Incontri

Nell’area di sosta lungo l’autostrada la giovane donna chiede la carità.

Si avvicina alle auto che si fermano  davanti  al bar.

Ha un fare dimesso, veste in modo sobrio, non sembra trascinarsi appresso lo squallore e l’angoscia di chi è costretto a elemosinare.

Tutti vanno di fretta nell’ora di punta del trasferimento serale verso casa, pochi le prestano attenzione, non sembrano accorgersi della ragazza che non desiste.

Si avvicina anche a me che ho appena parcheggiato e desidero bere un tè, perché la giornata è stata impegnativa e mi serve una pausa e una bevanda calda prima di tirare dritto fino a casa.

“Signora, mi scusi, può darmi cinquanta centesimi?”.

La osservo e mille pensieri mi corrono nella mente: se fossi io? se fosse mia figlia? chi è? da dove viene? perché deve elemosinare? sarà una delle tante persone che tagliano i ponti con la famiglia con la vita di tutti i giorni, con la normalità?

Potrei affondare la mano nella tasca, pescare i cinquanta  centesimi, darglieli e non pensarci più, ma proprio quel suo modo di fare discreto mi colpisce e non riesco a non chiederle: “A cosa ti servono?

La risposta è gentile ed assurda insieme: “Devo fare benzina, non ho più soldi e voglio tornare a casa. Non so come fare.”

Le chiedo dove deve andare.

Quanti cinquanta centesimi, penso, deve chiedere per riuscire a mettere insieme gli almeno dieci euro di benzina che la separano dalla sua probabile meta?

Eppure mi sembra una spiegazione sciocca.

Perché non telefonare a casa? Perché non farsi venire a prendere? Non ha nessuno che la possa soccorrere?

Le chiedo di attendere, perché non ho spiccioli.

Entro nel bar, bevo il tè. Ho le monete.

Mi aspetta.

Non riesco a liquidarla consegnandole semplicemente quanto mi ha domandato.

“Con cinquanta centesimi alla volta tirerai notte fonda”, dico.

“Non oso chiedere di più e lo chiedo solo alle donne. Poco fa un tizio mi ha proposto molti più soldi in cambio di qualcosa d’altro. Io voglio solo tornare a casa”.

La guardo negli occhi.

Stanchezza, tristezza, sconfitta, dolore.

Forse mi sta ingannando.

Ma chi sono io per negarle una possibilità?

“Dov’è la tua macchina?”

Mi indica una Panda verde e sgangherata.

“Che ne dici se ti faccio la benzina necessaria?

Incredibilmente, per me, accetta.

“Sei sulla mia strada, andiamo nella stessa direzione”.

“Andiamo a casa, allora”.

Mi sorride, le luccicano gli occhi. Io ho un groppo in gola.

Sale sulla sua macchina, io salgo sulla mia.

Mi precede e mi sembra che abbia anche una guida prudente.

Cento chilometri più avanti, al casello di … mette la freccia ed esce.

Se ne va, verso casa, forse.

Anzi, sicuramente.

5 pensieri su “Incontri”

  1. E’ vero. Non siamo molto disponibili ad aiutare gli altri, e forse anche a giusta ragione, troppo spesso. Però qualche volta, nasce dentro di noi l’esigenza a credere ed allora ci adoperiamo ed aiutiamo. Indipendentemente dal risultato del beneficio del nostro gesto, ciò che ci fa star bene è la convinzione di aver aiutato chi ne aveva realmente necessità.
    Un bel gesto Anna, che ci invita a rifletttere e soprattutto a non andare troppo di fretta.
    Un abbraccio e 5 stelle.
    Sandra

  2. Bello e dolce.
    Hai fatto bene a porti le domande “e se…” in un mondo che corre ormai non prestiamo più ascolto e vediamo tutto distrattamente senza chiederci nulla.
    Qualcosa del genere è successo realmente anche a me e per fortuna anch’io mi sono posta delle domande che mi hanno fatto immedesimare in altri meno fortunati e so che questo piccolo dare (anche solo attenzione) non mi fa perdere nulla (né tempo né denaro) anzi mi arricchisce sempre.
    Saluti Luxia

  3. Carissime Sandra e Luxia,
    se ci penso, non ho affatto un carattere disponibile, non mi è facile stabilire rapporti, viaggio molto sulle mie, do del lei sempre, credo di essere parecchio formale.
    Eppure ci sono incontri, casuali oppure maturati in modo inatteso, che mi cambiano la vita portando un’improvvisa ventata di novità e un modo di vedere e di valutare diverso.
    Credo che sia così per tutti.
    Forse, se tutti e più spesso scendessimo dai nostri piedestalli, la vita sarebbe più facile, ma è così faticoso decidere di cambiare prospettiva che tutto resta per lo più immutato.
    Grazie per la lettura, per il commento e per la condivisione di pensieri personali.
    Un abbraccio
    anna

  4. Un bel racconto che tocca il cuore.
    Tutti dovremmo fermarci un po’ di più a riflettere e imparare anche a dare, non solo a ricevere.
    Mi hai davvero emozionata.
    Un abbraccio in compagnia di 5 stelle, ma ne meriteresti molte di più.

  5. Grazie, Lucia.
    La vita, almeno la mia, è fatta di incontri e qualche rarissima volta anche di scontri, ma sempre incontri sono…
    Un abbraccio, cara.
    anna

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