Di un bacio incinta

Non era alta, poco magra, aveva anche un seno vigoroso, eppure era tanto giovane.
Carnagione chiara con due deliziose guance rosee, viso tondo con due grandi occhi così e delle labbra rosse, fresche.
I capelli erano di un biondo dorato, per questo era chiamata Dora.
– Ehi scusa? Possiamo conoscerci? – aveva accennato Giorgio tentando un timido approccio.
– No! Mi dispiace, devo andare! – rispose lei e attaccatasi al braccio della sua compagna continuò a camminare su e giù per il corso, sotto le colorate luci delle luminarie accese in occasione della festa.
Dora era più splendente delle luci, non aveva mai visto prima Giorgio, ma sentiva il suo cuore palpitare animosamente come mai gli era successo.
Giorgio continuava a seguirla, a braccetto del suo amico.
Cercava di mettersi in mostra, saltava, urlava, rideva fragorosamente, si fermava con gli altri amici che incontrava nel corso e si dava delle arie da grande ma non la perdeva mai con lo sguardo.
Voleva fare colpo su di lei e ostentava una sicurezza disarmante, ma era solo apparenza, nel suo animo temeva di non piacere alla ragazza che aveva adocchiato.
Dopo tanti va e vieni, Dora si fermò davanti ad una bancarella e osservò un anellino fatto di pietre preziose, naturalmente finte.
Questo fu, per lui, il momento propizio per un nuovo tentativo, comprò l’anellino e lo diede a lei.
– Ma non dovevi andare?
– Sì, ma sono rimasta un altro po’!
Lasciati soli dai rispettivi amici, continuarono a parlare e a camminare su e giù per la festa.
Fattosi tardi, si lasciarono dandosi appuntamento per la sera dopo.
La notte e il giorno successivi passarono troppo lentamente per i ragazzi che ripassarono attentamente i lieti momenti trascorsi assieme e aspettarono ansiosi i lieti momenti che dovevano ancora passare assieme.
Giunta finalmente la sera, Dora e Giorgio si rincontrarono nella villa comunale che si affacciava sul corso.
Lì le luci delle luminarie giungevano più fioche e apparivano come colorate stelle del cielo, almeno per i loro occhi innamorati.
Trascorsero tutta la serata a parlare di loro e degli altri, di tutto e di tutti, e nel parlare e tra il parlare si diedero un bacio.
Il primo bacio, quello che è concesso solo ai grandi, ma che fa ritornare i grandi puri come i ragazzi.
Un sogno da rincorrere, da desiderare, perché chi l’ha provato ha raccontato di una cosa meravigliosa, di un momento indescrivibile, questo è quello che i loro amici che lo avevano già saggiato, dicevano del bacio.
E pure per loro fu magia.
Dora, nel suo letto, non faceva altro che pensare a Giorgio, a quel bacio straordinario, a quando sarebbe accaduto di nuovo, forse domani…
Pensò alla madre, che se l’avesse saputo, l’avrebbe rimproverata, punita.
Lei che gli raccomandava sempre di non farsi convincere dai ragazzi, di stare attenta, che era troppo piccola.
Pensò pure che con quel bacio sarebbe potuta rimanere incinta.
Sapeva benissimo che non era possibile, con un bacio non si resta incinta ma quel pensiero la faceva essere felice, si sentiva legata per sempre a Giorgio.
La terza sera della festa era anche l’ultima, era quella del concertino e dei fuochi a colori.

