Dal diario semiserio di Eva, la prima donna

Lunedì. Anno 0. Mese da definire. Giorno 1.
Mi chiamo Eva e sono nata dalla costola di questo sciocco che mi sta accanto. Lui si chiama Adamo. Lui!? Lo ha creato Dio, un… un… Non So Cosa che io non ho mai visto, ma che dice di avermi creata dalla sua – di Adamo – costola… sono un po’ confusa.
Questo Adamo non mi piace, sembra un po’ tonto, in verità, muove la testa su e giù ed allunga sempre le mani… cosa gli viene da toccare, poi, non lo so. Eppure credo che dovrò farmelo piacere per forza. È l’unico uomo sulla terra.
Beh!, di questo almeno ho consapevolezza: lui è un uomo ed io sono una donna… ma che differenza c’è?

Mercoledì. Anno 0. Mese da definire. Giorno 3
Come mai questa discrepanza di due giorni, chiederete voi? Forse non esiste il due? Meglio così; poi non ve la meneranno con la radice quadrata di due numero perfetto che, però, sfugge a qualsiasi tentativo di innalzarlo a perfezione.
Si, purtroppo per voi il due esiste, solo che ieri, indaffarata a togliermi di dosso le mani di questo polpo amebico che ho qui accanto e a girarmi un po’ intorno per capire dove mi trovavo – un amenissimo posto, del resto – non ho avuto tempo per il mio diario. Avevo una voglia irrefrenabile di scrivere ma non sono riuscita a trovare un attimo di tempo per poterlo fare, mondo cane (?!?).
Il problema è che non ho nessuno per chiacchierare e quindi devo per forza rivolgermi a te mio diario, anche per scacciare quell’energumeno che pensa solo ad una cosa: mettermi le mani addosso, dicendogli: “Non posso, caro Adamo, sto scrivendo il mio diario” – anche perché sono sicura che è utile prendere appunti in un ambiente nuovo come questo…
Comunque, oggi sono stata in centro, nel bosco che ha – Dio, lo sconosciuto – appena creato. Quanta varietà di strani, non so come definirli… l’unica definizione che mi viene è che sembrano pressappoco come quell’attrezzo che viene in su – sfidando qualsiasi forza di gravità – ad Adamo quando comincia a toccarmi… comunque, dicevo, quanta varietà di strani attrezzi, con tante parti morbide, come i miei capelli, e verdi, di tante belle sfumature di verde…

Giovedì. Anno 0. Mese: Da definire. Giorno 4
Ho deciso di tenere il mio diario tutti i giorni, costi quel che costi.
Già ieri mi chiedevo come mai tante cose le so e tante non le so: forse mi indottrinano durante la notte. Ad esempio so, oggi, che quei cosi dritti si chiamano alberi, ma non so ancora come si chiamano quei capelli verdi che hanno, lì, in alto. E poi perché, mi chiedo, ad Adamo i capelli (neri) stanno alla base dell’albero ed agli alberi in cima? Non lo capisco… un’altra cosa che non capisco è perché quel suo albero vuole infilarlo dappertutto. Stamattina l’ho trovato che l’aveva infilato in un buco di talpa e poi l’aveva ritratto urlando come un pazzo e con un graffiettino che colava qualche goccia di sangue (aveste visto che scene che ha fatto, sembrava morto!) perché quella, la talpa, per difendersi glielo aveva addentato. Forse vorrebbe essere albero anche lui, mi sono detta. Come gli alberi sono un tutt’uno con la terra che li accoglie, anche lui vuole ricreare questo stato unitario… del resto anche lui ha verso l’alto una chioma (ah, vedi, mi è venuta anche questa) di capelli neri e potrebbe essere un tipo di albero diverso… poi dopo l’ho beccato che cercava di metterlo in bocca ad una gallina e mi sono detta: “No, non è questa la spiegazione!”. Ecco, a proposito, gallina è un’altra parola che mi viene subito… come porco! se penso ad Adamo. Misteri della fede – Toh! Anche questa… fede… che bella parola…

