Un Nome

Giorni trascorrevano e con loro la mia pace, ricordo quell’inverno, un gelido vento e il mio cuore solo. Avevo l’età della inesperienza, ma qualcosa quella sera cambiò, un triste naufragio, abbandonato ancora. Non ricordo più chi mi ha generato, i nomi non sono niente senza una storia e il mio nome deve molto della sua storia a mio zio Giovanni che mi ha cresciuto per il tempo che ebbe a disposizione. Lui era il mio mondo, mi ha insegnato molto, e ho imparato a dare quello che ci rende preziosamente umani, ho vissuto di sentimenti di cui molti mi hanno ferito,ma tanti mi hanno regalato un sorriso, non sapevo fare di meglio; Giovanni metteva tutto se stesso per non farmi sentire solo, ma forse a sentire la solitudine eravamo in due. Quella sera di inverno una malattia me lo portò via e lasciò solo un atroce dolore. Non avrei mai voluto rispondere al telefono per poi scoprire di aver perso la persona più cara che avevo.
Giovanni mi aveva accolto pur essendo un estraneo per lui e così diventò mio zio. Ma poi quella tragica sera sconvolse tutto il mio mondo, fu un attimo e la mia vita persa per sempre; atterrito, non sapevo che fare, tutto ad un tratto perse di senso, vuoto di emozioni, ero un fantasma che vagava per la casa, chi mi avrebbe aiutato??? Disperato, disperato, disperato,… proiettili nella mia mente, non c’erano parole, ma solo spazio vuoto ed un freddo che mi gelava.
L’oblìo e la morte che mi tormentava, forse avrei potuto finirla lì, ma zio Giovanni non sarebbe stato fiero di me. Volevo andare da lui e salutarlo per l’ultima volta, ma la tempesta fuori me lo impedì, allora aspettai, fuori il vento continuava la sua opera spazzando via tutto, furibondo, impetuoso sconvolgeva il paesaggio, e mi sembrava di rivedere il posto della mia anima, perso tra il vento che tutto travolgeva. Non sapevo cosa fare e volevo dimenticare tutto, cercai di dormire e dopo una lunga attesa mi abbandonai fra le coperte, poi mi svegliai l’indomani, l’incubo si ripresentò e non ebbi scampo, uscì per recarmi dallo zio e non sentirmi più solo. Corsi ma fu un attimo, pensavo di lasciare quella casa e con forza tornai indietro pensando solo a quello che avrei dovuto fare, raccogliere ciò che mi occoreva e partire, lasciare ormai quel posto e intraprendere il lungo viaggio che mi avrebbe portato da lui che sofferente era stato portato ad un ospedale specializzato per quel tipo di emergenze anche se per lui non c’era stato niente da fare. Quando giunsi fuori casa non ebbi il coraggio di entrarvi, anche se dovevo; ad un tratto immobile, lì fuori notai una lettera nella cassetta della posta. La presi, non si capiva chi l’avesse mandata, c’era un indirizzo strano, ma approfittando della distrazione della lettera, mi feci coraggio e decisi di entrare nella casa vuota e fare in fretta, poi subito in viaggio. Raggiunsi dopo un lungo viaggio a piedi l’ospedale dove avrei potuto salutare per l’ultima volta mio zio; arrivato da lui mi paralizai di fronte alla sua immagine e passò un po’di tempo prima di poterlo lasciare, ma sapevo che una volta lasciato ci saremmo separati per sempre e non l’avrei più rivisto. Infine lasciai mio zio, ma portavo con me il suo ricordo, quel viso un po’ triste ma sereno, era il suo addio. Incamminato per non so dove cercai nella tasca qualche spicciolo per comprare un biglietto e andare lontano, ero stanco di camminare (avevo dimenticato di non avere molto); infilai la mano nella tasca e trovai la lettera che ancora dovevo leggere; la fissai per un po’, volevo buttarla per la rabbia visto che mio zio non avrebbe potuto leggerla, ma decisi poi di aprirla e