Flatulenza

Eva, insegnante alle scuole medie, d’inglese, vicepreside, cinquant’anni passati, aveva fatto del mondo scolastico, tutta la sua vita, articolata da continue riunioni.

Riunione di classe, riunione col Preside, riunione sulla programmazione, riunione con i genitori dei ragazzi, corsi di aggiornamento e per rilassarsi praticava yoga e usciva con i maschi, quelli liberi naturalmente, e quindi: pochi.

Aveva dedicato la sua vita  appunto alla scuola, ai viaggi, a qualche amore e alla passione all’insegnamento. Con i ragazzi ci sapeva fare, grazie, oltre alla sua cultura, anche al suo bel viso, dolce, all’occhio celestiale e alle sue gambe lunghe e ben fatte.

Poi, ad un certo punto della sua vita, come di natura capita a tutte le donne, il suo fisico subì una metamorfosi: iniziò ad ingrassare, l’addome diventò tondeggiante, duro, e il suo intestino molto pigro, nonostante tutti gli sforzi e le attenzioni che lei gli rivolgeva: sana dieta, molta acqua, frutta, yogurt. Tuttavia, l’imputato in questione era diventato pigro e pure viziato.

Quei gas che viaggiavano tranquilli e indisturbati in quel pezzo gastrointestinale di Eva, aumentavano di giorno in giorno emettendo il caratteristico suono ed emanando il noto odore sgradevole. Eva all’inizio era diventata abilissima nel gestirli, ed infatti dapprima riusciva benissimo a trattenersi soprattutto nelle ore in cui aveva lezione in classe, riuscendo poi, in un secondo momento, ad esternare il tutto in bagno, ma anche lì, se ciò accadeva all’interno della scuola, doveva essere in solitudine, accertarsi che non ci fossero colleghi all’interno, onde evitare brutte figure.

In seguito però tutto questo divenne per Eva un vero supplizio tanto che, per trovare un po’ di sollievo, nelle sue uscite solitarie, dopo scuola e riunioni, riempiva le strade, non senza l’opportuna attenzione, dei suoi rumori, trovando poi, sollievo.

Portava con sé sempre una boccetta di profumo agli agrumi, che spruzzava nell’aria e sui vestiti. In genere funzionava.

La Dottoressa Rossella Casati, suo medico di famiglia, ex compagna di liceo, la tranquillizzava dicendole:

– “Dai, Eva, è una situazione incresciosa, ma non sei malata. Lo so benissimo che tutto ciò non è da attribuire al cibo, so che sei molto attenta e non sgarri mai, piuttosto penso che sia dovuto ai medicinali che in questo tuo particolare momento, come donna, sei costretta a prendere, e soprattutto allo stress. Ti devi rilassare, bere acqua in continuazione, fare lunghe passeggiate; tutte quelle estenuanti riunioni, per ore, seduta a parlare, ti fanno incamerare aria, per non parlare poi del saper gestire con una certa educazione il linguaggio, quando il pensiero vorrebbe esternarsi, diciamo…, in un italiano poco elegante. Sbaglio?”-

– “Eh…, cara Rossella, i tempi sono duri per tutti, insegnare è sempre più faticoso, lavoriamo col minimo indispensabile, questa generazione poi, è sempre più turbolenta, e allo stesso tempo fragile, molto, e il  fastidio in questione, proprio non ci voleva, mi toglie la pace e mi rende indisponente.”-

Il cinquantesimo compleanno dell’insegnate di matematica, lo scapolo d’oro della scuola, capelli, pochi da un punto di vista quantitativo, ma lunghi e stretti in un codino, che lo facevano apparire “falso trasandato”, e occhio straordinariamente celestiale, vide tutto il complesso dei docenti alla cena nella vicina trattoria: la Taverna del Lupo. La sera intorno alle 22 nella città ci sarebbero stati i fuochi d’artificio in onore del Santo Patrono, quindi giornata di festa e insegnanti in alta uniforme di società.

La cena si svolse fra risate e peccatucci di gola ed Eva, proprio aveva abbandonato ogni suo pensiero, quando sentì il suo addome brontolare, anzi, per la verità, sembrava addirittura voler scoppiare. Sorridendo, ma con abile mossa veloce, si alzò in tutta fretta e si recò in bagno. Tanto rumore per nulla…, se ne venne via spazientita e per niente soddisfatta. Però stava leggermente meglio, almeno si era liberata dell’aria che aveva in pancia e che l’opprimeva. La conversazione a tavola continuava allegra e ridanciana, poi iniziarono i fuochi.

