Pagnotte…

Sabato 12 giugno, ore 8 circa: qui da noi, è una mattina di pioggia.

Quella pioggia battente e noiosa che ti fa pensare: vivo nella parte sbagliata della Nazione!

Abbiamo spento i caloriferi solo tre o quattro settimane fa, ma dell’estate non ci sono nuove.

Qualche giorno caldo si alterna ad altri da giacchetta antivento sempre pronta.

E pensi: non c’è giustizia! Qualcuno si fa il bagno al mare e qualcun altro va a nuoto a comprare il giornale!

Non batte bene questo sabato mattina, una giornata che si annuncia odiosetta.

La radio va, mentre sorseggio tè e mangio yogurt e cereali, come sempre quando è – o dovrebbe essere – estate e io passo alla dieta estiva inseguendo una forma fisica che non ho più, ma che è il mio limite personale nella visione della vita.

Ognuno, quanto a limiti, ha i suoi.

Ascolto la radio, tra una chiacchiera e l’altra che scambio con mio marito come in ogni mattina di questi quasi quarant’anni di vita insieme, un rito, perché è quel momento della giornata senz’altro insieme, da sempre.

Un ascolto distratto delle notizie del radiogiornale: i mondiali di calcio, il mafioso fintopovero, il razzista pericoloso, ma niente marea nera in un giorno di week end con le famiglie di mezza Italia, quella dove io non vivo, al mare.

Mi scoccia un po’ questo tamtam di cronaca nera, sembriamo uno Stato di mafiosi o di razzisti e penso tra me: grazie Mammarai!

Stacco musicale ed inizia “Blackout” .

Ecco il monologo introduttivo

In tempi in cui tutti si credono satirici, ma forse sono solo satiri, il conduttore del programma riesce sempre a conservare eleganza, arguzia, spirito di satira, appunto.

Mi piace.

Ma che dice?

Parla di soldi, di compensi a puntata dei conduttori di programmi RAI, quelli che si producono con i soldi del canone pagato dagli utenti, cioè i nostri soldi. Anche i miei.

Il conduttore ha deciso di palesare il  suo guiderdone, corrispondente alla centesima parte di quello di Fiorello.

E poiché ignoro quanto percepisca Fiorello per una sola delle sue apparizioni, ma immagino che superi il solito milioncino, mi faccio particolarmente attenta.

Il presentarore protesta per quella sua centesima parte di retribuzione, solo l’1%!, per un’attività di alta professionalità di uno che ha studiato moltissimo, si è laureato, ha superato un durissimo concorso e da venti anni non vede il becco di un miglioramento economico.

Non so se il dottor Vaime che conduce il programma, leggerà mai queste mie parole, ma se  dovesse  capitargli di farlo, converrà che ho riportato lo spirito del suo lamento e che spero che comprenda il mio.

In un tempo di vacche magre, tutti potremmo rinunciare ai cioccolatini, ma alla pagnotta no.

Anch’io, per parte mia, ho studiato moltissimo, anch’io ho superato brillantemente esami e concorsi, anch’io ho visto sempre apprezzata la mia alta professionalità, ma non credo di poter mai raggiungere in tutta la mia vita neanche l’1% della retribuzione annuale delle Coscelunghe e Reggiseniabalconcino (se indossati!) che spopolano alla TV.

E non che non sia stata in altra età bella… o simpatica…

Ma ai miei tempi, e anche adesso, qualche stupido sosteneva e continua a pensarlo, che l’insegnamento era una missione, un po’ come se l’insegnante fosse un bonzo che deve vivere di carità.

E gli insegnanti sono molti… come retribuirli in modo corretto?

E molti di loro sono ignoranti, qualcuno violento, qualcun altro pedofilo…

Già…

Ma il gran numero di persone coscienziose che tutte le mattine si alzano e arrivano puntuali a scuola e fanno più che diligentemente il loro lavoro e negli anni si fanno carico di educare i Nuovi Cervelli della Nazione, quelli che una volta laureati scappano all’estero – e su questa emorragia piangiamo, poi, disperati – dove li mettiamo?

Cosa percepiscono per ogni apparizione alla cattedra, ogni giorno?

Neanche un paio di decimi, in tutta la loro vita, di una sola apparizione di Fiorello in TV.

Per non parlare di tutti gli altri, quelli che non vorremmo tra i nostri parenti e amici e che da uno schermo televisivo pontificano su come dovremmo essere e ancora, per fortuna, non siamo.

Panem et circenses! si chiedeva nell’antica Roma.

Anche adesso, a quanto pare…

Per l’esperienza personale ho pensato solo agli insegnanti.

