Sam

Il telefono squillò e pregai tutti i santi del cielo che fosse lei.
Mi precipitai al piano di sotto e risposi con affanno ed eccitamento.
“Pronto, ciao sono Richard, volevo chiederti se potevi venire a casa mia stasera, verso le 9. Ci sono anche Anna, Paul e Samantha! Allora vieni Vincent?”.
Il cuore mi battè forte, come un treno sulle rotaie, al solo sentir pronunciare il suo nome… Samantha, mi immaginai il suo angelico viso e la sua voce ipnotizzante.
Lei era la mia nuova cotta, erano mesi che provavo ad avvicinarmici, ma, sia il mio carattere timido, sia perché sembrava così irraggiungibile, mi bloccavo ogni volta che il mio sguardo incrociava il suo.
Sam era una ragazza da poco trasferita nella nostra scuola, tutti le ronzavano intorno, ma lei sembrava non interessata a nessuno, neanche a me… quindi mi chiesi come diavolo aveva fatto Richard ad invitarla a casa sua quella sera, che si sia innamorata di lui?
Eppure era palpabile una certa gelosia che il mio compagno di classe provava su di me, come se lui avesse visto per prima Samantha e voleva starle accanto.
Forse mi aveva invitato proprio per farmi vedere che lui era riuscito ad invitarla a casa sua e io no. Perché detta francamente, non ci stavamo neanche simpatici io e Rich.
Comunque accettai e chiusi il telefono, non vedevo l’ora di vedere i suoi occhi verdi e annusare il suo dolce profumo di balsamo emanato dai suoi lunghi capelli neri come la notte. Era così tutti i giorni a scuola.
Suonai alla porta e la mamma di Richard mi fece accomodare, mi fece strada verso la cameretta dove gli altri compagni mi aspettavano.
“Sempre il solito ritardatario eh?!” – mi rimproverò Anna.
Erano tutti seduti in cerchio vicino al letto e stavano spettegolando sul mio ritardo come fanno le comare nei paesi piccoli ma affollati.
“Più che ritardatario, a me sembra un ritardato!” – si mise a ridere Paul… il simpaticone di classe, espansivo ed estroverso, si faceva beffa di tutti e si credeva sempre di essere il migliore su di ogni cosa.
Paul ed Anna si stavano dando baci e carezze, come se le loro frasi avevano dato più sintonia alla loro relazione (non capivo cosa Anna vedesse in Paul), e lì seduta vicino ai due fidanzatini c’era lei, Sam. Mi fece un sorriso poi guardò per terra.
Richard mi fece accomodare vicino Paul nel cerchio, ma ancora non capii cosa stessimo facendo messi così.
“Vi ho chiamato ragazzi,” – incalzò Rich, sedutosi accanto a noi per chiudere il cerchio, “perché ho deciso di fare una cosa che non avevo mai fatto prima!”.
Avevamo tutti pressappoco 16 anni e non sapevamo affatto in cosa stessimo per cacciarci, ma qualcosa mi disse che dovevo continuare, che dovevo accettare quell’invito e la proposta che Richard ci avrebbe fatto da lì a poco.
Notai subito al centro del cerchio candele e pietre preziose, sopra una tavolozza di legno con numeri e lettere dell’alfabeto.
Sapevo cosa consisteva tutto ciò, ma non riuscivo a capacitarmi nel perché scelse proprio noi. Voglio dire, c’erano molti altri ragazzi e ragazze nella nostra aula, perche noi quattro eravamo lì quella sera a casa di Richard che ci proponeva di fare quello che io già immaginavo?
“Come sapete mio padre è morto pochi mesi fa!” – disse nervosamente Rich, “se esiste qualcosa dopo la morte, voglio parlargli e farmi dire che sta bene, che le brutte ferite di quel maledetto incidente sono sparite!”.
Guardai il ragazzo con un colpo al cuore, era molto legato a suo padre e di certo fu una perdita molto grossa sia per lui che per sua madre.
