Io e la mia lavatrice

Oggi ho voluto guardare con occhi diversi una mia utile, ma allo stesso tempo, odiosa collega di lavoro: la mia lavatrice.

Sembrerà strano, ma l’ho osservata, ascoltata e vissuta fino in fondo, condividendo con lei tutto il ciclo del lavaggio.

Non è stato un bucato come gli altri quello che oggi ho effettuato con la mia Zoppas.

Ero stanca, ma il bucato era da fare, quindi con tanta buona volontà ho smistato con buona cura i panni e dopo la giusta selezione mi sono tristemente incamminata verso la lavanderia posta all’esterno del mio appartamento.

Il tragitto era breve, ma segnato dal caldo e dai pesanti raggi del sole arrabbiato di luglio che battevano con insistenza sul mio capo e successivamente su tutto il mio corpo.

Alla fine… eccomi là pronta all’ennesima carica dal basso.

L’oblò era aperto, quasi come se la lavatrice fosse lì pronta ad aspettare a porte aperte il nuovo incarico che le stava per esser assegnato.

Ho inserito i panni uno ad uno, con poca voglia e tanta fatica, ma ho pensato sinceramente che la fatica peggiore ora spettava a lei, alla mia cara Zoppas, mia collega da ben 8 anni.

La odio spesso la lavatrice. E’ vero, lo ammetto, spesso la odio perché mi fa lavorare; lei lava, ma io prima la devo caricare, lei lava, ma poi a me tocca stirare.

Ripensandoci però le voglio bene, lei lava e fatica, io carico, aspetto, scarico e stendo… si è vero la fatica peggiore spetta a lei. E questo pensiero mi permette di capire quanto sia un utilissima compagna.

Cominciano i giri di valzer, un po’ a destra e poi a sinistra, e nel frattempo con tanta ammirazione non posso che constatare quanto sia perfetto e indispensabile il suo operato.

Mentre lei lavora io sono lì tranquilla ad aspettare. Non posso fare altro che attendere la fine, rilassata dal dondolìo morbido e gradevole del cestello e dell’acqua, che rotolando imita il rumore delle onde del mare che si infrangono a riva.

Tutto d’un tratto la mia tranquilla attesa viene interrotta dalla ferocia della centrifuga.

Il massimo sforzo per la mia collega. Osservandola non posso non pensare alla fatica impiegata per questo passaggio lavorativo.

Sento il suo sforzo dentro di me, lo sento attraversare le mie braccia e le mie mani.

Sento che ora lei soffre e fa fatica ed insieme a lei soffro e fatico anche io.

Una fatica sua è una mia fatica risparmiata e non posso pertanto non esserle solidale.

Percepisco il suo grande impegno per portare a termine la sua missione.

La parte piu rilassante di questo lavoro è rappresentata dal risciacquo.

Ora lei si rilassa e insieme a lei mi rilasso anche io.

Sento l’acqua defluire nello scarico e penso convita, che la parte più faticosa sia ormai passata.

Le sto a fianco fino alla fine, passaggio per passaggio. Finalmente è l’ora dell’ammorbidente.

Mi immagino che anche lei, insieme al bucato, possa godere di un po’ di morbidezza, spero che il suo cestello possa essere delicatamente accarezzato dal profumo dolce dell’ammorbidente al muschio bianco.

Un ultimo e non indifferente sforzo le spetta: l’ultima centrifuga prima della fine.

Mi spiace rivederla soffrire, vederla dare il massimo per svolgere al meglio e portare a termine il suo lavoro. Lei gira e rigira ed io, sofferente per lei, non vedo l’ora che possa terminare.

Il rumore della sua fatica fortunatamente sta per finire.

Aspetto che si riposi un po’ prima di aprire l’oblò.

Missione compiuta.

Il lavaggio è ultimato, i panni sono perfetti, ben lavati e centrifugati al punto giusto in modo da asciugare più in fretta.

Ora ci dobbiamo salutare.

Abbiamo condiviso una nuova esperienza: un lavaggio insieme io e la mia Zoppas.

Sono giunta ad una conclusione dopo aver seguito passo per passo questo operato: d’ora in poi la mia lavatrice la vedrò con occhi diversi. No, non la odierò più.

Quando le porterò del lavoro da svolgere, la guarderò con ammirazione e con solidarietà e la ringrazierò col pensiero di chi sa capire la fatica provata per raggiungere una meta.

Grazie lavatrice, grazie mia cara Zoppas, grazie di esistere.

 

Un pensiero su “Io e la mia lavatrice”

  1. Ci sono oggetti che accompagnano la nostra esistenza e il tantam di tutti i giorni, regalandoci un aiuto notevole, prima fra tutti, la cara lavatrice, bella e utile invenzione, sempre più perfezionata e perfetta.
    Un grazie a lei per il suo lavoro, un grazie alle donne di fantasia, che sanno trovare nel quotidiano una ventata di allegria osservando con altri occhi il quotidiano.
    Sandra

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