Al mare

In ogni famiglia cominciano i preparativi e le pianificazioni per il ritorno al mare, mi ricordano quando, da ragazzo, mi godevo lo iodio che rilascia, sdraiato a guardare quell’enorme quantità di acqua salata. Stando seduti davanti al mare si resta estasiati dal rumore che l’acqua riesce a fare, anche con mare calmissimo si fa sentire, accarezzando dolcemente il fondale e nutrendo quegl’innumerevoli microesseri che ci vivono dentro. Le sue note fanno pensare a tante cose e per certi momenti dimenticare il frastuono che l’essere umano può fare con i propri mezzi tecnologici. In quei momenti di assoluta trans da relax si realizza cosa davvero facciamo per salvare il pianeta, un emerito cavolo, spegniamo macchine che tengono in vita le persone figuriamoci cosa ci frega realmente dell’ambiente. Andiamo nello spazio e non sappiamo curare quello in cui abitiamo, studiamo come fare figli dagli occhi blu e non riusciamo a dargli uno spazio davvero blu, usiamo la natura come spunto per i colori della cameretta e nel nominare verde mare non ci rendiamo conto che se il mare è verde c’è qualcosa sotto che non dovrebbe esserci.
Una sera dunque mi sbracai sulla sdraio davanti al mare, rimasi assorto nei miei soliti pensieri finché non vidi un luccichio sul bagnasciuga che richiamò la mia attenzione, mi incuriosiva sempre più e non riuscivo a focalizzare cosa fosse, pensavo a conchiglie rotte o qualche sasso levigato dal mare, ma non avevo voglia di alzarmi per andare a vedere. Pensai al riflesso di qualche luce, luna o altro ma dava l’impressione di qualcosa di metallico. Nel frattempo mi godevo le note del mare pensando a quanto casino fanno quei marmocchietti durante il giorno, giocano all’infinito facendo un baccano infernale, a volte non si riesce neanche a leggere il giornale, comunque quel luccichio continuava ad attirare il mio sguardo, alla fine decisi di alzarmi e recarmi di persona a vedere, era una buona occasione per camminare a piedi nudi sulla sabbia fresca della notte, cosa che reputo meravigliosa. La cosa luccicante non prendeva forma con l’avvicinarmi, era lì immobile e piccola da non permettere una interpretazione a distanza; finalmente ci fui quasi sopra e mi abbassai per toccarla, fu davvero uno shock scoprire cos’era, una cosa che mi fece stringere lo stomaco, un AGO che forse qualche tempo prima aveva dato sollievo a qualcuno, un qualcuno che non si stupefaceva del mare ma che aveva avuto bisogno di iniettarsi della merda nelle vene. Rimasi lì per pochissimi istanti durante il quale il mio cervello fece dei vertiginosi e lunghissimi ragionamenti, cosa che chi fa uso di quella merda non riuscirebbe a fare. Mi vergogno da morire ma lì per lì decisi di lasciarla dov’era, avevo paura a toccarla e feci per incamminarmi verso la mia sdraio. Un lacerante dolore alla pianta del piede mi pietrificò, sentii una fitta decisa a dolorosa alla base dell’alluce facendomi quasi cadere nella disperazione e vergognosamente farmi di nuovo implorare DIO. Con una fifa tremenda alzo il piede per controllare, certo di trovare un’altra di quella cosa, rimproverando me stesso per non aver pensato che di solito quella merda la usano in compagnia, un piccolo crak mi fa tornare il respiro che non so da quando trattenevo, scopro un pezzo di plastica rossa che sbuca dalla sabbia, la dissotterro in un attimo ed ho amato da morire quel marmocchio che aveva dimenticato lì, sotto la sabbia la sua paletta rossa. Sono tornato a prendere le scarpe piantando la paletta come un segnale per ritrovare la cosa luccicante, nel tornarci, munito di sandali ho notato che la paletta non luccicava ma attirava di più i miei occhi. Torno sul posto e uso la paletta per togliere di mezzo quell’ago sporco, quasi chiedendo scusa al mare per quel pensiero egoista di qualche istante prima. Da quel giorno sono passati tanti anni, nel frattempo mi sono fidanzato, sposato ed ho tre figli, e tutti i giorni quando mi sveglio penso che far finta di non vedere o girarsi dall’altra parte e una mancanza di rispetto verso quegl’adorabili marmocchi che fanno un baccano tremendo, un meraviglioso, incantevole BACCANO.

4 pensieri su “Al mare”

  1. E’ un racconto che fa riflettere molto. Sì, è molto più facile volgere lo sguardo da un’altra parte e far finta di niente, invece dovremmo esplorare, controllare e soprattutto fare, e questo comporta fatica, per ciò ci piace meno.
    In quanto ai “marmocchi”, direi che colarano la vita. Complimenti per i tuoi “tre”.
    5 st.
    Sandra

  2. Vivere vuol dire scegliere.
    Educare alla scelta è il compito più arduo, perché presuppone il possesso di un bagaglio infinito di umanità, di capacità, di fiducia e di umiltà che stanno alla base di tutto il resto.
    In questo racconto mi colpisce l’ansia di poter conservare la distanza e l’inevitabile coinvogimento, perchè non si può vivere sull’isola: l’onda, nel suo moto infinito, porta a riva anche ciò da cui speriamo di esserci allontanati per sempre.
    Ciao
    anna

    …. so cosa significa allevare 3 marmocchi

    5 st.

  3. Grazie ragazzi per i Vostri commenti sempre troppo lusinghieri.
    Purtroppo ultimamente ho pochi racconti in quanto nelle poche ore libere sto scrivendo un libro. Ma dopo le vacanze ricomincio, promesso.
    Un caloroso augurio di buone vacanze a tutti.
    Palmy

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