La vacanza

Arianna inforcò la bicicletta e si diresse come un fulmine al Mezzolitro. Era in ritardo. Su tutto. Una settimana ancora e poi ferie: nessun programma. Non le restava che Paola. Il fruscio dei raggi l’aiutava a pensare. Non era il suo ideale di compagna di viaggio: discoteche, villaggi turistici, divertimento sfrenato. Niente camminate, né casetta in mezzo al verde. Ma in vacanza da sola non se la sentiva. Doveva convincerla a tutti i costi.
Semaforo rosso proprio a due passi dal bar. Intravide la sua chioma di fuoco muoversi nel vento. Indossava un tubino nero e fumava una sigaretta inpaziente. “Ciao!” trillò più forte che potè. Paola vagò con lo sguardo prima di individuarla. Un cenno con la mano, mentre sbirciava l’orologio.
“Venti minuti che aspetto come una scema, lo sai che odio i ritardatari”. L’incontro non inizia con i migliori presupposti, pensò Arianna mentre agganciava la bicicletta ad un palo. “Giornata faticosa, il mio capo mi ha affibbiato un lavoro poco prima di uscire”.
“Che prendi? Io mi sono già servita, un bianco fermo”. La squadrò facendo un cenno al cameriere.
“Mi rilasso un attimo”, rispose accasciandosi sullo sgabello. Ora penserà che sono proprio una selvatica, con questo vestito largo e i sandali infradito.
“Un succo di mela, per me”.
“Mi ha telefonato Dada, ci raggiunge fra un po’. Ha delle novità da raccontarci”. La sigaretta finì schiacciata nel posacenere.
“Ancora cinque giorni e poi non mi vedono più per un bel po’, in ufficio. Chissà, magari alla fine di questa vacanza mi cercherò un altro lavoro”.
“E che vuoi fare? Lo stipendio è buono ed hai un casino di ferie. A me due settimane e zitta. La titolare del negozio mi ha già detto che quando torno ho la collezione autunno-inverno da sistemare in vetrina”.
Arianna sorseggiò il succo e si riassettò i capelli. “Allora, che facciamo? Ti va un bel giro in auto Bretagna-Normandia?” scandì con tono deciso e sorriso entusiasta.
Paola sgranò gli occhi su di lei. “Che ti sei messa addosso! Il tuo capo non ti obbliga a mantenere un po’ di decoro in ufficio?”, ma il suo sdegno venne smorzato da un ragazzo bruno camicia a quadri che le si avvicinò sfoderando un sorriso. Arianna lo osservò sopra gli occhiali da sole: classico prototipo standard. Ora inizierà con le domande di rito: che fai di bello, come mai qui, stai ancora lavorando, ci vediamo una sera, cosa fai per le ferie. E lì mi aggancio.
“Ne stavamo appunto parlando”- tutto come da copione.
“Vi lascio alle vostre cose, allora” concluse il prototipo. Sguardo sornione, sussurrò un “chiamami” prima di dirigersi verso il bancone.
“Ma sei impazzita? Giacomo mi fa salire il cuore in gola, sono mesi che cerco di incontrarlo!” sbottò Paola accendendosi un’altra sigaretta e scuotendo la testa.
“Prendiamo ancora qualcosa, dai”. Magari si sarebbe calmata. “Senti, dobbiamo decidere, siamo qui per questo. Allora, ti va? Mont San Michel, Saint Malo, posti splendidi. Mare, natura. Un sacco di ragazzi interessanti” scandì accattivante. Argomento di sicura presa.
“Poteva propormi una cena invece di rimanere così sul vago” Paola con sguardo assente sorseggiò il secondo bianco fermo. “Non me la sento di guidare fino in Francia, prendiamo la tua auto?”.
Arianna si rilassò. Ora poteva gustare la tartina che aveva adocchiato. Mezz’ora buona e finalmente si parlava delle vacanze. In sottofondo, le prime note de La vie en rose le sembrarono un incoraggiamento. “Pensa che bello, noi due in auto verso la libertà”.
Tirò fuori dalla borsa la guida e la posò sul tavolino. Paola scattò in piedi. “Dada!”
La tartina si bloccò a metà strada. Abbozzò un “Ciao” mentre Dada sistemava la minigonna sullo sgabello e abbracciava Paola. Pettinatura scolpita e trucco da serata di gala.
“Sai la novità? Ho vinto una settimana a Formentera, si va in due e paga uno. Che fai, vieni?” gesticolò verso il tubino nero. Gli occhi di Paola cambiarono colore. Mezzo secondo e la sua voce articolò un “siiiii” deliziato.
Il succo di mela era finito. “E’ tardi” disse Arianna alzandosi. Liberò la bicicletta e pedalò decisa nel vento. Il suo vestito largo svolazzava allegro: in Bretagna sarebbe piaciuto.

 

2 pensieri su “La vacanza”

  1. Ciao, bel racconto… anche se non ho capito bene dove andrete in vacanza 🙂
    Hai letto il mio? Cosa ne pensi?

  2. Ciao Hotmax, ho visto adesso il tuo commento, perchè ero…in vacanza! Io sono andata a Creta, il racconto non era autobiografico o meglio non completamente. Ti ringrazio dei complimenti. Purtroppo non ho letto il tuo. Come si intitola? Ciao
    Crissy

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