La peggior nottata di Babbo Natale

Era la notte del 24 dicembre e una gelida nevicata stava imperversando sulle alpi. Il vento soffiava furiosamente e la bufera di neve permetteva di vedere ben poco; eppure lassù, dove nessuna persona sana di mente avrebbe osato andare d’inverno, un uomo corpulento vestito di rosso stava trascinando un’enorme slitta carica di regali nell’indifferenza totale delle renne che l’avrebbero dovuta trainare.

Babbo Natale sbuffava per la fatica che gli faceva trascinare nella neve alta diverse tonnellate di regali e imprecava a denti stretti verso le renne che lo guardavano con scherno. La slitta aveva lasciato un lungo solco nella neve altrimenti purissima. «Maledette scansafatiche» gridava, la voce coperta dal rumore del vento «avete scelto il momento perfetto per fare uno dei vostri stupidi scioperi!» Forse era il caso di affidarsi a mezzi più moderni, pensò Babbo Natale digrignando i denti mentre avanzava a fatica nella bufera. Dove si era mai sentito che la notte della vigilia le renne decidessero di non avanzare più, planassero sulla montagna più vicina e lo lasciassero in balia degli elementi, e proprio all’inizio di un paese così importante come l’Italia?
«E per che cosa, poi? Per un paio di frustate ben assestate, ma scherziamo! Le renne di oggi non sanno più stare al loro posto» disse mentre saltava sulla slitta pochi secondi dopo averle impresso una spinta decisa, e iniziava a scivolare a grande velocità lungo il fianco della montagna.

La slitta atterrò violentemente in mezzo ad una strada asfaltata. Dopo essersi tolto la neve dagli occhi e dai capelli e aver controllato che nessuno dei regali fosse andato perso, Babbo Natale tirò un sospiro di sollievo. Era riuscito a scendere sano e salvo dalla montagna, e la presenza della strada era un buon segno. Ora non restava che avanzare fino alle prime case e a quel punto si sarebbe inventato qualcosa per riuscire a portare tutti i regali prima del calar del sole.
«Basterebbe che tu ci concedessi un paio di cose e riprenderemmo subito a lavorare» disse ad un certo punto una renna «in fondo non chiediamo poi così tanto»
«Questa è buona!» rise Babbo Natale «e sentiamo, che cos’è che vi sentite in diritto di chiedere?»
«Innanzitutto niente più frustate…»
Babbo Natale sbuffò.
«Ha! Ma sentile. E come pensate che potrei spronarvi ad andare abbastanza velocemente, con un intero pianeta da servire in una sola notte?»
«Secondo» continuò imperterrita la renna «vogliamo avere dei giorni di riposo»
«Per Dio, ma se lavorate solo la vigilia di Natale!»
«Questo non è affatto vero. Tu ci fai sgobbare tutto l’anno: raccogliete i materiali, trasportate i folletti qua, portatemi là. Non abbiamo mai tempo per noi, e ormai siamo stufe!»
Dalle altre renne giunsero borbottii di approvazione.
«Basta così! Non ho intenzione di sentire una sola parola. Preferisco non portare a termine le consegne piuttosto che ascoltare tutte queste idiozie. Questa notte me l’avete rovinata, ma più tardi vi rimetterò in riga, potete contarci».