così lessi: “Caro Giovanni, ne è passato di tempo dall’ultima volta che ti ho scritto, allora cosa mi racconti??? Io mi sono trasferito da qualche mese al 3° di Saint Patrick in Waterford, Contea della Repubblica di Irlanda, vedi come sono fiero della mia nuova abitazione?? Allora che ne dici di passare a trovarmi, mi farebbe molto piacere ritrovarti qui, si sta magnificamente e la casa è troppo grande per me e Maia; onestamente ancora dobbiamo abituarci a tutto questo, quindi sarei felice di ospitare te e Ben, sareste una bella compagnia. Qui gli abitanti sono molto socievoli anche se l’inglese non è il nostro forte per non parlarti poi del gaelico, in poche parole a parte Maia che è stanca di sorbirsi le mie chiacchiere, parlo al muro, perciò non farti pregare e vienimi a trovare. Vi aspettiamo, tanti saluti, con affetto,Gaetano”.
Gaetano fu la mia àncora di salvezza, sarei passato a trovarlo per sentirmi meno solo e spiegargli di Giovanni, ma sapevo che sarebbe stato difficile per me parlargli. Mi sentivo di nuovo solo e così camminai senza meta per un po’ ed una chiesa mi trovai di fronte, entrato, mi sedetti sulla panca della terz’ultima fila a destra. Era una chiesa bellissima, pregai e dopo un po’ un prete mi si avvicinò. Gli raccontai la mia storia e lui addolorato mi diede quel poco che aveva con la speranza che avrei potuto comprare il biglietto per il viaggio e raggiungere così Gaetano. Con l’aiuto di padre Giacomo (era questo il suo nome e non lo dimenticherò mai) riuscii a partire. Gaetano fu contento di vedermi, ma la gioia, effimera, si tradusse in dolore, Gaetano rimase molto sconvolto, conosceva da tempo lo zio e gli voleva un gran bene; provò molta pena per me, tanto da offrimi il suo aiuto, e così rimasi con lui e Maia per molti anni. Gaetano e Maia mi diedero molto e mi accolsero come se fossi figlio loro e fu bellissimo ritornare a vivere. Con molto impegno ed amore per lo studio riuscii a laurearmi in tempi modesti e diventai medico, per aiutare i sofferenti come mio zio Giovanni; lui che amava prodigarsi per gli altri e che aveva salvato me, abbandonato dai miei. Il primo stipendio lo usai per Gaetano e Maia, regalai loro tante cose con la consapevolezza che non avrei mai potuto ripagarli per tutto quello che avevano fatto per me, ma volevo solo rendere evidente la mia immensa gratitudine a loro che erano diventati i miei genitori a tutti gli effetti, ed ora sono al settimo cielo con me e Beatrice. Ah, Beatrice è una mia collega, con la bella sorpresa che ci amiamo ed è per questo che da 6 mesi è mia moglie e adesso aspettiamo l’arrivo del piccolo Giovanni quindi non vi dico come sono felice, ma forse mi capirete quando anche voi proverete tutte queste emozioni e saprete che niente è più bello dell’amore. Grazie mio Signore per il tuo amore e per non avermi mai abbandonato, pensavo quella sera che non ci fosse stato più niente di buono per me e invece hai messo sulla strada della mia vita persone meravigliose e non posso che rendere grazie in eterno per questo; sei la stella che mi indica il cammino e per questo non mi sentirò più smarrito. Vivrò dedicando tutta la mia vita a tutte le persone che amo, perché quello che conta nella vita è donare se stessi, e credo che questo sia il modo più giusto per ringraziarti.

 

2 pensieri su “Un Nome”

  1. Finalmente una storia triste che termina con gioia e con una nascita. Allora non c’é solo violenza, distruzione e follia. L’essere umano é ancora capace di essere felice grazie alla generosità di un altro suo simile.
    Bravo, continua. Ciao. sandra

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