Un grande tempo piccolo

Ho visto il sole farsi arcigno alitar sull’aria il suo bollore
e tingere di biondo anche i campi più feraci.
Struggente è la sua forza
che rimedio non c’e alcuno all’apparir copioso del sudore sulle membra.
Ah, gentili acquose perle, che in tenacia nessun vi è pari
impunite riapparite poi che il gesto della mano presto giunse ad asciugarvi.
Lucide compagne di fatica e diletto
ogni fronte conoscete, e del sole siete complici gradite.
Poi uva ha colto la mia mano, dal filare genuflesso.
Rigogliose perle di lucido alabastro, s’offron seducenti sol per essere raccolte
turgide e ferme appaiono alla luce dell’ultimo sole
ma dentro un fiume vi scorre di sapido nettare
gioioso, che all’uomo allieta il giorno.
Del sole ho scorto il mesto congedo, e delle brume l’apparir silente.
Dolce è adesso esser dolenti.
Che il cantore sia in ascolto e sappia egli
più d’ogni altro
parlar come conviene, per offrir a ognun menzione
del lamento inascoltato d’una foglia che dal ramo s’è disgiunta.
Mai l’uomo scordi il sottile crepitio d’una foglia
quando il passo ne fa tritume inconsistente.
Al cielo piacque aggrovigliarsi con grigie nuvole
gravide
che sul mio capo scelsero di partorire quanto tenevano in grembo.
E venne pioggia a bagnar le vesti.
Fina, prima, come a chieder d’esser tollerata, e smarrito infine ogni indugio
cura non pone nello sgomitare affannoso il suo insistente pungolio.
Leggera come piuma o dura come ago d’acacia, non dà scampo.
Su tutto ripone il suo lucido velo: un ultimo umido grido di vita,
prima che la terra si adagi per il lungo sonno.
Il freddo giunse senza indugi, tracotante
e s’impose sopra ogni cosa
con l’arroganza di chi per nulla è avvezzo a chieder se gradita è la presenza.
Nessun si meravigli: ha forse costumanza il prepotente?
No di certo
per cui dabbene si rivela chi nel cuore serba ancora la speranza in un ravvedimento
più saggio sarebbe rubare alle api miele in mare.
Infido si rivela l’incedere del freddo
poiché a un ladro ha sottratto ogni segreto: arriva e dei colori fa bottino.
E a colui che come me
che dentro gli occhi ha ancora impresso il cangiante scintillio del mare
è cosa che non si perdona.

 

Un pensiero su “Un grande tempo piccolo”

  1. Il verso rivaluta la destrezza della Mente e delle Idee, tanto che il Sole può uscirne con gli occhi pieni di Tenebre e tu, nell’ottica incondizionata di uno squarcio esplicito sulle Stagioni, domini nel folto di pensieri e suggestioni, le immagini bigie dei cambiamenti.
    Le corrusche fantasie note alle anime dalla tensione illuminata.
    La densità del verso che si pronuncia sullo spartito dei ciarlatani polarizzati.
    Personalmente, una mirabilia. Greta

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