La lettura della mano

Ernestina Piscialetto, si perdoni il cognome troppo realistico che qualche antenato della signora in questione si era visto appioppare negli anni che furono a causa di un’incontinenza notturna che non si era limitata ai primissimi anni d’infanzia, era una bella donna dal vivace senso pratico, abituata a cercare soluzioni e non certo a creare problemi in quel mondo di uomini che era solita frequentare.

Per una decina d’anni, infatti, era stata impiegata di concetto presso l’Ordine degli Ingegneri  e all’inizio della sua avventura lavorativa si era sentita molto fortunata, perché aveva immaginato che le sarebbe stato facile trovare un buon marito tra tutti quei frequentatori di sesso maschile del palazzo di Corso Venezia. Ma le cose non erano poi andate tanto lisce, perché non è detto che laddove pullulano individui di sesso differente sia più facile trovare l’anima gemella.

Aveva finito, così, per sviluppare il suo senso materno nei confronti dei molti professionisti che ricorrevano a lei per sbrigare alcune pratiche lavorative, ma era riuscita tuttavia a concentrarsi sulla conquista dell’ingegner Gazzella, Presidente dell’Ordine protempore, molto noto nel suo campo che era preda più facilmente raggiungibile, grazie all’andatura impercettibilmente claudicante nonostante il cognome agilmente veloce.

Il matrimonio felice aveva proiettato la Signora Ernestina nella miglior cerchia cittadina, l’aveva portata a stringere nuove amicizie e a interessarsi ad argomenti che il suo innato senso pratico aveva sempre tenuto al margine dell’attenzione.

Tra tutti, era affascinata dalla moglie del defunto Conte Granfuretto di Orgnasco, Donna Cristina, persona anziana dal passato rocambolesco che era stata ballerina di cancan nei più noti café-chantant della sua gioventù e aveva ammaliato con le sue grazie indiscutibili stuoli di ammiratori per concludere la sua opera, sull’orlo della decadenza fisica, con il povero Granfuretto già sessantenne, panzuto e rubicondo.

Dopo pochi anni dal matrimonio, celebrato con ragionevole sfarzo, ragionevole tanto quanto lo permetteva l’età dei navigati sposini, il Conte passò a miglior vita e la Contessa Granfuretto si insediò, piacente e rispettata, nei salotti importanti della città.

La Contessa talvolta raccontava, ma solo a persone fidate, perché non amava il pettegolezzo becero, di essere molto affascinata dalle scienze occulte e si sentiva un soggetto forte, fornita di un gran Mana, in grado di vedere i pensieri altrui e, soprattutto, di leggere il futuro nella mano, perché la chirognomica, o chiromanzia che dir si voglia, non aveva alcun segreto per lei.

Ne aveva appreso i rudimenti in una delle sue tourné teatrali da un tal mago siciliano di Canicattini Scalo di nome Calogero Prestologiuro, in arte Alì Pascià, uomo tenebroso e con grandi baffi scuri che la intratteneva con la sua sapienza magica durante i viaggi di spostamento da una piazza all’altra.

Col passare del tempo la Contessa aveva aggiunto molto di suo alle primitive conoscenze e, aiutata dalle sue capacità interpretative e artistiche, aggiungeva pathos alla sua arte chiromantica.

Ernestina Gazzella, caduta nella rete di quel fascino divinatorio, tra un pasticcino e l’altro, durante i pomeriggi trascorsi tra amiche a chiacchierare e a intrattenersi reciprocamente all’ora del tè, divenne sua allieva tanto che sull’astrologia, sulla cartomanzia, sulla numerologia e perfino sula divinazione attraverso la lettura dei fondi di caffè divenne una vera esperta.

Si sentì, però, veramente abile solo quando il palmo della mano non ebbe più segreti per lei: dispensava consigli e possibilità a chiunque catturasse la sua simpatia e, senza che lei se ne rendesse ben conto, molti dei suoi conoscenti confidavano sulle sue profezie più di quanto lei stessa pensasse.

L’anello di Salomone, la falange della volontà, la linea del destino e perfino la linea lasciva non mostravano segreti per lei che non mancava di considerare che la percentuale di sicurezza nelle sue previsioni non poteva essere inferiore al cinquanta percento.

Io la conobbi all’incirca quarant’anni fa, distinta, ingioiellata, sicura di sé, amabile e pingue signora di mezz’età avanzata, ospite della famiglia di un caro amico durante una cena in cui si parlava di conquista della Luna e di discendenti di mitologici e astrali antenati Marziani, pronti a tornare dallo spazio per avvolgere i Terrestri in un abbraccio cosmico e fraterno.

Non avevo apprezzato il risotto di rane, ma non avevo disdegnato le scaloppine ai funghi e la commensale che mi sedeva difronte, non si trattenne:

“Preferisce la carne come cibo, vero?”

Non intendevo spiegare alla sconosciuta i motivi per cui non amavo le rane e annuii sorridendo.

“L’avrei giurato”, disse, “bionda, alta, magra, occhi chiari: una mangiatrice di carne. E’ il suo tipo fisico, sa? Scommetto che è nata di marzo!” .

