Aurora

Un omaggio a Italo Calvino e al suo Le città invisibili.

All’apparenza Aurora è una città come tante. Mentre il sole splende alto nel cielo i bravi padri di famiglia si alzano per recarsi al lavoro. Nel fiume le donne, ridendo tra loro, lavano i panni nella bianca schiuma del sapone – o tessono solitarie, all’ombra di stanze silenziose. Le scuole risuonano dei canti dei bambini: le loro voci bianche invocano la grazia di Dio. Oppure le loro risa infantili trillano nell’afa pomeridiana di vicoli adombrati. Nella piazza, mercanti dal viso tondo e paonazzo esaltano il colore maturo dei loro frutti. All’apparenza Aurora è una città felice. Questo pensa il viaggiatore che vi entra per la prima volta e sente le parole asciutte dei soldati dargli il benvenuto alle porte della città. E’ sufficiente però trascorrere un’ora nei bar semivuoti dove i vecchi consumano il loro tempo davanti a bicchieri opachi, tra la folla che si ammassa al mercato, in compagnia di una bella donna nella frescura di un giardino fiorito o seduti su una panchina a guardare i fanciulli rincorrersi da una strada all’altra, per intuire, nonostante le apparenze, spettri misteriosi che vagano per la città. Specchiandosi nei sorrisi degli infanti il viaggiatore non riesce a dare un senso alla sensazione di strisciante disagio che lo attanaglia, prima di rendersi conto che i loro occhi non sorridono, nessuna scintilla brilla nelle loro pupille scure. Mentre il sole discende lungo la sua via perenne apprestandosi a tramontare, un’ombra cala sugli occhi di ogni abitante di Aurora. Perchè nessuno lo sa, ma un’altra Aurora si nasconde nel sottosuolo. I bravi padri di famiglia, tornati finalmente a casa, al calare del sole sono trasformati. Gli occhi brillano di una luce perversa che irradia i loro volti ghignanti. Entrati in casa, afferrano moglie e figli per la gola e li gettano di peso in quell’altra Aurora, l’Aurora sotterranea.

Un viaggiatore che, stremato dal cammino, giungesse di notte ad Aurora troverebbe una città deserta e abbandonata. Ma se, ispirato da un divino presentimento, decidesse di posare l’orecchio sul terreno probabilmente sentirebbe, sotto di sè, suoni attuttiti di corpi che collidono e urla che di umano hanno ben poco. In quest’altra Aurora l’oscurità è solo lievemente smorzata da alcune torce: restano molti luoghi bui, teatri di cieca empietà. Miriadi di gallerie hanno scavato la roccia e il terreno come una malattia che devasta un corpo fragile. Nei lunghi corridoi si alternano squallide case, bordelli, rumorose taverne. L’Aurora sotterranea è il luogo dove ogni umanità si spegne. Gli uomini sfogano il proprio odio su bambini che non conoscono, pitturando la fredda pietra col loro sangue. Le donne si perdono tra le coperte di letti lussuriosi, e alla fine piegano la testa e chiudono gli occhi, senza fiato, stremate dagli stupri. Oppure attirano a sè uomini asserviti, e a volte li uccidono. Molti sono i luoghi di dolore, le stanze di tortura, dove i desideri più abissali dell’anima umana diventano realtà e sofferenza. Nei lunghi corridoi bui gli uomini lottano tra loro per il possesso di una donna o di un fanciullo, spesso fino alla morte.

Ma allora, pensa il viaggiatore che è disceso negli inferi della città, costoro sono malvagi – così malvagi che la loro empietà è invisibile all’occhio nudo. Appena verrà l’alba e i cittadini agonizzanti si trascineranno nell’Aurora superiore, le loro ferite carezzate dai freddi raggi del nuovo sole, capirà però di essere in errore. Perchè la bella ragazza violentata quella stessa notte dal mercante andrà proprio da lui a comprare i suoi frutti maturi, e gli sorriderà prima di salutarlo; l’apprendista che poche ore prima aveva sfregiato il volto del suo mastro non batterà ciglio nel vederlo entrare nella bottega, la mattina, ed egli non dirà una parola; e nessuno parlerà di come un ragazzino è morto durante la notte, la madre che piangerà sul suo letto immacolato dirà semplicemente che è scomparso e nessuno chiederà più nulla, i pensieri voleranno leggeri da tutt’altra parte. E se il viaggiatore andasse da un giovane garzone visto la sera prima in punto di morte a dirgli: “Ma allora tu sei sopravvissuto”, lui lo guarderebbe stupito e non direbbe una sola parola. Allora il viaggiatore direbbe: “Ti ho visto, questa notte. Avevi un coltello alla gola e ho pensato che per te fosse finita”. A quelle parole la risata del giovane garzone suonerebbe cristallina: “Ti sbagli fratello. Questa notte dormivo al sicuro nel mio letto caldo. Devi aver visto male!”.

Si direbbe a questo punto che Aurora ha il doppio degli abitanti visibili ad occhio nudo. Ogni volta che un cittadino si trova sottoterra o alla luce del sole e i suoi pensieri sono prossimi a sfiorare l’altra Aurora, la sua mente si ritrae ed egli ne rimane all’oscuro. Ma, si sa, l’inconscio è come un mare scosso dal vento, la cui acqua viene sollevata e abbassata da onde più o meno potenti. Può capitare così che un bambino nel vedere alla luce del sole il volto del coetaneo che la notte prima aveva cercato di strangolare sia colto da una strana angoscia, e la sua mente travolta da lampi enigmatici; o che una creatura, ormai poco più di una bestia, che giace in una pozza del suo stesso sangue senta la nostalgia di un mondo diverso al di sopra di sè.

“Come è nata Aurora?” chiede il viaggiatore ad uno storico vecchio ed impolverato, ma nemmeno lui si ricorda più. Una delle due Aurore dev’essere stata costruita materialmente, per poi assumere un valore concettuale. L’altra, invece, ha avuto origine nell’inconscio degli abitanti, e solo col tempo si è materializzata nella realtà, giorno dopo giorno: un sogno sorto dagli abissi delle loro anime. Ma se gli abitanti dell’Aurora luminosa hanno costruito un tempio sotterraneo consacrato ai loro istinti più bestiali, oppure siano stati coloro che strisciavano e si nascondevano sottoterra a creare una tela bianca sulla quale dipingere i loro sogni di purezza, questo nessuno lo saprà mai.

Un pensiero su “Aurora”

  1. Un bel racconto che vuol far riflettere catturando l’attenzione di chi legge fin dall’inizio e sviluppandosi sul tema del dualismo esistenziale e della fuga dalla memoria.
    La realtà, l’apparenza, l’essere e il sembrare si confondono e invocano quella entità che è l’autocoscienza dell’uomo, trascinato tra istinto bestiale e raziocinio che spesso non si riesce a dare spiegazione di comportamenti malvagi e giustificazione ad azioni riprovevoli pur nell’anelito all’ordine e alla pulizia morale ed esistenziale.
    5 stelle.
    anna

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