Sabato. Anno 0. Mese da definire. Giorno 6
Scusatemi… scusatemi… i miei buoni propositi di scrivere assolutamente sempre il mio diario sono saltati subito.
È che ieri Adamo, il deficiente, mi è corso appresso come uno scalmanato per tutto il giorno… immagino le risate che si sarà fatto il Non So Cosa vedendo il fattaccio. Voleva per forza infilarmi quel suo coso dappertutto ma io non ne avevo nessunissima intenzione… mica sono un buco di talpa, io… e se poi mi resta appiccicato, che faccio? È stata durissima, urlava, saltava, sembrava non avesse mai visto una donna!! in effetti, io sono l’unica…
E se ce ne fosse un’altra? Proverebbe a saltare anche addosso a lei? Questo pensiero provoca in me una certa gelosia. E’ uno stupidotto, si, ma sento una certa affezione per lui…

Insomma, per farla breve, sono scappata dal bruto per ore ed ore, per le valli, i dirupi, gli anfratti, i boschi ed i sottoboschi di questo incantevole luogo. (Querce, melograni, gelsomini profumati, salici maestosi). La cosa mi è tornata utile per esplorare il territorio, bellissimo, tranquillo, ameno, silenzioso, incontaminato e cristallino. Laghetti purissimi, torrenti immacolati, cascatelle voluttuose, ed infine… uscendo in una radura, sulla sommità di una collinetta, improvvisamente… una vista immensa… e lontano, lontano, una pianura blu in cui si animavano tanti spruzzi bianchissimi che le davano un senso di moto fluttuante e che si riperdevano e rianimavano nell’azzurro acciaio di quella pianura in movimento. E poi un rumore, forte, sordo, continuo, ma così affascinante, ritmico, ammaliante, che riempiva l’universo ed il mio cuore. Anche lo stupido, sbucato dalle frasche del bosco come un forsennato, col corpo in avanti e le braccia che ruotavano come mulinelli, quasi stesse cadendo, si è fermato ed è rimasto lì, in silenzio, guardando ed ascoltando… annusava anche un po’ l’aria. Ci mancava solo che mi venisse accanto e appoggiasse saldamente un braccio sulla mia spalla come in Via col vento…(?!?)… di che cose stranissime parlo…

Anche io ho annusato, allora, e sentivo un odore diverso da quello del bosco: era un odore forte che pungeva le narici e che a tratti faceva bruciare gli occhi. Era l’odore di quell’immensa, meravigliosa pianura. Siamo rimasti lì a lungo… il cielo e la pianura avevano in parte lo stesso colore ed erano spruzzati di bianco entrambi. Forse quello era Dio, forse lui ci aveva creati? Tante domande mi affollavano la mente. Volevo scendere, avvicinarmi e toccare quel territorio fluttuante azzurro e bianco, ma non ne ho avuto il coraggio. Poi mi sono accorta che Adamo stava ricominciando ad agitarsi, sentivo qualcosa indurirsi contro di me e le sue mani ricominciare ad agitarsi frenetiche per palparmi ed allora ho ricominciato a correre, veloce come un fulmine… ma non senza prima avergli dato una spinta ed averlo fatto ruzzolare giù per qualche metro…

Insomma, caro diario, oggi ho avuto solo il tempo per scappare dal bruto… ehi, dico, ma è vita questa?

Domenica. Anno 0. Mese da definire. Giorno 7
Caro Diario, oggi è successa una cosa terribile, terribile, terribile…
Mi viene da piangere a pensarci…
ok, andiamo per ordine…

La giornata è iniziata bene. Appena svegliata l’aria era così mite che mi è venuta voglia di fare una passeggiata. Ho lasciato il bruto che dormiva bocconi fra i fiordalisi e mi sono incamminata nel bosco, verso nord stavolta. Camminando l’aria si faceva più fresca ed il cielo più terso, la mattinata era adamantina, non una nuvola, non un suono, non un animale. Ad un certo punto sono giunta in un punto, quasi un crocicchio di sentieri, dove c’era un alberello bellissimo, pieno di fiori bellissimi, bianchi e gialli, carnosi ed odorosi e con dei frutti rossissimi, tondi come le mammelle di una donna, le mie… Ohe!! Adamo!! Mi è venuto da gridare, ma non l’ho fatto… il pensiero delle sue manacce mi ha bloccato subito… smanioso com’è…

