La Pineta di Roca Vecchia

La pineta di Roca Vecchia era da sempre l’unico baluardo eretto da Madre Natura a difesa della spiaggia di Luigi. La Sua spiaggia. Gli piaceva pensarla così, tutta sua, e lo aveva fatto sin da quando era bambino.
Una vecchia foto lo ritraeva, ancora in fasce, in braccio alla mamma che passeggiava su quella sabbia fine, con il lungo vestito scuro (come tutti i vestiti colorati nelle foto in bianco e nero) mosso dal vento, e troneggiava ora sulla vecchia credenza della nonna. In quell’acqua argentata aveva imparato a nuotare, a giocare con le onde, a gareggiare coi suoi fratelli in apnea, ancor prima di imparare cosa significasse la parola stessa. Per il sole, il mare e il vento di quel litorale aveva marinato la scuola nei giorni più caldi, ben disposto a rischiare uno schiaffo o una ramanzina in cambio di una mattinata all’aria aperta con i compagni di giochi.
Per il dolce e melodioso sciabordio delle onde aveva versato una lacrima, salutando la sua terra, il giorno della partenza per il servizio militare, in una gelida e lontana città del Nord, chiamata Torino. Per la ricchezza di quella brezza aveva riso di gioia, un anno dopo, al ritorno a casa. In ricordo di quei momenti, si era inginocchiato nel fango, si era raccolto in sé stesso, e aveva raccomandato la sua anima al Buon Dio, prima di innestare la baionetta e uscire urlando dalla trincea per l’ennesimo assalto ad un’anonima cima in terra veneta, persa e conquistata ogni giorno, bagnata dal sangue e dal sudore, maledetta dal vento della Morte. In ricordo delle vite spezzatesi al suo fianco, sul terreno che lui stesso aveva calpestato, odiato e conquistato in mezzo alla neve, in una terra che non conosceva il mare, riuscì solo a piangere amaramente al suo secondo, ultimo, doloroso ritorno a casa.
Su quella polvere dorata aveva stretto in un abbraccio di passione e desiderio la sua amata Maria, Mariuccia come la chiamavano i paesani, e le aveva promesso un matrimonio, dei figli, una Vita intera, insieme. Sulla sabbia umida e compatta del bagnasciuga, a piedi nudi, con i calzoni arrotolati al ginocchio, la camicia un po’ lisa e il cappello di paglia a coprire la chioma sempre più rada, aveva tenuto per mano e guidato nei primi passi il suo piccolo Giovannino, ultimo arrivato di sette fanciulli, sette doni del Cielo, un Cielo che, di certo, a vederlo così azzurro e profondo, non poteva essere solamente malvagio. All’ombra di quei pini si fumava una sigaretta, ogni tanto, la sera, lasciando che la mente e i ricordi si posassero sul pelo dell’acqua, per lasciarsi cullare dal ritmico incedere della marea, a perdersi nella memoria dei giorni passati e nella speranza in quelli futuri.
Seduto sulla pietra più alta, lo scoglio più fiero, proteso sulla superficie del mare nell’eterno sforzo di sovrastare le onde, aveva divorato con gli occhi colmi di rabbia la prima pagina del giornale che annunciava, di nuovo, come ventiquattro anni prima, lo scoppio imminente di una guerra, ancora sangue e morte, ancora fama e gloria, ancora il vento della Signora con la Falce. In piedi, nell’acqua fino alle ginocchia, con i pugni serrati e il cuore in gola, aveva urlato tutta la sua rabbia e il suo odio a quel Cielo sempre più azzurro e splendente, sempre più perfido e malvagio, che in una lontana palude gelida della Siberia aveva rapito l’anima del suo figliolo più grande, Antonio, soldato, prigioniero e poi martire per una causa che non conosceva.
Sulla Sua spiaggia, ogni giorno, per tutta la Vita…

Solo allora, sotto l’ombra di quei pini, al riparo dall’impietoso Sole di mezzodì, seduto in terra a gambe incrociate, con la schiena appoggiata al tronco di un giovane arbusto, Luigi scrutava l’orizzonte: una perfetta linea retta, che il Cielo beffardo e crudele aveva disegnato apposta per deriderlo, e con lui tutti gli altri uomini, per deriderli della tortuosità delle loro vite, costellata di picchi di gioia e abissi di dolore. L’aveva sempre avuta sotto gli occhi, quella lontana, impercettibile linea che lo separava dall’Infinito. Solo allora, quando la vecchiaia lo aveva raggiunto e il succedersi degli eventi lo aveva reso solo, quando non aveva più legami con la sua gente e con il suo passato, seppe che era giunto il giorno giusto. Si alzò lentamente, e si fece ombra sugli occhi portandosi la mano alla fronte, per proteggersi dagli accecanti riverberi sull’acqua. Si diresse verso la sua piccola imbarcazione, poco più di una zattera a remi, che tanto fedelmente lo aveva sostenuto e guidato nelle giornate di pesca. La trascinò via dalla secca, verso l’acqua più profonda, e vi montò su lentamente. Impugnò saldamente i remi, e cominciò a vogare, con gesti calmi, ampi e lineari. La direzione… Nulla di più semplice, sempre dritto, fino a quando quella linea maledetta non l’avrebbe inghiottito.

La Sua spiaggia lo seguì con lo sguardo, con la mente e con il cuore, finché poté, finché la barca e l’Uomo che la guidava non divennero un piccolo punto, una flebile macchia a disturbare l’inquietante piatta inespressività dell’orizzonte. Per un attimo il Cielo, azzurro e beffardo come sempre, si incupì, turbato. Ma fu solo per un attimo…

 

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