La Bomba

– New York, la mia città adottiva.
Da quando ho lasciato Marte per eseguire il mio compito è diventata la mia città.
Il mio compito o la missione che da altri mi è stata assegnata? Perché io?
Perché mi hanno creato per compiere questa missione!
Il mio sacrificio servirà a salvare il mio pianeta. E’ per questo che sono venuto sulla Terra, è per questo che sono stato creato, per compiere una missione: essere sacrificato in nome del pianeta Marte.
E dovrò farlo qui, a New York, nel posto della terra dove vivono più umani, dove sono maggiormente concentrati, in una metropoli come New York ribollente di energia e di vita.
Ma nonostante la sua vitalità e la sua energia, New York potrebbe essere il posto più solitario dell’universo, specialmente per uno come me.
Si, uno come me! Mai nato! Mai generato da nessun essere di nessuna specie! Solamente creato in un laboratorio per portare a termine una missione.
Clonato! Si! Clonato! Ad immagine e somiglianza di un umano rapito più di cinquanta o sessanta anni fa dai marziani.
Chissà? Chissà se quell’umano aveva una famiglia; dei generatori; una donna umana che vivesse con lui, della prole genetica, parenti… figli… amici…
Alcuni saranno morti, altri porteranno il suo nome e seppur sia scomparso dalla Terra da tanti anni, conserveranno ancora il suo ricordo… per sempre!
Ma io non sono solo su questo sventurato pianeta, ce ne sono altri come me, simili a me, uguali a me, col mio stesso destino.
Nelle maggiori metropoli della Terra c’è uno di me che dovrà compiere la mia stessa missione.
Siamo fratelli sparsi su questo pianeta, figli dello stesso laboratorio incavato sotto un arido promontorio di Marte ma conformi ad uno sconosciuto umano.
Né terrestri né marziani! O forse tanto terresti quanto marziani.
E allora perché stare dalla parte degli uni invece che degli altri; perché portare a termine la mia missione?
Sarebbe molto meglio farla finita prima di… –
La guglia della chiesa era immersa nell’ombra degli alti palazzi newyorchesi e si affacciava sulla 24esima strada oramai isolata per l’ora tarda ma illuminata dalle grandi insegne e dai maxischermi LCD che trasmettevano le immagini veneratorie delle multinazionali.
Daw Beta Bio era seduto sulla guglia, immerso nei suoi tortuosi pensieri, quando il sopraggiungere di un auto lo interruppe.
– Sono loro, quei maledetti che ci hanno fregato la partita di droga! Fermati che gli daremo una bella lezione. –
Due uomini scesero improvvisamente dalla macchina impugnando delle pistole e si diressero minacciosi verso altri due loro simili.
– Questo quartiere è nostro! – urlò il primo e fece partire una raffica di proiettili che colpirono uno dei due ladri uccidendolo.
L’altro invece si rifugiò nella chiesa.
– Tu aspetta qui caso mai dovesse scappare. Io vado dentro a prenderlo – ordinò l’assassino al suo complice e si introdusse all’interno alla ricerca del fuggiasco.
Daw Beta Bio aveva assistito all’agguato in silenzio, saltò dalla guglia atterrando alle spalle del malvivente rimasto nella strada.
L’afferrò per il giubbotto e con un enorme salto si ritrovò seduto di nuovo sulla guglia tenendo l’uomo sospeso nel vuoto.
– Umani, Vi uccidete fra voi, per cosa? Tentate di distruggere continuamente tutto ciò che vi sta attorno, anche a scapito della vostra stessa incolumità. Questo è il vostro senso di giustizia? Così come avete giustiziato il vostro simile? –
– Cosa intendi fare? Non lasciarmi cadere! Noooo! –
L’urlo riecheggiò nel vuoto durante la caduta. Atterrò tra le braccia di Daw Beta Bio che si era lanciato dall’alto della guglia per salvare l’uomo che aveva lasciato cadere.
Guardò verso la chiesa e vide attraverso i muri un sacerdote morto, accasciato al suolo in una pozza di sangue che si era gettato innanzi all’uomo armato per non far uccidere l’altro suo simile.
– Ma sapete amare; morire pur di salvare un vostro similare. Vattene, chiunque deve avere una seconda possibilità. –
– Ancora per poco! – aggiunse tra sé mentre guardava l’umano scappare.
Entrò in chiesa, raggiunse il corpo del sacerdote morto, si inginocchiò al suo fianco e con la mano gli accarezzò la fronte insanguinata.
Un rumore metallico gli attraversò il cervello.
– E’ il segnale! E’ ora di portare a compimento la missione per cui sono stato creato. –
Daw Beta Bio si sedette per terra, tirò su le ginocchia, piegò la testa su di esse poggiando le braccia intorno alle gambe.
– Io sono la bomba! Creato dai marziani. Mandato sulla Terra per iniziare la guerra… Sono simile agli umani nell’aspetto ma all’interno del mio corpo c’è una capsula di nihiltronio, quantità necessaria a distruggere tutta New York. Il mio compito è esplodere e uccidere quanti più umani possibili. Gli umani stanno facendo morire il loro pianeta. Sfruttano la conoscenza scientifica con un fine di distruzione. Hanno inquinato la propria aria, le proprie acque, il loro suolo. Stanno uccidendo la Terra e adesso tentano di distruggere anche Marte trasportando su di esso, con le loro astronavi, le scorie radioattive prodotte come rifiuti della loro scellerata condotta di vita.
L’unico modo per fermarli e eliminarli tutti. Per questo sono stato creato su Marte e sono giunto sulla Terra; per preservare la razza marziana. Sono pronto per sacrificarmi. Sono pronto per esplodere. Sequenza attivata. –
Alzò di colpo la testa e aprì gli occhi.
– No! Non posso! Non ancora! –

5 pensieri su “La Bomba”

  1. Interessante, poco sviluppato e troppe spiegazioni. Queste dovrebbero trasparire tra le righe come era uso fare Robert Sheckley, uno dei maghi della fantascienza. Così il racconto avrebbe preso più forza.

  2. E’ una storia che ti prende, molto bella e scritta bene, ma come si fa leggere il finale?? Grazie 🙂

  3. Ciao, cosa vuol intendere quando ad un certo punto dice:
    ”sarebbe meglio finirla prima di…” ?
    storia molto bella che colpisce ma gradirei capire il significato di questa frase per comprendere appieno la morale della storia.

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