Poi mentre mi chino ad odorare quei bellissimi fiori, mi sento afferrare le suddette, mentre il maniaco cerca di entrare in me e di infilarmi come una pollastra… allora mi divincolo con forza ma lui mi ri è sopra, gli do un calcio… “Adamo piantala!!!” Niente, il bruto è proprio esagitato e si erge furente sopra di me, mi abbranca, si arrotola alle mie gambe, mi tiene i capelli biondi e lunghissimi per non farmi scappare… io sgattaiolo, lo allontano, lo scalcio con tutte le forze che sento, ormai, venir meno…
Afferro della terra, gliela getto negli occhi e lo contengo per un attimo ma lui, cacciando un ululato furibondo, torna di nuovo all’attacco. Sono ormai disperata, prendo altra terra pronta a lanciargliela negli occhi e ad assestargli un bel calcio sull’attrezzo ma lui lo schiva e mi agguanta i fianchi. Rotoliamo per il pendio vicino al meraviglioso alberello e lì ormai l’inevitabile sta per compiersi… la mia mano stringe ancora la terra per passargliela e strofinargliela su quel suo grugno famelico, quando da dietro la pianta appare un serpente che mi fa, con voce alla Ka: ” Sorellina, non lo vedi com’è affamato? Dagli questo che il suo appetito si placherà!” E mi porge uno di quei pomi rossi e tondi… io prendo quell’aiuto insperato e senza pensarci su lo caccio in gola allo stupido dicendo: “Addenta che così ti calmi”. Lui, sorpreso, istintivamente morde, e…

Non l’avessi mai fatto……

D’un tratto il cielo si oscura, onusto di nubi cupe e minacciose… e mi prende un terrore tale che il mio corpo cade a terra, squassato e senza forza… poi, le nubi si squarciano ed ecco scendere, lento e maestoso, dall’alto, un gigante vestito di bianco, con folti e morbidi capelli candidi e una bella e lunga barba ancor più candida, che a vederlo sembra simpatico e dolce ma che invece, appena esplode con la sua voce roboante, mi accorgo che è superincazzatonero…
“Adamo ed Eva!?! Cosa avete osato? Come avete osato?… Adamo, io avevo fatto un patto con te. Ed era quello di non mangiare il frutto dell’Albero della Conoscenza” – ed io, sebbene terrorizzata, do una gomitata ad Adamo: “Ma perché non mi dici le cose, bisonte?”
“Tu, invece,” prosegue il Barbapapà “Mi hai disubbidito. È così che, pur essendo stati da Me creati a Mia immagine e somiglianza, Mi onorate e Mi rispettate? Così seguite l’Unico Desiderio del Vostro Antico Padre?”
Noi eravamo completamente frastornati… ma chi era costui? Ed il serpente, cosa c’entrava? Cos’era, una messa in scena?
“Adamo, per avermi disubbidito, ti costringerò a lavorare… dovrete lavorare… con fatica, con sangue e con sudore, senza la sicurezza del domani. Tu, Eva, dovrai anche partorire (?!? – Ma sempre a noi donne il doppio del lavoro?) con tante lacrime ed ancor più dolore. Conoscerete la morte e la vecchiaia, la guerra, la fame, la miseria, la ricchezza – quella la subirete – l’infelicità, Madonna e Prince, l’ingiustizia. Tutte cose assai tremende stando a quel terribile Vecchio.
Poi, subitaneamente spuntati da dietro le Sue spalle, due esseri biondi con ali d’oro e spade di fuoco cominciano con quelle a punzecchiarci causandoci grandi dolori…
“Ora andate” continua il Vecchio “ma nella notte preparerete le vostre povere cose. Domattina sarete cacciati per sempre dal Paradiso Terrestre. Andrete a vivere in oscure, aride e dolorose lande dove né uomini, né animali, né natura vi daranno tregua. Questa è la Mia Parola. Questa, è la Parola di Dio”.

Dio… pensai… Colui che mi ha creata, seppur dalla costola di questo stupidotto… mi venne da piangere… ero così desolata che, rimasta sola, piansi a lungo, amaramente… piansi, piansi e piansi… piansi anche per te, mio amato diario… chissà quando avrei potuto riscriverti e rileggerti… chissà come… forse mai, mio carissimo amico… forse ancora… ma sarebbe stato lontano… in chissà quale tempo.

Lunedì. Anno 0. Mese da definire. Giorno 8
Il tempo…

Eva

31 agosto 2008

5 pensieri su “Dal diario semiserio di Eva, la prima donna”

  1. Divertente.
    Anch’io ho sempre avuto l’impressione che fosse andata più o meno così.
    Ciao
    anna

    5 st.

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