Nessuno di noi si era mai cimentato in qualcosa del genere, ma poco importava, Rich era deciso ad andare avanti e giunse al fatidico punto… “Stasera, ragazzi, ci spingeremo oltre la razionalità, sfioreremo i dubbi che attanagliano ogni essere umano e varcheremo la soglia dell’ignoto e dell’arcano… una seduta spiritica!”.
“Ahahahah, mi voglio godere quest’altro flop, sarà peggio dell’ultimo programma andato in onda sul canale 3!” – si mise a ridere Paul parlando di un programma televisivo, un documentario sui dinosauri estinti seguito praticamente da nessuno.
“Sei sicuro di volerlo fare, Richard? Non credi sia, come dire, pericoloso?” domandò Samantha con la sua dolce voce al ragazzo.
“Niente affatto! Sarà una passeggiata, mia nonna era conosciuta in paese come grande sensitiva e mi sono chiesto se anche io abbia ereditato qualche suo ‘dono’!” – rispose Rich.
Sam cominciò a mordersi il labbro inferiore, nervosamente si mise a giocare con ciocche di capelli.
“Tua nonna era una strega??” – spezzò il silenzio la domanda, fuori luogo, di Anna.
“Te non ne sai niente di queste cose, e non osare chiamare mia nonna strega… era semplicemente una che percepiva presenze e le aiutava a trovare la luce!” – spiegò il ragazzo.
“Na pazza da manicomio?!?” – disse sguaiatamente Paul e aggiunse, “Immagino tua nonna fare a botte con l’aria e poi accendergli un lumino… ‘su su segui la luce!’, ne aveva amici tua nonna almeno?” – Paul era in lacrime dalle risate. Io non trovavo nulla di tutto ciò ridicolo, uno perché avevo forte rispetto per i defunti e due avevo forte rispetto per gli anziani e il paranormale lo trovavo alquanto affascinante.
“Che cosa dovremmo fare noi? Cosa cercherai di domandare a tuo padre?” – dissi con aria seria. “Vincent, anche se non si direbbe, tu mi sembri il più adatto a chiamare mio padre, quindi darei a te il comando del gioco!” – mi rispose il mio compagno. Ma poi perché io?!
“E perché io e non Paul o Anna oppure…” – “No! Tu credi molto in queste cose e vorrei che tu mi aiutassi!”- mi interruppe Richard.
“Credevo fosse ereditaria, ma io, pur avendo avuto mia nonna, sono troppo scettico, invece tu Vincent sembri più sicuro, te lo leggo negli occhi!”.
Guardai Sam che mi fece un sorriso strozzato, somigliante più ad un ghigno e riguardò per terra.
Accettai la proposta e mi cimentai come medium per la prima volta, ero elettrizzato e spaventato allo stesso tempo.
Rich diede ad ognuno di noi un foglio dove recitare alcune frasi mentalmente ed io ero già pronto a prendere le redini di questa ‘pazzia’!
Sul foglio gli altri quattro ragazzi ripetevano tra sé “NEGLI OCCHI DEL VERO AMORE IL DEFUNTO TROVERA’ LA SUA PACE E SARA’ PRONTO PER ESSERE ASSUNTO”.
“Spero mio padre vedrà i miei occhi pieni d’amore e vorrà comunicare con me!” – disse quasi lacrimando Richard.
Passarono una manciata di minuti quando la tavolozza si mosse di pochi centimetri.
“Oddio, smettila Paul!” – riproverò Anna, “Non stiamo più giocando!”.
“Ma io non ho fatto un bel niente, amore!” – si difese il ragazzo.
“Continuiamo ragazzi, ci siamo quasi, lo sento…” – mi feci scappare queste parole anche se non sapevo di cosa stessi parlando.
Tenevo in mano una puntina che si sposto sola verso la lettera A, poi la lettere M, O, per giungere alla R e infine alla E… “AMORE”.
“Mio padre sta cercando di dirmi qualcosa, voglio sapere di più!” – vedevo Rich nervoso e molto scosso, di una determinazione fuori dal normale, anche il suo sguardo cambiò, era diverso, come posseduto da una strana forma di sete di conoscenza che non si poteva colmare con nessun libro.