Ma tutti coloro che leggono, appartengono, per quanto li riguarda, ad una categoria di prestatori d’opera e di ingegno in questa Repubblica fondata non sulle banane, ma sul lavoro, persone normali che di certo rifletteranno sulle loro vite.

Persone miti, che chiedono rispetto e una “giusta mercede”, come diceva già agli inizi del secolo scorso, Leone XIII.

Perché se non c’è rispetto, cosa governa i rapporti tra gli esseri umani?

Ah, … dimenticavo … :  anche se Fiorello guadagna almeno un milioncino ad “apparizione” e anche se  il dottor Vaime, per la centesima parte di un milioncino, “appare” due volte alla settimana in radio guadagnando almeno un paio di decine di migliaia di dobloncini a settimana, che si sappia, a fine del mio intervento, che questa mia “apparizione” è gratuita e gentilmente concessa dal “padrone del bar” che si chiama Luca, quel giovanotto alto, là in fondo, che sta sorridendo… E  mi raccomando: che nessuno, poi, ci richieda scontrini fiscali, perchè nessuno ha dato niente a nessun altro.

(Per chi, infine, ne avesse la curiosità:  so per certo che  la Madonna a Medjugorie appare gratis).

13 pensieri su “Pagnotte…”

  1. Eh già la pagnotta. Peccato poi aver perso, in molti, il punto di vista dalla sana ambizione a migliorarsi, all’adorazione al dio quattrino, all’arroganza, all’arrivismo, alle scorrettezze in funzione di un dio che luccica di un giallo che ha sbiadito tutti i colori dei principali valori e in tutte le categorie: dal muratore al professionista.
    Homo Sapiens, hai costruito strade, grattacieli, scoperto mondi e vaccini, ti sei forse perso?
    Bel pezzo, 5st.
    Sandra

  2. 5 stelle sono l’unico strumento che ho per dirti quanto apprezzo l’ironia, la morale e le bellissime citazioni di questo pezzo. Complimenti! Vorrei averti avuto come insegnante!
    Grazie.
    Greta

  3. Come si suol dire: i soldi non danno la felicità, ma figuriamoci la miseria!
    Complimenti Anna, un testo bello che fa riflettere sulla nostra società: un saluto e 5 stelle Angela.

  4. Cara Angela,
    io non ci credo affatto che i soldi non diano la felicità.
    Ma chi lo dice? Quelli del cuore e della capanna?
    Ma, secondo te, se il Principe fosse stato poverissimo, la favola di Cenerentola avrebbe un senso?

    Cara Greta,
    Credo che i miei allievi mi ricordino tutti con affetto, così come anch’essi sono sempre nel mio cuore.
    Penso che siano stati anni in cui tutti, io e loro, ci siamo divertiti, io ad insegnare e loro ad imparare.
    Del resto andare a scuola deve essere un piacere, altrimenti uno se ne sta a casa. Non è vero?

    Cara Sandra,
    Le pagnotte…
    Vien voglia di farle diventar dure e tirarle dietro a tutti quelli che perdono il senso del limite, della realtà, della giustizia, della verità, dell’onestà e ci gabbano come se fossimo stupidi e non capiscono che stiamo solo sperando che la smettano…

    Un abbraccio a tutte
    anna

  5. Troppo spesso chi guadagnia una pagnotta grossa e consistente perde il senso della misura e non si accontenta più di quel che ha, anzi vorrebbe altre pagnotte ancora più grosse.
    Complimenti Anna per questo tuo scritto bello e ironico.
    E siccome in questo sito pagnotte non se ne danno, ma si danno solo stelline io ti saluto dandoti tutte le cinque stelle, ma se potessi farlo te ne darei ancor di più.

  6. I soldi da soli non rendono felici… anzi troppi ti condannano ad una feroce solitudine perchè ti fa circondare di iene e sciacalli e ti devi sempre guardare le spalle e non si può vivere come animali braccati ed essere felici. Ma avere abbastanza soldi per essere liberi di alzarsi la mattina e scegliere cosa fare e dove andare e avere tutto il tempo libero che si vuole è una ottima base per essere felici… brava come sempre…

  7. Grazie, Lucia!
    Carissima, è vero il senso della misura è una dote rara.
    Per questo vale molto e stimo molto chi ha questa dote.

    Caro GiuseppeAntonio,
    non pensare che io sia venale, ma secondo te è più triste uno sfigato senza soldi o uno sfigato ricco?
    Potendo scegliere, meglio essere tristi, ma danarosi, così si potrebbero scordar le pene annegandole nello champagne, piuttosto che nel vin de pomm …
    Quanto agli amici è solo una questione di scelte, non sono come i parenti che sono tappe obbligate.
    Come diceva Lord Hume, alla base di una grande ricchezza o di una grande nobiltà ci sono sempre un gran filibustiere o una gran p…
    L’importante è appartenere almeno alla terza generazione!