Era il mese di giugno, la scuola sarebbe terminata in breve, i giochi delle promozioni e dei rimandati a settembre ormai era fatto, situazione di spensieratezza ed allegria, tutti sollevati dal peso delle responsabilità, tempo mite e tavoli  all’aperto, vacanze vicine.

I fuochi li udivano benissimo anche se non riuscivano a vedere la girandola dei colori, e a quel punto a malapena riuscivano a seguire la loro conversazione, e fu proprio in quel preciso momento che Eva, allentati un po’ i suoi continui controlli e restringimenti, in una sincera e allegra risata, emise un suono, stranamente senza alcun odore, che poteva assomigliare alla chiusura dei fuochi d’artificio appena iniziati. Divenne rossa dalla vergogna, e quello fu l’unico sintomo che la poteva tradire, ma tutti gli occhi erano puntati sul Preside, persona anziana, obesa ed anche un po’ sorda, e proprio grazie a questa ultima sua condizione, fu l’unico a non rendersi conto di niente, e quando vide che tutti gli occhi dei colleghi erano fissi su di lui, sorridendo disse:

– “Bella serata colleghi, straordinari questi fuochi d’artificio, almeno a sentirli, sembrano vere esplosioni!”-

Tutti presero a ridere ed Eva, pur sentendosi in colpa, pensò che era salva e che in quel momento era la migliore soluzione ottenibile, se poi, nel futuro, non fosse riuscita a controllare i suoi rumori, avrebbe sempre potuto accalorare le serate con i medesimi, in fondo anche Joseph Pujol con le sue famose  flatulenze, anche se provocate volontariamente, animò la vita notturna parigina della Belle Epoque, con successo, e a questo proposito, ricordò una sua famosa citazione:

– “Vado avanti senza curarmi di ciò che mi lascio dietro”-

Beh…, Eva non era interessata a tanto successo, le sarebbe bastato liberarsi dal suo recente amante noioso e a riprendersi, la sua scoppiettante personalità.

15 pensieri su “Flatulenza”

  1. Non si parla mai di “disavventure fisiche”, come se fossimo fatti di cristallo.
    Parlarne con distaccata eleganza è poi difficilissimo.
    Tutti “guardoni” per le avventure sessuali, tanto che si celebra in lungo e in largo l’erotismo (e chi non l’apprezza è bacchettone) e critici per ciò che riguarda la pancia che pure è alla base di quella lezione di senso dello Stato espresso dall’Apologo di Menenio Agrippa (che in verità parlava di stomaco, ma lasciava intendere che tutto nel corpo umano è funzionale) che tutti studiamo da bambini.
    Sarà per questo spirito finto-elegante che ti hanno appioppato di prima mattina 2 stelline?
    Forse sì.
    Ma io ho sorriso.
    Ciao
    anna

  2. A proposito di – disagi corporali – per associazione di idee, voglio ricordare una delle migliorie scrittrici del NOVECENTO: Lalla Romano e il suo libretto: “Ho sognato l’Ospedale” del 1995, dove, oltre alla fantasia dell’ospedale, si legge la visione -comica-grottesca- di una pagina di esperienza vissuta.
    Se da un lato diverte il lettore perchè trattasi di un libretto “spiritoso”, dall’altro il lettore comprende che il compito di modellare con intelligenza d’arte la materia bizzarra e incoerente di cui è formata la realtà è il più autentico e impegnativo che possa darsi uno scrittore, e Lei, in quel libretto, ha sicuramente descritto fatti che suggeriscono la natura avventurosa della quotidianeità e l’inaccessibile sapore dell’esistenza umana.
    Mi ha fatto piacere, con questo mio modesto lavoro, rammentare la Grande Scrittrice.
    A te Anna, Grazie per l’Apologo di Menenio Agrippa; certo che nel corpo tutto è funzionale, quando funziona…
    Con eleganza…: buona giornata.
    Sandra

  3. Ciao Sandra,
    ho trovato questo tuo racconto molto piacevole e divertente.
    Complimenti e 5 stelle.

  4. Bel racconto, mi sono proprio divertita nel leggerlo, tanti complimenti. edi

  5. X edi
    carissima, ti ringrazio per la lettura, mi fa piacere il tuo apprezzamento e ti abbraccio forte, sperando in qualche altra tua lettura…
    A presto sentirci.
    Sandra

  6. E’ troppo lunga, molta gente non ha tutto questo tempo per leggerlo. Però è stato bello!

  7. Un racconto molto piacevole da leggere… Mi sono calata nel personaggio di Eva, visto che ho una malattia intestinale… e vivevo le sue situazioni come fossero mie! Brava!!!

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