Pugnalata finale

Vorrei essere diversa, meno stupida e sentimentale.

“Sei una delusione” queste le tue parole. Non m’importa se eri arrabbiato, non riesco a giustificarti. Sto cercando di fare del mio meglio, ma è difficile cimentarsi in qualcosa di nuovo, ed uscirne vincenti. Avevi promesso di aiutarmi, di starmi vicino nella cattiva e nella buona sorte, ma fino ad ora sei solo riuscito a rimproverarmi di non essere come tu volevi e vorresti.

Il buffo sta nel fatto che nemmeno tu sai ciò che vuoi.

Siamo persone sole io e te, circondate da cerchie di amici inutili, solo facciate. I nostri cuori, come monolocali, ospitano solo una persona: nel mio tu, nel tuo io! Se io ti ho deluso, lo fai anche tu nel dirmelo, cadendo nel più profondo degli abissi: l’incomprensione.

E allora di nuovo: “cosa vuoi?”

Cercavi una compagna o una rattoppatrice della tua felicità passata? “il passato è passato” me lo dicesti tu stesso, ma ci credevi davvero? E se fosse stato così, perchè non hai iniziato a vedere la nostra relazione come un’opportunità per “creare” insieme una nuova felicità?

Ho sofferto anch’io, porto addosso, e dentro di me, ferite di momenti incancellabili, ma…”il passato è passato” e non ho mai voluto rovinare ciò che speravo stessimo costruendo insieme e che, mio malgrado, spero ancora.

Ti sto accanto, cerco di capirti ed imparare, giorno dopo giorno, ad essere migliore, per te, per me, per noi. Purtroppo non ci riesco se tu pensi che io sia una delusione. Non ci riesco se ti arrabbi perchè il mio modo di pensare e vedere le cose, pur arrivando alla tua stessa conclusione, percorre una strada diversa dalla tua. Non ci riesco se, metaforicamente parlando, compro un maglione bianco e nel mostrartelo tu ti arrabbi e mi dici che era meglio nero e, una volta comprato nero, ti arrabbi perchè era meglio bianco…

La tua paura di essere abbandonato, come successo in passato, non giustifica le tue parole, i tuoi gesti. Francamente non penso di meritarmelo.

Ti arrabbi perfino se mi vedi più contenta del solito ed inizi a trattarmi come se fossi una stupida, con aria di sufficienza, quasi come se non fossi in grado di combinare nulla di buono. Mi hai ferito, ma ho fatto finta di niente, ho continuato a tirarti dentro nel mio mondo, nelle mie cose, tu, quando vi partecipavi, eri sempre con quell’atteggiamento rigido, come a voler dimostrare ancora di più la tua rabbia. Ma rabbia di cosa?

Continui imperterrito a ribadire i tuoi “perchè” i tuoi controsensi, sfogando su di me una paura che non ha motivo di esistere…

Pago ancora oggi le rimanenze del tuo ultimo affronto e nonostante il tempo passato, ancora non so che dire, se nonchè avrei voluto poter rispondere alla tua ultima frase: “Insomma Giulia, vuoi sempre avere ragione tu”…

Già… Giulia… il mio nome è Mara…

come se tutto il resto non bastasse a farmi stare già male.

(nomi di fantasia)

 

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