Essere vivente

Ho la fortuna di avere un grosso pino proprio di fronte all’ufficio dove lavoro.

Ho la sfortuna di osservare sempre. Questa mattina, ai suoi piedi, vi era un piccolo essere vivente moribondo. Non rivelo la specie animale in quanto per me rana, colombo, gatto, rapace, rettile, ecc. è la stessa cosa e non cambia il senso del racconto. Questo nobile essere vibrava a scatti irregolari, respirava con fatica. Mi sono accovacciato e ho potuto notare la stessa sintomatologia di un qualsiasi moribondo: palpebre semichiuse, respiro pesante e ad intervalli irregolari apriva e chiudeva la bocca. Sono rimasto accovacciato fino a che le gambe non mi hanno ricordato il dolore del solito acido lattico dei pigri. Per l’ennesima volta nella mia vita mi sono ritrovato di fronte all’immane dilemma: che posso fare? Ho controllato e non aveva niente di rotto e neanche segni di aggressione da parte di altre specie predatorie. L’ho fatto notare a due miei colleghi e dopo la naturale osservazione tutto era concluso, per loro. Sono entrato ma avevo molta voglia di fumare e sono riuscito fuori. Ho spostato il corpicino e messo al sole il cui calore ora iniziava a farsi sentire ai piedi dell’albero. Forse era solo infreddolito? Niente, continuava l’angosciante rituale del moribondo. Rientravo, riuscivo, non potevo concentrarmi con un essere vivente che stava per lasciare l’avventura della materia vivente terrena. L’ho accarezzato delicatamente in varie parti del corpo, poi l’ho tenuto tra le mie mani fatte a cucchiaio per dargli un poco di calore ed energia. Pensavo ai miracoli, a volte succedono si. Immaginavo che da un momento all’altro si dimenasse e volasse via, niente. L’ho riposto ancora al caldo tra l’erba. Poi ho pensato che il sole forse in quest’ultima fase della sua giovane vita fosse troppo forte e potesse disidratarlo. Ho preso qualche filo di erba ancora bagnato dalla rugiada e ho fatto scorrere qualche goccia sul becco, niente! La mia angoscia aumentava sempre più. Entravo e uscivo dall’ufficio come in preda ad una strana sindrome.

L’impotenza di non potere fare niente in questi casi genera un’angoscia profonda. Sono tornato a riprenderlo tra le mani ho cercato, come gli sciamani, di entrare in contatto con il suo spirito e di dirgli che gli volevo bene. Se solo avesse potuto farmi capire di cosa aveva bisogno ma forse di niente, già. Con la forza della mente gli ho detto che era bello e che la vera libertà lo aspettava, che forse era un fortunato a lasciare in fretta questa vita sulla terra e che lo avrei pensato e che anch’io avrei sperato poi, in quei miei ultimi momenti, di essere amato altrettanto.

7 pensieri su “Essere vivente”

  1. Ciao Laerte,
    sarò petulante, noioso, ripetitivo… ma a me piace troppo il modo in cui racconti, in cui parli di un oggetto o di un essere vivente usando la stessa “attenzione”.
    Traspare anche il buon cuore che possiedi.
    Essere accompagnati ed amati in quel momento vuol dire aver vissuto la vita come meglio non si sarebbe potuto fare.
    Un saluto
    Raf

  2. Tu hai avuto il coraggio di osservare e di fare qualcosa, anche solo attenzione o lieve carezza, i tuoi colleghi no.
    Non angosciarti perchè hai fatto molto, per l’essere, per te stesso perchè non ti sei girato indifferente dall’altra parte e infine per questo mondo malato che non sa e non vuole “vedere”. Hai dato esempio e speranza.
    Ciao Luxia

  3. E ti sembra poco? A mio avviso quando nella nostra quotidianità riusciamo ad unire terra e cielo abbiamo compiuto il miracolo. E’ festa grande quando due spiriti si uniscono in una forma d’amore che è la vita che se ne va e chi ti è accanto anche solo per accompagnarti. Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Ps: io potrei anche sbagliarmi ma secondo me una delle prime cose che vedrai quando andrai di là sarà lui. Grazie ancora dani

  4. Ringrazio tutti voi per aver apprezzato lo scritto ed in particolare a Raf che sempre ha belle parole nei miei confronti, Sal…

  5. Caro Laerte,
    mi ha fatto vivere 5 minuti di angoscia profonda, anche se in realtà ne sono ancora vittima!
    Nel tuo racconto, hai trascinato la mia anima e sei riuscito a farmi vivere questa tristissima avventura in prima persona…
    non nascondo che mi girano ancora le lacrime agli occhi…
    Sicuramente tenendolo tra le mani, avrai concentrato tutto il tuo amore e quella voglia matta di rendergli la vita, da implorare un miracolo, questa è la sensazione che mi hai trasmesso, leggendo il tuo scritto… ma la vita per loro non è questa, non è quella che può offrirgli un essere umano, loro sono presenze che hanno uno scopo sulla terra, quello di renderci consapevoli di quanto in grado siamo di donare amore e di quanto mai saremo degni di riceverne.
    Grazie per avermi donato quest’emozione così magica, vorrei poter usufruire dei tuoi scritti, perchè ho in mente di creare una pagina su Facebook dove l’argomento sia proprio l’amore per gli esseri animali, non oso copiare, (chissà quanti lo avranno già fatto) ma se solo tu me lo concedessi, ovviamente mettendo in calce alle tue poesie o aforismi inerenti, il tuo nome, così da poter trasmettere anche agli altri questa magia, qualunque sia la tua risposta, comprendo e rispetto.
    Grazie ancora di tutto Laerte!!!

  6. Grazie a te Charmmy, ne sarò fiero ed onorato delle tue iniziative visto l’animo sensibile che ne ho percepito. Un abbraccio Sal…

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