Il dirigibile

Il dirigibile si abbassò lentamente, avvicinandosi al pilone di attracco. La frenesia dell’equipaggio animava lo scafo dell’aeromobile.
Affacciandosi bruscamente dalla porta del suo alloggio, il comandante Hausser richiamò il suo ufficiale in seconda.
– “Capitano Mainhaus! Capitano!”
Quest’ultimo comparve all’estremità del corridoio, dirigendosi con passo svelto verso il suo superiore. Entrò nel piccolo locale richiudendosi la porta alle spalle.
– “Ho un incarico importante da affidarle. Tra pochi minuti sbarcheremo a terra e naturalmente verrò assediato dai cronisti a caccia di dettagli riguardanti la nostra missione esplorativa. Dove siamo arrivati, che riscontri abbiamo avuto e altre domande simili. Capirà quindi che i miei movimenti saranno alquanto limitati…”
– “Come posso aiutarla, herr major?”
Senza rispondere il maggiore estrasse una scatola di legno pregiato, decorata in fine avorio, da uno degli stipetti della scrivania dietro la quale era seduto, appoggiandola con cura sul ripiano.
– “Lei sa cosa contiene: due estenuanti mesi di esplorazioni, presunti successi e parziali delusioni. Consegnerà questa scatola al professor Kempfer, presso il suo studio nell’Unter Den Linden. Quando saremo attraccati potrà lasciare il dirigibile utilizzando la scaletta secondaria indossando una delle tute del personale di servizio. In questo modo nessuno la noterà. Inutile dirle che da questo momento lei è personalmente responsabile della consegna. Vada pure a cambiarsi adesso.”
Con un gesto rapido ma cauto al tempo stesso il capitano raccolse la scatola e uscì dalla stanza.

Dopo essersi liberato della logora tuta, Mainhaus accese la lampada posta sul tavolino della sua camera da letto. Le prime ombre della sera iniziavano ad invadere l’interno del locale. Con un gesto di controllata euforia il giovane ufficiale accarezzò l’oggetto da consegnare, poi gettò uno sguardo all’orologio da parete e capì che doveva affrettarsi. Indossò l’uniforme grigio scuro, prese con se l’oggetto da consegnare e uscì dall’appartamento.
Guidare la sua Mercedes SSK lungo i viali alberati di Berlino si rivelò particolarmente piacevole e rilassante, soprattutto vista l’afa che persisteva in quella serata estiva.
Quando raggiunse lo studio dovette attendere solo pochi minuti in una piccola ma elegante sala d’aspetto, prima di essere ricevuto in un comodo studio ben illuminato e preso d’assedio da robuste librerie antiche.
– “Eccellente, herr hauptmann, la sua rapidità le fa onore! Se vuole consegnarmi l’oggetto la dispenserò da ulteriori perdite di tempo. Lei è ancora giovane e mi rendo conto che la vita notturna di questa città può essere un richiamo irresistibile…”
Con un sorriso ambiguo l’ufficiale consegnò la scatola al professore, accompagnandola da poche deferenti parole.
– “Riterrei un privilegio poter presenziare all’apertura…”
– “Non credo di poterla accontentare. Vede, il minerale che lei mi ha appena consegnato necessita di un trattamento particolarmente delicato e molte cautele. Dovrò recarmi ai laboratori…”
Sul volto di Mainhaus comparve un’espressione stupita.
– “Non vorrei contrariarla professore, ma credo che il contenuto sia di altra natura.”
Con fare visibilmente irritato il proprietario dello studio si lasciò andare a una battuta caustica.
– “Mio giovane amico, se quello che afferma corrisponde a verità lei si troverà in un mare di guai. Comunque adesso sveleremo questo mistero…”
Con ansia malcelata Kempfer sollevò il coperchio finemente decorato, rivelando un misero mucchietto di cenere. La sgradevole sorpresa lo disorientò per qualche istante, mentre il capitano non perse tempo. Impugnato un tagliacarte bloccò il polso destro del professore, colpendolo con un gesto preciso.
L’urlo del ferito si disperse nelle dense spire di fumo che invasero la stanza, quando il sangue entrò in contatto con la cenere.
Dopo meno di un minuto, passato lo stordimento iniziale e dissolto il fumo, il professore potè notare l’insolita figura di fronte alla quale stava inginocchiato Mainhaus: due occhi freddi e scuri spiccavano nel viso esangue, mentre un lungo mantello nero avvolgeva la figura slanciata.
– “Finalmente siete di nuovo tra noi, mio Signore…”
La voce dell’ufficiale era un sussurro, carico di devozione e speranza.
Con poche sprezzanti parole il destinatario di quella devozione espresse il suo primo ordine.
– “Ammazza quel vecchio e allontaniamoci da qui!”
Rialzatosi prontamente, il giovane tornò ad impugnare il tagliacarte per poi avvicinarsi con passo deciso verso la vittima.

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