Legno marcio

Cala il buio nella mia mente. I pensieri oscurati da un bisogno nascosto nella melma dell’inconscio. Questa paura che ti assale e inizia a farti sudare. Vedi gli occhi bagnarsi di lacrime che non conosci. Vorresti provare a piangere, ti sforzi. Non ci riesci. Non sei buono neanche a piangere. Povero bambino che soffre nel corpo di un adulto. Ti vedo, nascosto nell’intimo di ogni uomo, nei pensieri, nelle speranze che cerchi invano di glorificare, di santificare. Momenti di un passato talmente violento che ovunque vai decidi di deificare. I tuoi genitori sono santi, divinità, loro hanno fatto tutto per te. Povero bambino vigliacco. Non riesci più a distinguere il reale dalla fantasia. Ti viene da piangere ancora una volta. È solo un pensiero che attraversa in un lampo la tua ragione. Tutto svanisce in un attimo, in un batter di mani. Il volto tumefatto, l’atto così violento da apparirti giusto. Hai dovuto credere che tutto ciò fosse fatto in nome di un dio misericordioso, di una divinità che ha nella punizione l’educazione perfetta. Giù di schiaffi, giù di lacrime. Loro avevano ragione, ti dovevano educare e tu questo lo hai accettato. Sbagli! Sbagli una continuazione. Il tuo pensiero è distorto, malato, fuori da ogni schema logico. Sei un malato dentro. Nessuno se ne accorge perché a loro appari come una PERSONA. Non capiscono, tu stesso non capisci come tutto questo possa accadere, succedere. Cerchi di giustificare questi eventi in modo razionale. Non fai altro che nascondere il volto sotto la sabbia. Affrontare…
Parole perse, suoni vuoti. Il mondo che fuori splende e la notte nel tuo animo. Pensieri, parole, semplici gesti che sono allo stesso tempo scontati e nuovi per te. Cerchi di capire, ti sforzi. Hai voglia di morire, di lasciare questo Mondo con il più grande gesto egoista mai pensato. Morire nel nascere di un nuovo pensiero. Lacrime che bagnano il tuo volto, la nuova linfa che viene fuori dal tuo bambino. Ascolti i ritornelli che la tua mente ti propone. Sempre il solito copione da recitare. Sei così felice, ti senti beato in questa sceneggiatura che non hai scelto ma ti è stata offerta, obbligata.
Provi a pensare. Chiudi gli occhi cercando una risposta nella mente. Ascolti i tuoi pensieri ma non dicono nulla di nuovo. Il solito affanno che colpisce il respiro della tua ragione. Brevi poemi tengono compagnia alla tua mente malata.

MALATTIA

Pensavi di essere sano, normale. Ti avevano disegnato un mondo che non ti apparteneva. In un certo senso lo hai sempre percepito, hai sempre notato che c’era qualcosa che non andava, che era stonato. Una mobilia vecchia in un mondo nuovo. Vestiti nuovi per riscaldare un corpo morto da troppo tempo.

IL NON-VIVERE

Chiudi gli occhi. Il buio che bagna il tuo volto, l’essenza della notte che risveglia vecchie paure assopite nel tuo animo. Senti russare i tuoi pensieri, quasi ti svegli in preda ad un attacco di panico. Vomiti speranze. Ti senti sempre più solo mentre il mondo viaggia a una velocità che non conosci, che non riesci a concepire. È tutto così assurdo, la tua persona è assurda, innocente, vigliacca. Aggettivi come tanti altri, forse sterili, forse inutili. Parole che hanno un peso così insostenibile per la tua psiche. Allora viaggi. Viaggi con la mente cercando rifugio in un mondo che tu hai creato, dove l’assurdo lo fa da padrone. Il tuo nuovo padre si chiama ASSURDO. Imprechi contro te stesso. Cerchi nei simboli una chiave di lettura della tua vita. La testa ti fa male. Poi spegni la luce dei pensieri e svieni nel buio della notte.

NOTTE

Il sole tramonta lasciando spazio alla paura. Gesti antichi che terrorizzano la tua persona. Facce che ti spaventano. Grossi edifici che cercano di proteggerti inutilmente. Sei vuoto, nullo, morto. Pensi così veloce che non sei più in grado d’ascoltare le tue stesse parole. La mente che partorisce bambini morti. Pensieri abortiti. Paure che prendono forme di coltelli. Mille serpenti che strisciano sul tuo corpo morto.

SPECCHIO

Ti alzi nel cuore della notte per pisciare. È la paura che bussa alle porte della tua vescica. Ancora una volta cerchi di giustificare quel tuo bisogno dicendo che è l’acqua che hai bevuto ore prima. Menti. Riesci a mentire anche a te stesso. Sei un vigliacco del cazzo! Povero mentecatto dalla mente assopita. Piangi mentre pisci. Le lacrime che si mischiano a una speranza fuggita nell’attimo. Ti pulisci. Scarichi. Saluti parte di te. Ti fermi allo specchio. Provi a lavarti le mani ma la figura dall’altro lato del vetro ti sorride. Un sorriso maligno, cattivo, volgare. Hai paura. Quasi ti viene da pisciare. Ancora una volta, ancora una volta, ancora una volta… sussurra la tua mente provando a darti conforto. Cosa vogliono dire queste parole? Che significa tutto questo?

ASSURDO

Il mondo che piove nel non Essere. La mancata liberazione del popolo della notte, la mancata fuga dell’ultimo brandello di speranza che si celava nel tuo animo. È tutto finito. La mente si ammala, la psiche peggiora. Falsi ricordi scuotono il tuo animo a suon di schiaffi. Sei povero, povero dentro, povero fuori. Sei uno scatolo vuoto. Un vecchio scatolo che conteneva un paio di stivali neri. Sei morto nell’attimo che lo scatolo si è aperto e ha rilevato il suo contenuto: il nulla che invade la tua vita, che invade il mondo con falsi sorrisi e falsi ricordi. Ancora una volta giustifichi il Mondo, ancora una volta non Ci riesci. Piangi.

IL PIANTO

Poi d’un tratto l’alba sveglia la tua mente. I pensieri sembrano essersi calmati, sedati nel cuore del giorno che saluta e accarezza il tuo volto con i raggi del sole. I pensieri che svaniscono nell’attimo dal quale cerchi invano di sfuggire. Senti gli occhi rossi, gonfi, stanchi. Provi a chiuderli. Provi a far riposare la tua mente. Un po’ ti senti soddisfatto, un po’ ti senti morto. Continui a vivere nella non vita. Pensieri che si mescolano al quotidiano, miscele di speranze che spruzza il tuo animo nella vita di tutti i giorni.

LIBERAZIONE

Cerchi di capire mentre riposi, mentre muori. Il lento cammino della salma accompagnata nel suo ultimo viaggio da 4 persone che spingono una bara nel percorso che molti chiamano VITA. Senti un urlo nascere dentro di te. Pensi che non puoi farcela. I ricordi di una vita passata quasi ti fanno implodere pur di non ammettere l’evidenza, pur di non ammettere che è la tua ora, che è l’ora di reagire, di tornare a vivere. Ma pensi che sia troppo tardi. La terra umida si avvicina, senti il suo odore accarezza le tue narici. Sei un morto che non aspetta altro che essere seppellito. Sveglia ragazzo, sveglia! Qualcuno urla dal Mondo queste parole tristi e semplici. Sveglia. Perché non lo capisci? È un attimo, una parola volgare, chiara, diretta: VAFF…

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