La debolezza del sole

Enrica aveva conosciuto Raffaele negli anni d’oro, ossia alla metà degli anni’70, quando Lei era una bella ragazza ventiquattrenne e Raffaele un suo collega quarantenne. Inutile dire che Lui fin dall’inizio prese a corteggiarla, naturalmente in maniera molto garbata e discreta, anche se Enrica sorrideva, scuoteva la testa e mai prese in considerazione questi gentili corteggiamenti che seguirono anche negli anni avvenire.

Raffaele, era sposato e con una figlia che all’epoca frequentava il liceo scientifico.

Enrica non aveva mai preso in considerazione le “avances” di Raffaele, né se ne preoccupava, sorrideva dicendogli sempre: – Lascia perdere-, era sempre allegra, sorridente e soprattutto sapeva muoversi con eleganza e fermezza in quell’ambiente per lo più maschile. Lei non era certo l’unica impiegata, ma di sicuro quella a cui i giovani uomini si rivolgevano per le varie pratiche, anche quelle più rognose. Di carattere affabile, brava e discreta, fece in breve carriera nell’ambito del lavoro per le sue capacità lavorative, si fidanzò, si sposò ed ebbe in seguito la sua famiglia riuscendo a coincidere gli impegni lavorativi con quelli familiari.

Gli anni ruzzolarono veloci e Raffaele, in maniera umoristica e sempre garbata, incrociandola sul lavoro, soleva dirle:

– Guarda che se non ti decidi, per me il tempo scadrà fra breve….-

– Enrica sorrideva e rispondeva: Spiritoso…, buon lavoro.!-

Poi naturalmente c’erano sempre le giornate in cui parlavano di lavoro seriamente e Enrica in quel campo lo stimava moltissimo.

Arrivò anche il nuovo millennio, e per Raffaele iniziò il buio.

Sua moglie Dora fu catturata da quel tedesco che tutti vorrebbero debellato, ma che ancora gode di ottima salute: il morbo di Alzheimer.

Una donna bella ed elegante come Dora, sarta ricercata, ridotta sempre più ad una bambola rotta.

La figlia Clara ormai si era formata la sua famiglia, faceva l’informatica ed era sempre in giro con la macchina, e Lui, ormai pensionato, si dedicava completamente alla moglie ed alla sua malattia.

Poi tutto ciò non bastò più, perché queste malattie esigono la presenza costante di qualcuno e sono capaci di consumare anche questo “qualcuno” e così Raffaele prese in suo aiuto una badante ungherese.

Qualche volta riusciva a “scappare da casa” e tornava negli uffici dove la sua vita era trascorsa in maniera semplice e oserei dire anche “allegra” e vedeva Enrica, senza più corteggiarla, né facendo memoria a quel suo lontano corteggiamento.

Le diceva:

– La notte dormo io con lei, perché percepisco subito se ha bisogno di qualcosa, sai, ho un lettino vicino al suo che ha ormai le sbarre, le prendo la mano, le parlo, e mi sembra che sia più tranquilla.

– Vedi, a me va bene anche così, sono sessant’anni che siamo insieme, le racconto della nipote che purtroppo non viene quasi mai, tanto non la riconoscerebbe neppure…., della nostra figlia, anche Lei troppo occupata col lavoro e quando parlo, mi sembra che Lei sorrida. I medici mi hanno spiegato che non può capire ciò che io dico, però… percepisce in qualche maniera la familiarità.

L’altra notte si è lamentata tanto, non trovava la posizione nel letto e io le ho tenuto la mano tutta la notte senza dormire, accarezzandole una guancia…..

Enrica aveva le lacrime agli occhi, era persona sensibile, immaginava la scena e le si stringeva il cuore a vedere quell’Uomo così trascurato nel suo abbigliamento, ma sempre documentato su tutto e col quotidiano sottobraccio.

Ecco pensò, chi l’avrebbe mai detto…?

Oggi, vicino a quella “separazione” che si avverte sempre più vicina assieme al peso della solitudine, è vitale anche quella mano che stringe, che cerca di confortare, che probabilmente è l’unico legame con un cervello ormai azzerato…e si rende conto, forse, che quell’impennate da gran cavaliere erano solo acquazzoni estivi per dare un “tono” a quell’estate calda da cui non si sarebbe sottratto mai.

Un Uomo che negli anni di frequentazione quotidiana, non rammentava quasi mai la moglie, tanto da immaginarla come un soprammobile necessario alla famiglia, alla casa, quasi come se fosse scontato o dovuto l’avere una famiglia e dei figli…ed invece, quella Donna , probabilmente era la sua vera debolezza, come lo è per tanti uomini che sembrano mangiare il Mondo, fregandosi di tutto, mettendo il lavoro davanti alla famiglia ed invece, probabilmente, stanno solo combattendo con quella “debolezza” che nascondono anche a se stessi.

6 pensieri su “La debolezza del sole”

  1. Non sempre le cose sono come sembrano.
    A volte la fantasia galoppa, altre volte nascondiamo dentro di noi la realtà che ci tormenta.
    Non è facile capire, valutare, porsi e solo il tempo dà la giusta dimensione di ogni cosa.
    Hai trattato un argomento difficile con la tua solita “leggerezza” che fa riflettere.
    Ciao
    anna

    5 st.

  2. Che dirti Sandra: mi hai emozionata davvero con questo tuo racconto bello e delicato.
    Complimenti, perché anche questa volta hai carezzato le corde dell’anima e naturalmente non possono mancare le mie 5 stelle.

  3. X Anna
    …..eh sì carissima, a volte l’apparenza è completamente differente dalla realtà.
    Grazie di esserci.
    Un bacio.
    Sandra

    X Lucia
    Mi fa piacere “regalare un’emozione con la penna a qualcuno”, accarezzare le corde dell’anima è cosa rara, se con te riesco a farlo, il merito è tuo, perchè, evidentemente, trovo un terreno sensibile e recepibile.
    Grazie. Un caro saluto.
    Sandra

    X Palmy
    Grazie della considerazione, troppo buona.
    Un bacio.
    Sandra

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