Le sorrisi ancora e cominciai ad interessarmi a ciò che stava dicendo.

“E’ un pesce, non può non esserlo, vero?”

Caspita, pensavo, chi e perché ha parlato di me con questa persona?

Mi facevo attenta.

“Sono un’appassionata”, diceva, “studio le persone, solo quelle che mi piacciono e attirano al mia attenzione, perché hanno un qualcosa di speciale”.

Io pensavo al mio tailleur di Antonelli color albicocca, regalo di mia madre per il mio compleanno, mentre l’educazione e la curiosità mi impedivano di non essere più che cortese con una persona quasi anziana.

Anch’io collezionavo e colleziono personalità, mi affascinava e mi affascina l’animo umano, cosicché, in attesa del dessert, concentrai tutta la mia attenzione su quanto la signora Gazzella aveva da raccontarmi.

Dall’oroscopo alla lettura della mano il passo fu brevissimo.

Raccontò che, viaggiando col marito, aveva conosciuto a Parigi un celebre musicista greco che, impressionato dalle sue capacità, le chiedeva sempre consigli divinatori su cosa fare e sulle scelte da affrontare.

Non so cosa mi spinse, ma non potei fare a meno di chiederle un consulto, lì per lì, visto che pensavo alle vacanze e la meta era ancora incerta.

La Signora Ernestina mi afferrò la mano, cominciò dicendo che avrei avuto una vita lunghissima, ricca di soddisfazioni familiari e professionale, con qualche acciacco di salute dai sessant’anni in poi. Avrei avuto grandi amori, più di uno, grandi amicizie, più di una, grande felicità e grandi viaggi. Le mete sarebbero state lontane, perché vedeva sulla mia mano molti chilometri da percorrere, quasi un giro intorno al mondo, tante erano le distanze che avrei coperto, ma non subito, no, più avanti negli anni, nella mia maturità.

Tanto tempo è passato da quella sera e ammetto di aver sempre pensato a quel viaggio intorno al mondo che mi era stato pronosticato.

Ci pensavo nel corso degli anni della mia vita quando mi mettevo in autostrada per andare a insegnare in paesi lontani da casa all’inizio della mia carriera, quando facevo su e giù con i miei tre figli trasportandoli da un posto all’altro, correndo per non arrivare in ritardo, per non mancare appuntamenti di lavoro e promesse fatte ai miei ragazzi.

Ci pensavo, ieri mentre ero inchiodata in coda nel traffico a passo di lumaca.

Dov’è il mio viaggio intorno al mondo?

Non qui, vero?

Non in questo stillicidio di chilometri macinati sulle strade di Lombardia, in questo pensare che “vicino” sia a cento chilometri da casa…

Non in questo convincimento collettivo che macinare chilometri in auto, in treno, in metropolitana, in taxi, in tram, faccia donna moderna, vita moderna, soluzione indispensabile…

Vorrei rinunciare a quel viaggio intorno al mondo e vorrei non averlo desiderato tanto.

Io, dentro di me, sono una pantofolaia da camino acceso, buon libro, tazza di tè, passeggiatina, se devo, cyclette, piuttosto.

Eccomi qui, con gli altri forzati dell’autostrada, da casello a casello, cento chilometri alla volta, come molti, come quelli che fanno il giro del mondo e non sanno di farlo.

6 pensieri su “La lettura della mano”

  1. Carissima, mancava il dettaglio! Non ti aveva detto che il viaggiare era in lungo e in largo della tua bella Lombardia!
    Ma in fondo non è così, a volte sconfini, vai anche in Lazio e in Toscana!
    A parte gli scherzi, un bel racconto, denso di umorismo e del sano “prendersi in giro”. In fondo è questo il senso della vita.
    Brava. 5st.
    sandra

  2. Forse la signora parlava dei tanti viaggi che fai con la fantasia, per allietarci con i tuoi bellissimi scritti.
    Complimenti e naturalmente 5 stelle.

  3. Un bel racconto che dimostra la tua bravura nel cogliere i dettagli e trasformarli in “storia”.
    Ci vedo anche la considerazione che ognuno di noi, dà la sua interpretazione ai vari oroscopi o previsioni sul futuro, basandoci forse un pò troppo sui nostri desideri.
    Ciao Luxia

  4. Per Sandra:
    Sì, a volte sconfino.
    A volte vorrei rimanere in un posto per mesi…
    .
    Per Lucia:
    Grazie, grazie.
    Anche i viaggi con la fantasia non mancano, ma sono quelli che preferisco.
    .
    Per Luxia:
    E’ così: ogni dettaglio mi suggerisce una storia.
    Ormai ne ho viste così tante che potrei raccontare per un tempo lunghissimo cose strappalacrime o da risate a crepapelle.
    E’ solo questione di tempo.

    Ciao a tutte.
    anna

  5. Complimenti e 5 st. per questo bel racconto che si legge con piacere… Sono stato un po’ assente questi giorni ma non per lavoro… Ci tenevo a farti sapere che il giorno di Pasqua ho smesso di essere single e ora mi sento rinato 🙂 Sono stato un po’ di tempo con lei… Un abbraccio!

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