella della nuda e cruda lotta per la sopravvivenza. Aveva lasciato la sua terra, un paradiso naturale di rara bellezza ma martoriata e insanguinata dall’uomo, per tentare di svoltare, una sorta di american dream, solo al rovescio, perché lei veniva dall’America, ma l’America di cui non si sente parlare tutti i giorni per l’opulenza o il progresso, ma quella verace e caliente, quella America latina che ha nel paese natale di Soleira, il Brasile, la summa di tutte le contraddizioni che la attanagliano. E così, come spesso accade in questo controesodo del XXI secolo, aveva scelto la via del ritorno verso l’Europa, e dell’ Europa aveva scelto l’Italia.
In un attimo nella sua mente si materializzano tutti i momenti topici della sua vita dall’arrivo in poi. Eccola che si rivede appena scesa dall’aereo, eccola  al colmo della gioia quando dopo poco, grazie anche a madre natura che le ha donato una bellezza non comune si vede assoldata per il lavoro da modella, che le consentirà di vivere alla maniera che aveva sempre sognato. E in un climax ascendente di buone notizie, oltre all’aver raggiunto una vita agiata e un lavoro che le piaceva, aveva anche in cuor suo trovato il suo primo, vero ed autentico amore. Lui, Dante, che portava il nome del sommo poeta, l’aveva in poco tempo letteralmente ubriacata di belle parole, tanto che lei si era invaghita di lui a tal punto da desiderare oramai solo una vita tranquilla come una normalissima famiglia, che come desiderio per noi sembrerà banale, ma che in molte parti del mondo è qualcosa di inestimabile.
Ecco però che nel rivivere questi momenti d’un tratto gli occhi si fanno lucidi e gonfi, che il cuore comincia a battere più forte ma soprattutto il sangue caliente che le scorre nelle vene comincia a ribollire, perché  purtroppo la fortuna è cieca e qualche volta le sue virate improvvise fanno sì che anche il più dolce e incantevole dei sogni possa trasformarsi in un incubo. Infatti la rapida successione di disgrazie che si scagliò su Soleira partì dalla notizia che spesso si ritiene essere la più bella nella vita di una donna: quella di portare in grembo una nuova vita.  Fu quello infatti per lei l’inizio della fine. Il tanto amato Dante, l’uomo che con le parole l’aveva incantata, con parole molto più taglienti e affilate le straziò il cuore e scomparve per sempre dalla sua vita: il lavoro che tanto le aveva dato soddisfazioni invece di comprenderla la gettò in un angolo, al pari di un vestito difettoso o mal cucito, di quelli che spesso aveva visto essere gettati quasi senza motivo, per puro vezzo dello stilista. E così si ritrovava sola, senza un lavoro e soprattutto con una nuova vita a cui dover provvedere. E così per questa novella Anna Karenina le cose non andarono bene, ma lei era diversa, non cedette nemmeno un istante, nella sua vita ne aveva viste troppe per permettersi il lusso di essere debole, come testimoniava il suo splendido tatuaggio, una carpa Koi sul fianco destro. Infatti nella mitologia giapponese le carpe koi sono gli animali più coraggiosi e fieri, in quanto risalgono le correnti e anche se vengono pescate e messe sul banco per essere macellate non si dimenano, ma guardano fisso negli occhi il loro giustiziere.

Ma le possibilità di lavoro in Italia non sono quelle che si era immaginata, e anzi col passare del tempo si rese conto di quanto fosse stata fortunata, di quanto avesse vissuto inizialmente più un sogno che non una vita reale. L’unico barlume di speranza ad un certo punto fu il dolce sorriso di Magda, sua figlia, che arrivò proprio nel momento più buio dell’esistenza di Soleira. Purtroppo però la splendida ragazza si ritrovò al punto di partenza, ovvero a dover ricorrere al suo corpo perfetto, che la maternità non aveva minimamente provato, per procacciare cibo non più per una, ma per due bocche. E anche se quello che era costretta a fare la ripugnava, bastava anche un solo sguardo felice dell’unica cosa importante della sua vita a dargli la forza di non mollare.

Anche se, benché sia stata  svezzata crudelmente dalla vita a suon di colpi bassi, non ha mai abbandonato l’idea che un giorno tutto sarà diverso, che un giorno lei e sua figlia potranno davvero vivere una vita “normale”, la classica vita in stile famiglia del mulino bianco, ma purtroppo non le è dato sapere quando, e soprattutto se, quel giorno arriverà.

Ma ecco che suonano alla porta, e di sicuro è qualcuno che la cerca per trascorrere del tempo con lei, ma senza il benché minimo desiderio di conoscere la sua storia, che pure trapelerebbe dai suoi occhi, se solo anche questi non venissero sacrificati a favore del suo corpo dalla sfrenata libido dei suoi “consumatori”.

2 pensieri su “Memorie di un’insonne”

  1. Un racconto crudo e verietiero per molti, purtroppo.
    Incredibile quanto l’essere umano riesca a fare dei danni giganteschi, dal falso amore, al possesso, alla voglia di dominare.
    Non conoscevo la carpa koi, ma conosco la forza di chi non sa mollare.
    Mi è piaciuto.
    5st. Ciao.
    Sandra

  2. Molti i temi al fuoco.
    Da “scrittore” avrei tentato una soluzione diversa alla storia rispetto alla prostituzione “giustificata”, perchè non vi è in essa alcuna giustificazione e la prima parte della vicenda non la giustifica.
    Mi sarebbe piaciuto un colpo d’ala, che ne so, un nuovo amore, una comunità d’aiuto, la vittoria al superenalotto, ma io sono un’inguaribile ottimista e questo mi dà una visione differente della vita, anche nella disperazione (esistono sempre molti altri lavori onorati e onorevoli, evitiamo di pompare lo stuolo di chi pensa che si possa fare il/la mantenuto/a a vita. Nella vicenda la protagonista che viene dalla favela, sbarca dall’aereo per fare la modella: forse che tutte le brasiliane/sudamericane/straniere in Italia e nel mondo o sono modelle o sono p…?).
    “Darle la forza di non mollare” , anche per i pronomi personali penso in modo diverso.
    Ho riletto anche l’altro racconto che hai pubblicato su questo sito, vedo che tratti temi difficili. Penso, però, che lo squallore della vita e dell’anima necessitino di una grande abilità narrativa.
    E, ovviamente, questo mio commento non è, e non vuol in alcun modo essere una scorciatoia moralista, solo un incoraggiamento e uno stimolo a riflettere molto su ciò di cui ci si cimenta a scrivere anche per poter costruire un saldo intreccio argomentativo.
    Mi è piaciuto l’accenno alle carpe koi.
    Sono così belle che non ho mai pensato che qualcuno non vedesse in loro se non la funzione decorativa.
    Aspetto il prossimo racconto.
    anna

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