Attesa

La porta d’entrata del bar s’aprì all’improvviso lasciando entrare nel locale una folata d’aria gelida. Libero distolse lo sguardo dal giornale che stava leggendo seduto al tavolino e vide Monica sfilarsi la pashmina e sbottonarsi il trench color sabbia mentre avanzava verso di lui sorridendo con gli occhi. Posò il giornale e s’alzo per salutarla con un bacio su una guancia. I suoi capelli ricci profumavano di shampoo appena fatto e di spuma, un profumo dolce, come di pasticcino.

“Ciao caro”, fece lei.

“Ciao Monica, come stai? E’ una vita che non ci vediamo!”

“L’impegni, caro… Poi tu proprio non ci sei mai!”

“Il lavoro, Monica, il lavoro…”

“Se, se… proprio il lavoro!”, rispose ironica.

Si accomodarono e cominciarono a parlare dei sei mesi trascorsi senza vedersi. Libero era stato spesso a Milano per amore e lei aveva frequentato un master a Roma finanziato dalla Regione Puglia. Erano vecchi amici, amici di tardo-adolescenza e, nonostante la differenza di sesso, non c’era mai stato niente tra loro che non fosse amicizia. C’è chi dice che l’amicizia tra uomo e donna sia quasi impossibile, che c’è sempre alla fine un’attrazione celata sotto sotto che prima o poi viene fuori a rovinare tutto. Si manifesta soprattutto quando uno dei due comincia a frequentare un ragazzo o una ragazza. La gelosia è in agguato, quel candido manto di neve si scioglie e viene fuori la verità. Ma a loro non era mai successo.

“Allora è finita, è definitiva la cosa?”, chiese Monica.

“Sì, è finita…”, Libero si fece scuro in volto, abbassò un po’ lo sguardo a guardarsi i pollici incrociati.

“Ma non era una pausa?”

“Un eufemismo di ‘non provo più un cazzo per te’, tu che sei una donna dovresti saperlo meglio di me”, e abbozzò un sorriso sghembo, “prima dite ‘ti devo parlare’ che tradotto in femminese significa ‘fatti già le valigie che ti sto per mollare’ e poi… insomma lo sai. Non mi far andare avanti se no poi mi accusi di misoginia!”

“Ma come stai? Cioè sei ancora innamorato? Ti piace ancora? Sono ormai passati tre mesi…”

“Sono sereno…”, la guardò negli occhi per dimostrarle che era sincero e sicuro di quello che aveva appena proferito.

Monica si rasserenò un pochino.

“Quindi ora sei di nuovo alla ricerca?!”, disse protendendosi verso di lui, allungandosi sul tavolino del bar con un sorriso di fresca speranza.

“No, Monica, io non cerco niente…”

Monica ritornò indietro facendosi sostenere lo sconforto dallo schienale della sedia scomoda.

“Ma come, ti contraddici? Ora mi hai detto che sei sereno, che stai bene…”

“Infatti non mi sono contraddetto. Sto bene, sono sereno e non cerco niente perché ho già trovato…”, rise a vedere la faccia sconvolta di Monica, “e ora aspetto.”

“Cosa aspetti?”

“Monica, ormai io ho già quell’età che mi posso permettere di essere disilluso. Ho capito, ho trovato e ora devo solo aspettare… aspettare la capitolazione, la resa ineluttabile e incondizionata. Aspetterò che mi rassegni a non avere sempre le vecchie solite illusioni e da bravo figlio aspetterò di trovare la brava donna da sposare, la madre dei miei figli, il bastone della mia vecchiaia come succede al 99 per cento delle persone normali. Non sarà il massimo? Ti sembra una cosa triste? Man mano che scopri che, tutte quelle storie della Disney di splendidi principi azzurri e principesse sfortunate che dopo tante tribolazioni coronano il sogno della loro vita con le quali ci hanno imbottito da piccoli, sono delle ciclopiche enormi minchiate, capisci che ti devi dare una svegliata, assecondare il bisogno biologico di non rimanere zitelli e aspettare l’occasione buona per darti una vecchiaia dignitosa e contribuire alla continuazione della specie umana.”

Monica sgranò gli occhi. Non credeva alle sue orecchie.

“Tu sei fuori!”, scosse enfaticamente la testa.

“No, cara, sono solo realista… schifosamente realista. Attendo la capitolazione, è inevitabile, è solo una questione di tempo. La storia è piena di esempi di capitolazioni. Tutti, anche i più grandi hanno fatto i conti con la capitolazione…”

“Mah, non ti capisco Libero. Quasi non mi sembri più tu.”

Libero finì il suo amaro tutto d’un fiato e s’alzò per pagare il conto.

“Andiamo fuori Monica, che ci facciamo una passeggiata che sono stufo di stare seduto…”

“Buonissima idea, così magari al freddo che fa fuori, ti rinfreschi le idee!”

I due scoppiarono in una fragorosa risata e s’avviarono fuori nell’aria fredda di novembre.

4 pensieri su “Attesa”

  1. Eh…, Libero é sempre complicato e sempre nei guai per “amore”. Non dipenderà un po’ da Lui, invece che dalle Donne?
    E chi lo sa….
    Comunque, Libero ci piace e … ben tornato!
    Sandra

  2. Ah ah… Libero è di nuovo in circolazione…!!!
    Mi diverte la frase “…ormai io ho già quell’età che mi posso permettere di essere disilluso…”
    Dissento.
    Non vi sono età in cui ci si permette di essere disillusi.
    Neanche a 99 anni, come dici.
    La gatta cova sempre una sorpresa…
    Ciao, Marinaio!
    Un abbraccio.
    anna

  3. Molto piacevole, mi ha incuriosita e sono quasi rimasta delusa nell’arrivare alla fine del racconto così in fretta. Aspetterò il seguito.
    5st
    Greta

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