Serenissima

Solitamente prodiga ad orpelli e rabescami d’ogni specie, mi abbandono ancora una volta alla musica, nelle sue complici ed affermate note. 

…Perché sono incline alla trascendenza, apro il cuore su questa notte Serenissima, che per contrasto sboccia dischiusa e splendente sul maestoso salone veneziano.

La vertigine della musica semina aneliti, che si trasformano in effluvi profumati e delicatissimi. 

Migliaia di artisti nell’esagerata rifinitura del verso, hanno saputo ritrarla e darne una forma e una sostanza, senza omettere le sfumature che la definiscono. 

L’incognita d’ogni musicista respira e germoglia in fiori odorosi nelle gigantesche anfore e l’arte si manifesta nelle cornici degli specchi antichi e nei merletti raffinati e celebrati.

Coppie animate di vita e d’Amore si abbandonano all’effervescenza dei movimenti, volteggiando tra le iridate mescolanze dei colori, per poi separarsi sotto gli occhi dei curiosi e dei ciarlieri, appoggiati con aria stupita e studiata ai colonnati o adagiati sulle voluttuose ottomane.

Come in una libagione d’onore, impugno la terza coppa d’ambrosia leggera e lascio che gli occhi diventano lucidi ed i capelli scomposti, perché così deve essere. Nell’ebbrezza del ballo ho risvegliato i miei sentimenti sopiti. 

Stasera sono la donna fatale, inaccessibile per chiunque altro. Aspetto solo lui. 

Suona la mezzanotte. 

Tremo e lancio per l’ultima volta uno sguardo all’ingresso. Poi, in deliquio, esalo un sospiro di consenso e mi lascio trascinare dal vortice della musica… 

Allo scorrere della cortina compare uno strano personaggio. Di alta statura, il volto pallido ma ingentilito da un’incolta e tenera barba nera, che lascia indovinare una lunga vicissitudine di storie e amarezze. Avanza a passi sicuri e scanditi tra la folla. 

Emana una fragranza marina, quasi primitiva, come un’alga umettata di spuma d’onda.

…La scioltezza del motivo intorno a me è intesa come pieno d’esistenza.

Mi rendo conto di gocciolare abbondantemente. Con una delicatezza estrema e tanto straordinaria mi accorgo che la penombra sta cambiando colore e una luce rosata e soffusa si diffonde in questo gran palazzo. Un antico cantico, annuncia con dolcezza il suono prossimo del mare. Le voci e la musica consueta svaniscono, sento solo il battito cardiaco pulsarmi dentro. Mi sembra di essere stata scaraventata nel cuore di un’intera cosmogonia originaria.

Sotto terra, nel sudore delle viscere umide, percepisco la pressione chimerica della città: il cadenzare lento dei remi che fendono l’acqua, il mormorio dei ponti che si abbandonano ai languidi sospiri, il senso della raccolta dei marmi bianchi, che vibra allo struggente richiamo di mille violini.

Tutto esplode sul mio petto, l’evidenza metafisica mi scuote come un cencio in bocca ad un cucciolo. Questo compito di Primadonna è astuto e ingegnoso. Sono bastate una luce rossa ed un uomo ignoto e affascinante.

L’unico postulato che riconosco: l’Amore è vita, la Solitudine uccide. Un viaggio a ritroso verso la prima sorgiva. Qualcuno si sigilla a me interamente sul corpo.

Sono totalmente disorientata, ma sfodero uno dei miei straordinari e radiosi sorrisi.

L’universo si snoda all’infinito in spirali ascendenti e l’atmosfera è simile a seta artificiale. E’ il mio ballo attraverso un sistema complesso di progressiva circonvoluzione, la geografia articolata nel dedalo d’attraversamenti mutevoli, bisbigliati nel mio recondito tramaglio. Sono inconsapevolmente giunta in un altro luogo d’esistenza suprema e illimitata. La mia carne sembra fondersi e ardere. Mi sento una vagina spalancata come un cratere sul punto di esplodere.

Sollevo il capo per deglutire ed avverto la mia lingua essere un’enorme spugna intrisa.

Le cosce si comprimono addosso come una mantide religiosa e piroetto altrove, appresso una scia di lacrime esauste di semente. Oscillo sopra una serie di ricchi capitelli che esercitano il soverchiante fascino della purgazione, perché sono stata io ad intrecciare la confusione, per la quale ora questa carne tremula mi conduce con morbidezza, sino alle logge sormontate da tondi quadrilobati.

Il greve mondo esterno comprime di passi ovattati e respiri.

Sono cosciente di espormi al piu’ alto dei rischi in queste gallerie a spirale, ma per il momento non conosco la dolce pazienza di chi, invocato da me nell’infima ragione della mente, mi sta stringendo. Il moderno Timoniere di questo gorgo naturale è in assise, su di un trono scavato tra le note. Mi ha atteso tutta la vita e consacrato nel proprio vaticinio.

L’uomo per una sola donna.

Identifico l’estremo assioma: glorifica l’Amore e vivrai per sempre. Mentre le pareti purpuree fremono intorno a me…

“Ascolta”

…Ti basti sapere che sono una povera anima in cerca di un corpo che mi dia riparo. Ho un cuore ardente in un petto gelato, come la pietra di sepoltura. 

Ti ho riconosciuto attraverso le lacrime, che annebbiano la ragione ed ho capito che gli affanni e le pene, possono trovare riparo nelle tue consolazioni. 

E’ breve il passo per immaginarti capace di lavare la repulsione, come un balsamo d’Amore, e riempire gli spazi vuoti nelle mie devastate piaghe. 

Voglio sognare la tua immagine, aggrovigliata tra laide apparenze, amena e fantasiosa che divora i pensieri affranti e le malate emozioni. 

E’ scoccata l’ora fatale per dissolvere l’onorata e misericordiosa collera e ricostruire armoniose strofe, tra cortinaggi di fine sentimento ricamati in oro purissimo. 

…”L’ho sentito dire agli smorfiosi, che s’infatuano, ingrassano e sopravvivono”… 

Non tentare di fuggire, il mio spirito ti culla e ti blocca come un potente magnete e si mostra candido al tuo cospetto per scoprire significati, segreti e fantasmi. 

Ti ho bramato per il prossimo destino e visto riflesso nel mio specchio negromantico dove le ore, i giorni, gli anni, cadono placidamente gli uni sugli altri, ridestati oggi nel mio giudizio. 

Aiutami a sfogliare tutte le pagine dell’amarezza e guidami nell’agilità dei sentimenti, regalandomi novelle ambizioni generose. 

Sboccia mio fiore Gentiluomo, in graziosi schizzi surreali e godi della lievità del mio pensiero per farne di quest’intreccio tortuoso, un odoroso e piccolo gioiello. 

Stringiamoci nel dolce peregrinare tra galassie di luci e di stelle ed abbracciamo le amorose strofe, che si amplificano nella rassegna del palazzo. 

Legati al filo delle mie divagazioni e dedicami tutto te stesso, per sempre, dando forma e colore al nostro nuovo bocciolo fiorito. 

Accendi il lusso della sana immaginazione, servendoti di leccornie dolci e sfiziose e unisci le labbra splendenti alle mie, per il primo e tenero Bacio.

Commuoviti nella vaporosa leggerezza e corteggiamo insieme la nostra musica, in questa notte, Serenissima…

 

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