Dopo quello che gli sembrò un tempo infinito, finalmente vide un gruppo di luci al termine della strada. Era ora. Accellerò leggermente e vide che ai bordi della strada c’erano alcune cabine. Alla sua destra un cartello recitava: benvenuti in Italia. Per l’ennesima volta quella notte, Babbo Natale imprecò. Si trovava alla dogana italiana. Sperò intensamente che non ci fossero complicazioni. In quel momento vide un uomo alto camminare speditamente verso di lui. Alla flebile luce del lampione notò che era molto giovane, ma il suo atteggiamento ritto e impettito lo facevano sembrare più anziano. Il doganiere si fermò, lo guardò per qualche secondo e poi disse:
«Posso vedere il suo passaporto, prego?»
«Il mio passaporto?»
«Esattamente»
Ci fu un attimo di silenzio.
«Non ho un passaporto. Io sono Babbo Natale»
«Può dimostrarlo con un documento di identità?»
«Beh… no»
Alcune renne ridacchiarono.
«Allora temo che lei non possa passare»
Era troppo. Sentì la rabbia montargli nel cuore:
«Giovanotto, io distribuivo regali quando la tua bisnonna era ancora una poppante, e ora ti permetti di dirmi che non posso passare?» gridò, gli occhi ridotti a fessure, mentre piccoli ghiaccioli cadevano dalla sua barba bianca.
«E in tutto questo tempo non poteva approfittarne per fare un documento di identità?»
«Ma come…! Tu…!» Babbo Natale aveva così tanta rabbia in corpo che non riusciva ad articolare le parole.
Il doganiere non fece una piega.
«Perchè non mi mostra che cosa stava trasportando?»
Senza aspettare una risposta camminò fino alla slitta e scostò la coperta rossa che ne copriva il contenuto.
«Giochi da tavolo, Lego, articoli di elettronica…» mormorò. Poi prese un giocattolo e lo guardò accigliato. «Ehi, mi hanno parlato di questi in caserma. È un prodotto cinese altamente tossico, proibito da tutti i mercati»
«Sì, beh» fece Babbo Natale «non abbiamo avuto tanto tempo, e questi costavano poco…»
«Basta così. Lei si rifiuta di dichiare la sua identità e sta introducendo nel paese merce contraffatta e pericolosa. Venga con me, prego»
«Per la barba di Merlino! Io non vengo da nessuna parte… ma che… insomma, metta giù le mani! Non mi tocchi, le dico!»
«Che cosa sta succedendo qui?» il grido era arrivato da lontano. Babbo Natale guardò attraverso la neve che stava ancora fioccando e vide un altro doganiere avvicinarsi verso di loro. Era decisamente più anziano dell’altro e una barbetta bianca gli copriva il viso infreddolito; il suo volto era teso nello sforzo di avanzare controvento, ma quando vide Babbo Natale gli fece un sorriso affabile.
«Ma guarda che notte fortunata! Babbo Natale in persona alla nostra dogana. Buonasera, buonasera!» gli strinse energicamente la mano «Spero che il mio collega qui non gli abbia dato troppi problemi»
«Signore, quest’uomo è un…» iniziò a dire l’altro.
«Basta così, Luca» il doganiere più anziano lo fulminò con lo sguardo. L’altro borbottò alcune parole di protesta. Al che Babbo Natale prese la parola:
«Meno male che è arrivato lei, spettabile signore. Questo giovane maleducato mi ha rivolto delle accuse intollerabili, e poco ci mancava perchè mi malmenasse violentemente»
«Quest’uomo pretende di superare la dogana senza identificarsi e trasporta merci non autorizzate! Potrebbe essere chiunque!» sbottò Luca.
«Su, su» sorrise il doganiere anziano «il zelo eccessivo non ha mai fatto bene a nessuno. E poi chi vuoi che sia a quest’ora, con questo freddo, se non Babbo Natale in persona?»
«Ecco, glielo dica. Non c’è più rispetto…»
«Non si preoccupi di lui, signor Babbo Natale, ci penserò io a redarguirlo a dovere»
«Lo spero. Bene, si è fatto tardi e io devo assolutamente…»
«Non così in fretta»
Il sorriso non scomparve dalla faccia dell’uomo, ma Babbo Natale vide che i suoi occhi erano determinati.
«Che cosa ne direbbe di un piccolo… dono alla nostra amicizia, prima di andare?»
«Ma di che cosa sta parlando?»
«Mi pare di aver intravisto tra i regali una gran bella console… proprio quella che mio figlio ha sempre desiderato, ma non sono mai riuscito a comprargli»
«Ma io ho già dei regali per suo figlio!»
«Oh, sono sicuro che una piccola aggiunta non guasterà» sorrise il doganiere.
«Sì ma quella console è di qualcun’altro. Non posso certo lasciare un bambino senza regali, ne va della mia reputazione!»
«Suvvia, troverà di certo il modo, faccia lo scambio con un bambino povero che non possa lamentarsi»
«Le ho detto di no! Io me ne vado!»
Dopo queste parole, Babbo Natale cercò di andarsene, tuttavia il doganiere lo bloccò con un gesto cortese ma deciso.
«Andiamo, veda di non complicare la faccenda. Sappiamo tutto di lei: il contrabbando di giocattoli cinesi, le condizioni di schiavitù in cui ha ridotto i folletti, lo sfruttamento delle renne. Io non giudico tutto ciò… ma non sono neanche così stupido da non approfittarne»
Babbo Natale aveva un’aria sconvolta.
«Io… oh dannazione, va bene! Farò avere quella console a suo figlio»
«Grazie della collaborazione» sorrise il doganiere.
«Idiota» borbottò Babbo Natale afferrando la slitta.

I due restarono a guardarlo trascinare faticosamente la slitta oltre la dogana. Ogni tanto il vento che soffiava verso di loro gli portava il suono di una bestemmia o di un insulto.

«Lo sa, vero, che quello che lei ha fatto stanotte è tremendamente immorale?» disse il più giovane.
«Ah, Luca» sospirò l’altro «hai ancora così tanto da imparare».

4 pensieri su “La peggior nottata di Babbo Natale”

  1. Anche nelle favole è riportata una realtà che purtroppo fa parte del bagaglio di moltissimi umani…
    Possibile non migliorare???
    5st.
    Sandra

  2. Racconto piacevole… ma chi era il cattivo, il doganiere o Babbo Natale?

    p.s. c’è un piccolo refuso… E’ la notte del 24 dicembre e a un certo punto Babbo Natale pensa… “portare tutti i regali prima del calar del sole.”…

    Prima del sorgere forse.

    Auguri

    Sergio

  3. Direi che sono entrambi cattivi in questa storiella. Grazie di avermi fatto notare il refuso, tanti auguri anche a voi.

  4. Surreale, com’è ovvio trattandosi di un essere mitico e magico come Babbo Natale, ma divertente.
    Attenzione all’articolo in italiano, si scrive:
    “Lo zelo” (e non “il zelo”)

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