Proseguii e feci una domanda all’essere che tentava di comunicare con noi… “Dove ti trovi adesso?” – dissi con voce strozzata in gola.
“QUI!”.
Una voce rauca ma allo stesso tempo profonda e rilassante si propagò per tutta la stanza… i quadri cominciarono a tremare, i piedi del letto sbatterono con forza il pavimento, le ante dell’armadio si aprirono e chiusero velocemente.
“Io me ne vado!” – urlò impaurita Anna, ma niente valse il suo aggrapparsi alla porta, perchè fummo chiusi al suo interno, la chiave era sparita e la stanza cominciò a raffreddarsi tanto che lo specchio e finestre si appannarono ed era visibile il nostro respiro.
“Ma che diavolo…” – si fece uscire Paul con voce tremante dal freddo.
“P-P-papà?” balbettò Rich, “Ti voglio solo…” – si interruppe il ragazzo quando vide il letto lievitare ad un metro da terra.
“LE CANDELE!!” – gridai e vedemmo che le fiamme si erano rovesciate sul tappeto, come se tutto quel freddo anomalo alimentasse il fuoco… infatti sentimmo più freddo nonostante stesse andando a fuoco metà stanza.
Allora mi feci forza e tornando alla tavolozza urlai, “CHI SEI?”.
Sullo specchio appannato si formarono delle lettere.
Mi precipitai davanti ad esso e scorsi tre lettere “S”, “A”ed… “M”. Sam? Che quell’entità voleva impadronirsi di Samantha?
Corsi al centro della stanza e notai che la ragazza era rimasta seduta, immobile in uno stato di trance.
“Sam svegliati, sei in pericolo!!” – le urlai in faccia, strattonandola… Intanto gli altri stavano cercando di spegnere le fiamme propagatesi quasi in tutta la stanza.
“Sam, Sam… svegliati!!”, ma la ragazza non rispose… e se l’entità si stesse prendendo il corpo? Che fine avrebbe fatto lei?
“Sono io…”, riconobbi la voce della ragazza, “Sono io…”
“NOOO!” – sbraitai a squarciagola, la presenza aveva già preso il suo corpo, era la fine per lei e per tutti noi.
“Vincent, sono io!” – ripetè Sam, “Quell’entità sono io! Mi dispiace!”.
La ragazza aprì gli occhi e pronunciò la frase del foglio dato da Rich, e con gran sorpresa mi disse, “Adesso guardami Vincent, perché anch’io ti ho sempre amato da quando ti ho conosciuto!”. Senza rumori né grida mi sentii avvolto in uno stato di benessere e vidi Samantha negl’occhi.
Una luce splendente avvolse la ragazza che piano piano si stava sgretolando, le fiamme e il freddo sparirono, i rumori di ante o finestre che sbattevano si fermarono.
“I tuoi occhi pieni d’amore mi hanno fatto vedere la luce, Vincent! Grazie mille!”. La ragazza si dissolse in una nube di luce intensa che a sua volta si spense.
“Ma che razza di scherzo è stato?” – ci accusò Paul puntandoci il dito contro.
Notammo che le fiamme non fecero nessun danno, né a cose né a persone… ma soprattutto notammo che quel freddo sembrava non esserci mai stato. Tutto era al suo posto perfettamente al suo posto.
Rich corse da me e mi disse, “Cosa ti ha detto mio padre?!”.
“Non era tuo padre, ma non vedi che manca una persona tra noi? Era lei, lei, uno spirito che cercava pace!” – gli dissi con lacrime agli occhi.
“Ma cosa stai dicendo Vincent? Siamo noi quattro!”, mi rispose confuso Richard. Ed Anna e Paul mi guardavano perplessi.
Non si ricordavano nulla di Samantha, anche a scuola, molti giorni passarono sparlando del fenomeno avvenuto in camera di Rich, ma nessuno ricordava Sam. Ero distrutto dentro, ma almeno ebbi la consapevolezza che la ragazza aveva trovato la sua strada verso la luce, donatagli dal vero amore dei miei occhi. Ed ebbi la consapevolezza che il vero amore non muore mai.

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