“Uno nessuno e centomila” maschere

Uomo,

che tra le maschere di te stesso

vaghi in cerca di quella

che rende un’immagine migliore

di te

le prendi in mano una per volta

le scruti

e poi le getti finché

non hai trovato l’unica

che ti protegge il cuore

e innalza barriere dentro te.

Ti ho visto con la maschera

della tenerezza

ti ho visto con la maschera

del cinismo

ma ora che ti guardo da lontano mi chiedo,

chi sei davvero?

L’uomo tenero e appassionato

il cinico senza scrupoli

dove hai lasciato il tuo cuore?

E intanto noi siamo come dice Pirandello

“Uno, nessuno e centomila” maschere

pronte per essere usate,

quando la vita ci chiede

di non nasconderci ma di lottare.

12 pensieri su ““Uno nessuno e centomila” maschere”

  1. Ciao Chiara,
    hai scritto una poesia bellissima.
    Il tema è delicato e lo hai affrontato con notevole decisione.
    Penso capiti a tutti, in circostanze particolarissime di dover o voler indossare la maschera ma credo sia corretto “limitarne l’uso” alle situazioni veramente di emergenza.
    Infatti, solo senza maschera è possibile percepire il mondo esattamente così com’è e riuscire a dare agli altri la precisa immagine di se.
    Brava. Un saluto e 5 stelle.
    QS-TANZ.

  2. Forse Pirandello si riferiva alle maschere che ci appioppano gli altri. Maschere che si sovrappongono a quelle che indossiamo e che complicano l’esistenza. Indossare maschere richiede una certa abilità che non tutti possiedono…

  3. Hai toccato con mano una realtà vera. Purtroppo quanti non vogliono assumersi le proprie responsabilità e allora è così comoda quella tale maschera che ci rende così orgogliosi.
    Chi siamo noi esseri umani? Una domanda a cui forse nessuno sa rispondere, anche se esistono milioni di risposte.
    Ho letto molto volentieri questa tua constatazione, complimenti.

  4. E’ un testo che si avvicina molto al mio modo di vedere me stesso e gli altri. Sono consapevole di aver indossato maschere che pensavo mi proteggessero o che perlomeno mi permettessero di “combattere ad armi pari” ossia di confrontarmi con chi indossa maschere per abitudine personale.
    Poche persone sanno lottare senza maschera, a carte scoperte. Spesso è più facile barricarsi dietro ciò che non si è.
    Ho imparato non da molto ad affrontare “gli altri” mettendoci la mia faccia ricca di difetti e di qualche pregio ma almeno, come dice QS-Tanz, posso vedere la vera natura delle cose iniziando dalla brutta realtà di saper distinguere chi indossa maschere e chi no e il perchè lo faccia.
    Complimenti per il testo, per l’argomento e grazie per avermi dato modo di riflettere e capire meglio.
    Un saluto
    Raf

  5. Non si sa. Forse nessuno. Comunque volevo fare un appunto: all’ultimo interrogativo: quando dici: l’uomo il tenero l’appassionato non si capisce bene perché gli hai messo l’articolo, è scorretto o è voluto così? E poi anche il finale, si si capisce cosa vuoi dire ma lo trovo un pò contraddittorio, parli di lottare ma in fondo la maschera non è già un lottare? Sminuisci un pò ciò che dici prima. Sembra una forzatura, ecco.

  6. Magari potevi restare sull’interrogativo senza prestare al finale una dichiarazione morale.

  7. Per Maren,
    Credo che tu non abbia capito il vero spirito della mia poesia. Ho preso spunto dalla vita di una persona, quindi il verso finale è dedicato a una situazione particolare che solo la persona a cui è dedicato può capire. Ci sta la tua interpretazione, che accolgo con simpatia. Chi mette delle maschere non lotta si nasconde a mio avviso.

    Per gli altri
    Gazie mille di tutto

  8. Secondo me sotto le righe parli degli uomini che fanno usa e getta con le donne! E lo hai accostato alla maschera che si mette e si leva. Hai reso molto bene il tema, complimenti!

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