    Un sorriso e un abbraccio ad entrambi.
    a

  8. Grazie di aver letto!
    La pagnotta è una cosa concreta, senza di essa hai voglia di scrivere, scrivere, scrivere!

  9. Ciao Pagnotta il mio pseudonimo come vedi è aliena, che non è altro che l’acronimo del mio nome vero, un giorno mi sono messa a giocherellare con le sue lettere ed è venuto fuori questa parola ALIENA, in un momento un pò particolare della mia vita; in quel periodo della vita di ciascuno di noi in cui non si è né carne né pesce, L’ADOLESCENZA, e infatti mi sentivo così in quel periodo un’ALIENA, non mi riconoscevo in nulla, né nella politica (dove solo qualche anno prima come un modesto don Chisciotte Della Mancia, però orfano del suo fidato scudiero sancio Pancia che combatteva i suoi mulini a vento che a l’epoca era il ministro dell’istruzione o il capo del governo di turno) non me ne importava più nulla, mi erano estranei, quei miti, quegli ideali (per cui avrei combattuto fino all’estremo delle forze) che mi sembravano immortali, intramontabili. Ora non me ne importava più nulla. Ecco l’origine del mio nik-name (per dirla con gergo della chat) pseudonimo.
    Ho letto il tuo racconto, esternazione e riconfermo, ancora una volta, il mio pseudonimo, perché ancora una volta non mi riconosco nella televisione di oggi fatta tutta di lustrini e paiette, fatte tutte di ragazze di bassa lega pronte a vendersi per un posto di veline. Dove la cultura è rilegata alle ore più impensate della notte, (perché vi è un direttore come Della porta che tenta di farne) è vero si vive per la pagnotta, i soldi a fine mese, per pagare bollette, e collegamenti internet che ci tengono collegati con il mondo fuori dal proprio portone di casa. Ma a tutto questo io dico che si può fare a meno di dare cifre astronomiche a conduttori perché si possano mantenere la villona al mare o in montagna, mi sono stufata e dico basta.

  10. Sono capitata per caso in questo “sito” (si chiama cosi?)
    e ho potuto leggere due “pezzi” di tale Anna (insegnante); due perle.
    COMPLIMENTI!!
    Sottile e fantastico il parallelo Cicerone-Catilina e “minoranze” e “catiliniani” nonchè la puntualizzazione che una verità è tale a prescindere dall’indice di gradimento della maggioranza,
    viceversa l’opinione della maggioranza non sancisce di per sè una “verità”…
    Cara Anna, ancora complimenti,
    non posso dire che ti avrei voluta come insegnante, poichè mi sa che siamo coetanee… Anch’io ho insegnato per molti anni, ma non scrivo (nè penso) bene come te.
    Ciao, spero di rileggerti.

  11. Grazie, Paola, della tua lettura attenta.
    Non credo per nulla che dopo anni spesi nella scuola tu non abbia imparato a “destreggiarti” tra minoranze e maggioranze, apparenza e realtà, equilibrio e presa di distanza, ricerca del buono nell’altro e speranza di riuscire a comunicare il buono che è in te.
    Non credo che dopo riunioni fiume, tanto inutili quanto pretenziose, tu non abbia imparato ad esprimere quelle quattro idee fondamentali, con poche dissertazioni e precisazioni, che stanno alla base di tutto e che riportano il discorso alla sua evidente essenzialità.
    Non lo credo affatto, perché nel mondo della scuola – e non solo lì – è una questione di sopravvivenza.
    Io mi limito a scrivere in bella forma, quello che è il pensiero dei più, spesso e purtroppo silenzioso, visto che a volte sembra che la verità cammini a braccetto con il volume della voce di chi interloquisce.
    Quanto alla democrazia, sconvolge sempre appurare l’dea che non è la quantità che dà la verità.
    L’idea della “verità in sè”, incontrovertibile e inconfutabile è un concetto ostico da digerire.
    Meglio urlare tutti insieme, convinti che la democrazia equivalga al macello, alla possibilità di rissa – e non solo verbale -, piuttosto che al rispetto del pensiero e della persona dell’altro.
    La vecchia e sana idea che “la mia / tua libertà finisce dove comincia la tua / mia libertà” sembra più diffice da introitare che un serpente a sonagli vivo.
    Mala tempora currunt….!
    Un sorriso.
    anna

  12. Ciao Anna,
    mai superficiale eh!!
    Grazie per avermi dato riscontro.
    Carino anche il saluto…
    ti lascio con un banale augurio:
    UN 2011 COI FIOCCHI!!!
    Tornerò a leggerti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *