Venditore e conchiglia di mio figlio

Ogni tanto passi in quei momenti fatti a tunnel, dove sei davvero scoraggiato. Ti fai per 3 giorni un mazzo da paura in giro per clienti sparsi in tutta Europa, ridi quando vuoi piangere, mangi quando hai sete e bevi quando hai fame, un martirio per l’esattezza, per non parlare dei caffè che ti prendi per vendere un po’ di più, sei a digiuno è c’hai una gastrite atomica e ridi, ma chi l’ha detto che se non sei un felice non ti ordinano? Bu.

Ci sono delle volte che il giro va benissimo e torni a casa come un gladiatore vittorioso, tardi, ovviamente hai cenato per strada, e autoritario, comandi la famiglia come un capitano navigato, sei il top. Poi invece ci sono volte che il giro non va benissimo e torni a casa presto, a digiuno e senza nessuna autorità, ti senti una cacca, aspetti che tutti vanno a letto e ti spari una bibita fredda, sei a digiuno, hai lo stomaco che sembra un impasto per asfalti, ti butti sul divano e pensi ai tuoi bimbi che dormono di là dicendoti che sei un perdente finito.

Il divano sembra l’unica spiaggia, zapping da campione nonostante tutto, in tv, a quell’ora se non sei veloce con il telecomando rischi di beccarti Marzullo, allora si che finisci in terapia.

Sul tavolo del salotto, le chiavi della macchina, che riesci ad immaginare come una cosa che stà giù, al parcheggio, che ancora calda sta scricchiolando, come tutto te stesso in fondo. Vicino alle chiavi accendino e sigarette, ne hai fumate tante, il rischio Marzullo è alto quindi decidi che ti fai l’ultima, tanto a uno che sta così non fanno male, ti alzi, te ne vai in balcone e aspirando il primo tiro guardi in alto, un cielo che se piove è strano e se non piove pure, i gomiti sulla ringhiera e ti chiedi se davvero sai fare il tuo mestiere, se i tempi non stanno cambiando e sei obsoleto per il mercato, se sei capace ancora di farlo o se non è il caso di lasciar perdere e cercarsi un qualcosa di semplice e passivo.

Doveva essere l’ultima e te ne sei sparate due, te lo ricorda lo stomaco che grida pietà ma tu sei sordo, e non senti nulla, vedi sfocato e rientri, un bagliore che vibra e dei suoni ti portano in uno stato confusionale con il cervello in disordine, decidi allora di spegnere la tv, il bagliore sparisce ma il suono no, ti scuoti un po’ è cerchi di capire cosa dice questa specie di lamento, “devo fare la pipì”, ti giri e tuo figlio di 4 anni, scalzo e con i pantaloncini del pigiama scesi da un lato ti fissa con occhi semichiusi, “devo fare la pipì” ti ripete, “certo” rispondi e lo accompagni al bagno, appena fatta ti allunga le mani per venire in braccio, lo riporti nel suo lettino, gli aggiusti le coperte e gli dai la buonanotte, ti giri, fai per tornare in salotto, forse vuoi un’altra sigaretta, e ti senti chiamare:

“Pà”, ti giri e dici “cosa c’è ancora”, “Tu sei il mio campione lo sai”, cazzarola lo stomaco è andato, un qualcosa sembra ti stia mangiando dentro, e lui ripete “Sei il mio campione”, allora ti sdrai un attimo vicino a lui e come un dislessico riesci a dire solo “Sì, dormi adesso”.

Il cervello diventa un cielo che si apre e torna il sereno, si rimette in moto e ti vengono in mente una serie di cose per trasformare i colloqui e gli incontri avuti in qualcosa di positivo, sei sdraiato ma senti l’adrenalina della corsa e quando lui ti prende la mano e si gira su un lato, senza pensarci, ma con una automazione istintiva, lo abbracci, lo baci sulla fronte e ti senti la conchiglia di una piccola ostrica, “no papi, sei tu il campione”; è l’unica frase che riesci a pronunciare prima di cadere in un sonno infantile e quando la luce arriva sul cuscino ti dici “Io non mollo”, lui si sveglia e ti chiede quando sei tornato, le cose belle i bimbi le dimenticano in fretta e tu ti accorgi che sei un bimbo e hai dimenticato in fretta le vittorie dando peso ad una piccola sconfitta.

6 pensieri su “Venditore e conchiglia di mio figlio”

  1. Se i bimbi dimenticano in fretta le cose belle, gli adulti trovano presto la forza per superare le sconfitte se hanno accanto la famiglia che lo ama e lo sostiene. La strada della vita è spesso in salita, ma la famiglia, intesa come nucleo dove ci sia ama e ci si aiuta, è sempre la vera conchiglia dove ci si ripara dalle bufere e si costruiscono nuove strategie.
    5st.
    sandra

  2. E’ bene ricordare che una brutta giornata non necessariamente compromette anni di impegno e di sacrifici. I figli a volte, con grande semplicità, hanno la facoltà di farci tornare la serenità e di ricordarci qual è il motivo per cui tanto lavoriamo.
    5s. Greta

  3. Una storia bella, apparentemente semplice, ricca di umanità.
    Anche gli adulti dimenticano facilmente le cose belle per ricordare quelle brutte.
    Ma alcuni riescono a dire: “Io non mollo!”.
    E’ questo il senso di tutto e di quella conchiglia in cui ognuno di noi, se vuole, ritrova se stesso.
    Ciao
    anna

    5 st.

  4. Grazie dei bei commenti, continuate pure.
    Mio figlio è un maestro di vita fondamentale per me, presto metterò la sua foto sul mio blog, è un bimbo speciale, a luglio compirà 5 anni, e nonostante è allergico a latte e uova è un pacioccone meraviglioso. Un ometto straordinario.
    Grazie ancora ciaooo

  5. Un racconto semplice e bello.
    La famiglia è la conchiglia in cui troviamo la forza di non mollare.
    Complimenti e 5 stelle.

  6. Un racconto molto bello, con le tue parole sai entrare nell’anima.
    5 S
    Ciao Luxia

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