Dora aspettava impaziente Giorgio, avrebbero assistito allo spettacolo canoro mano nella mano, cullati dalle dolci note di quel cantante neomelodico che piace tanto alle ragazzine, e anche a lei.
Aspettò inutilmente.
Il cantante iniziò il suo concerto, ma Giorgio non arrivò.
Tra la gente cominciò a circolare una voce.
– E’ stato ucciso un ragazzo! – dissero.
Dora ebbe un tremito di terrore che non smise fin quando le voci non furono più precise.
– E’ un ragazzo della masseria d’ò pecuriello! E’ stato sparato!
– L’ha sparato Giorgio, il figlio di Nicola o’ malamente!
Le voci divennero sempre più insistenti e dettagliate.
Dora fece subito ritorno a casa, da sola, i genitori e i fratelli erano tutti alla festa.
Si chiuse dentro e rinchiuse se stessa nel vuoto isolamento della sua stanzetta.
Giorgio era un tipo bellicoso, era sempre al centro di litigi fra ragazzi.
Gli amici lo chiamavano apposta quando c’era da menare le mani.
Già nei giorni precedenti alla festa si era sfiorata la rissa con quelli della masseria d’ò pecuriello e si erano dati appuntamento per quella sera al campo delle giostre.
Quelli della masseria d’ò pecuriello, portarono un ragazzo più grande, il loro campione, uno con delle mani enormi quanto due pale.
Giorgio, invece, portò con se la pistola di suo padre, e la diede in custodia ad un suo amico fidato, non voleva che Dora la vedesse.
Suo padre era un tipo poco raccomandabile, più di una volta si era trovato in qualche guaio.
Era stato in prigione, perché litigando con un vicino, aveva dato fuoco al suo campo di grano.
Giorgio già altre volte aveva preso la pistola del padre, senza mai usarla, prima d’ora.
Il ragazzo grande della masseria d’ò pecuriello gli diede due schiaffi e lui non esitò a farsi dare l’arma, sparandogli in faccia a bruciapelo.
Dora, sul suo letto, sobbalzò al primo colpo di mortaio che segnavano la fine della festa, si recò alla finestra e si mise a guardare i fuochi.
Nel cielo scuro di quella notte brillarono luci e colori che si riflessero nelle lacrime sul volto scuro di Dora.
Non si dimenticò mai di lui, gli scrisse tutti i giorni che passò in carcere, ma ricevette raramente qualche risposta.
Aveva abbandonato la scuola ed era ingrassata tanto, il dolore l’aveva portata a non riuscire più ad aprire un libro e a darsi da fare con il cibo.
Il suo volto, però era rimasto uguale, sempre carino e un sorriso sereno dal quale non trapelava il dolore che serbava in seno.
Dopo cinque anni, Giorgio uscì di prigione, e si incontrarono di nuovo per continuare quello che era stato brutalmente interrotto in quella tragica notte di festa.
Per continuare ciò che aveva avuto inizio con quel bacio.
E continuarono, continuarono ancora…
I genitori di lei, gente semplice, onesta e dedita al lavoro, erano ormai a conoscenza di quell’amore celato e cercarono in tutti i modi di contrastarlo.
Volevano farle capire che con un ragazzo del genere non avrebbe avuto futuro, che era meglio dimenticarlo.
Infatti, Giorgio non cambiò il suo stile di vita, in carcere si era garantito la protezione di persone potenti, adesso doveva ripagare prestando servigi.
Un giorno, mentre era al bar, dei malintenzionati, mandati da persone a cui aveva dato fastidio, lo picchiarono a sangue, distrussero il bar, e attentarono all’incolumità del gestore e dei presenti.

Gli sforzi dei genitori di Dora si moltiplicarono per far dimenticare alla propria cara figlia quel ragazzo che cresceva e sarebbe presto diventato “o’ malamente”.
Inoltre, la madre di Giorgio, andava confidando a tutti l’amore tra i due ragazzi, di Dora che era perfetta per il figlio, la ragazza ideale.
Tutto ciò infastidiva i genitori di lei, e li fece accanire ancor di più nel loro intento di tenerla lontana da lui.
Chiesero aiuto anche ad una psicologa e portarono Dora da lei.
– Ciao Dora, sono la dottoressa D’anobbio, però chiamami Tiziana. Allora, parlami della tua vita, anzi, parlami di Giorgio.
E per mesi e mesi si andò avanti con continue sedute.
– Ciao Dora, come va? Ti vedo più cicciotella, stai mangiando molto?
– No Tiziana, è solo che in questo periodo sono più poltrona del solito, ho le mie cose…
Sai, ho conosciuto un ragazzo da sogno, ha due occhi da cerbiatto, è il nipote di una mia parente, mi ha riempito di coccole e attenzioni.
Erano passati come il vento altri due anni, e Dora questa volta sembrava avercela fatta a dimenticare Giorgio.
Era giunto, come ogni anno, il periodo della festa e di nuovo le strade erano illuminate da vivaci colori.
La madre di Dora, tornava a casa a braccetto col marito per la strada isolata, scambiandosi effusioni come avevano fatto da giovani.
Erano ormai tranquilli per la figlia, che mostrava altri interessi, diversi da Giorgio.
Entrati in cucina, trovarono una lettera sulla tavola.
“Cara Mamma, caro Papà,
So che nella mia vita vi ho dato tante delusioni, ma questa forse sarà la peggiore.
Sono incinta, scappo via con Giorgio.
Anche se non lo credete, vi voglio immensamente bene!
La vostra Dora.”
Passarono una notte e un giorno per riprendersi dall’accaduto, per quelle disgraziate persone che avevano speso tutto il loro amore per la figlia.
Dora era in salotto a casa dei genitori di Giorgio, era riuscita a tener nascosta la sua gravidanza per quattro mesi grazie alla sua obesità variabile, ma ora cominciava ad essere evidente.
Era riuscita ad ingannare tutti, i suoi genitori, i fratelli, gli amici, la psicologa e forse anche se stessa.
Seduta sul divano a guardare la TV sentì suonare il campanello della porta.
– Siamo i genitori di Dora, possiamo vederla?
– Accomodatevi!
Dora si alzò dal divano e rimase immobile, non ebbe più la forza di muoversi.
Alla vista della madre e del padre cominciarono a brillarle gli occhi e ad erogare lacrime di contentezza.
Tutto finì in un abbraccio infinito.

2 pensieri su “Di un bacio incinta”

  1. Dalla dolce, indimenticabile adolescenza, alla vita vera in salita.
    Il ricordo del primo bacio è per molti, sublime e indimenticabile. La vita vera, con le sue conseguenze, a volte è dura, ma se si hanno genitori comprensivi, amorevoli, tutto è superabile, nel bene e nel male.
    Ben arrivata-o- Masfer.
    5 st.
    sandra

  2. Una storia ricca di sentimenti ed emozioni. Non ho parole, veramente brava

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