Mi sposo?

Luigi e Teresa, seduti al tavolino del caffè in cui si erano dati appuntamento, erano vicini all’ennesimo litigio: lei non ce la faceva più a sentire le sue recriminazioni su tutto, sui  preparativi matrimoniali tanto attesi e che stavano finalmente andando in porto, ma soprattutto sul lavoro appena ottenuto da lei.
Teresa aveva avuto quel posto di lavoro che aveva tanto desiderato, con una fatica fatta di studi, esami e colloqui tosti, ma lui stranamente non ne era stato contento, anzi diceva che in quei posti lì non si hanno orari adatti per una donna sposata. Lo diceva in un modo stizzoso che cercava talvolta di mitigare con una dolcezza che suonava falsa. Da quando lei aveva ottenuto quel lavoro per lui niente andava più bene, trovava difetti in tutto ciò che Teresa proponeva.
Teresa si disse che non lo riconosceva più, ma, appena formulato questo pensiero, velocemente, per onestà, dovette ammettere con se stessa che questo non era vero…!
Capì che aveva bisogno di stare sola e riflettere. Pensò a quale scusa inventare per andare via.
Non poteva dire di essere sotto un potente attacco di emicrania perché Luigi era una farmacia ambulante e certamente in un istante le avrebbe trovato la compressa con il migliore effetto analgesico-immediato nel piccolo contenitore di farmaci che si portava sempre appresso.
Guardando l’orologio fece finta di essersi dimenticata dell’appuntamento con Antonella per il regalo da fare a Bruna per il suo compleanno e interruppe quella sgradevole conversazione con un bacio frettoloso.
Appena fuori si sentì come un topo che è appena sfuggito all’inseguimento di un gatto, affannata, ma al sicuro. Poi sentì le gambe agili e svelte: tutto il suo corpo le diceva di andare lontano da lì, per cercare un punto di sosta.
Arrivò di corsa a quello che lei aveva battezzato “la sua oasi di pace in città”, una striscia di terra nel parco comunale, un po’ nascosta da un ansa del laghetto e dai numerosi salici che la circondavano, si sedette e alzò gli occhi a guardare il cielo.
Era una delle giornate che lei definiva di grazia, una di quelle giornate per cui è valsa la pena che ti abbiano messo al mondo; il cielo era azzurro, di un azzurro commovente, il vento a tratti muoveva le foglie degli alberi e la superficie del laghetto.
Era un vento leggero e fresco, ogni volta che soffiava era una delizia sulla pelle nuda delle sue braccia.
Teresa si sentiva meglio e dovette farsi molta forza sia per distogliersi da queste piacevolissime sensazioni che l’avevano finalmente rasserenata sia perché intuiva che
avrebbe sofferto molto ad affrontare il suo disagio. Dovette riconoscere che non lo
aveva mai voluto prendere in considerazione… la cerimonia, la casa, il suo progetto di sposa felice con Luigi……. adesso si chiedeva chi era Luigi, l’uomo che stava per sposare.
…..“Non ha senso vivere situazioni che non controlli, ci sono regole che è bene siano
alla base nel nostro matrimonio, il lavoro che ti hanno offerto non è quello che si addice alla famiglia che vogliamo creare, troppo tempo fuori casa, devi trovarne un altro”….. queste parole di Luigi unite al suo atteggiamento le rimbombavano nella testa .
…”Non ha senso vivere situazioni che non controlli”… Pensò che lei non controllava il cielo ma lo viveva, lo amava con senso di infinita gratitudine, le veniva naturale amare così le cose e le persone.
Rammentando i malumori ed i conflitti dell’ultimo periodo in cui il suo lavoro sembrava un attentato alla creazione di una famiglia, Teresa si chiedeva con sgomento perché Luigi non voleva che lei provasse un’esperienza per cui si era tanto impegnata e perché non riponesse fiducia in lei e nella sua capacità di tornare sui suoi passi se le cose non fossero andate per il verso giusto.
….”Non ha senso viver situazioni che non controlli”…… ovvero …. ”La paura uccide l’amore”…. pensò Teresa mentre una gran tristezza si impossessava di lei.
Era arrivata a sedersi in quella panchina quasi di corsa, affannata e confusa, adesso si sentiva come una di quelle vecchie che le infermiere mettono a sedere nelle giornate di sole nel patio dell’ospizio, era in un bel posto ma aveva perso le forze, non aveva quasi la forza fisica di alzarsi.
Con struggimento guardò il suo angolo di parco… adesso finalmente sapeva cosa fare.  Dentro di sé, improvvisamente, si aggiunse al suo paesaggio di cielo terso, vento e acqua un nuovo elemento umano, una giovane donna dal viso triste e malinconico sorretta con affetto da un’altra con gli stessi tratti somatici ma con il volto atteggiato ad una composta serenità.

Sorridendo, convenne fra sé e sé che anche questo era un gran bel paesaggio.

 

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