Il sogno

Non sapevo cosa ci facessi a terra con la testa sanguinante, il dolore era forte.

Qualcosa di caldo scendeva dalla fronte, un rivolo che istintivamente avevo tamponato con la mano e subito le dita erano diventate rosse, lo stesso rosso che vedevo tutti i giorni sulla tavolozza da lavoro, quando la mia mano si muoveva concitata sulla tela.

In bocca un sapore ferroso mi dava la nausea, il taglio sul labbro superiore mi faceva deglutire della roba calda, e mentre ingoiavo, la lingua si riempiva di quel gusto aspro e rivoltante.

Lo specchio era lì, a due passi, bastava solo alzarsi e guardare, ma non era semplice, le gambe sembravano pesanti come palle da bowling, le braccia cercavano di farmi strisciare come fossi un marine.

Forse se non mi fossi arreso subito ce l’avrei fatta a tirarmi su.

Se questo era tutto vero, la paura mi stava cingendo con morbosità fino a farmi mancare il respiro.

Non so cosa fosse veramente, so soltanto che intorno a me tutto era estraneo, quella camera, il pavimento di legno, i mobili.

Ma dove mi trovavo?

E cosa ci facevo a terra ferito?

A fatica ero riuscito ad alzarmi ed uscire dalla camera, appoggiandomi al muro per non cadere, ero arrivato al soggiorno, lì tutto era in disordine, sembrava che un tornado avesse deciso per un assetto diverso, persino una tenda era stata strappata e giaceva a terra come un residuo di guerra.

La memoria non mi stava aiutando di certo, somigliava ad un nastro cancellato e quando mi sforzavo di rimetterla in moto, un dolore acuto alle tempie mi diceva che dovevo smettere.

Stavo per sedermi quando un rumore dietro di me mi aveva obbligato a voltarmi, ma non ero riuscito a farlo di scatto, il dolore al collo mi aveva impedito un movimento brusco e quei secondi persi si erano trasformati in panico.

Le gambe già instabili stavano cominciando a cedere, un leggero tremolio le rendeva ancora più insicure, l’ombra che vedevo sul muro mi diceva che una pistola era puntata su di me, bastava un momento e tutto sarebbe finito.

Bang… e la mia vita avrebbe imboccato un sentiero sconosciuto.

Le parole si erano strozzate in gola e l’urlo che non era riuscito a venire fuori, era imploso nel cervello con una detonazione cupa.

Era la fine.

Un bagliore aveva illuminato la stanza e un rumore assordante penetrato e tramortito i timpani, solo la mia spalla tremava, vibrava intensamente e una voce lontana mi stava dicendo che dovevo aprire gli occhi.

Ero madido di sudore, col cuore che andava a mille mentre il sorriso di mio fratello mi stava facendo capire che era stato tutto un bluff, un parto della mente al gusto forte di adrenalina.

Se questo era stato soltanto un sogno….. d’ora in poi avrei impedito agli occhi di socchiudersi, anche per un solo istante.

4 pensieri su “Il sogno”

  1. Ciao Stellina,
    Gli ambienti e le sensazioni sono ben descritti e la narrazione riesce a creare una certa suspance.
    Non so se la mia interpretazione sia corretta, ma credo che se avessi scelto un titolo più ambiguo forse il lettore sarebbe riamasto in attesa dell’evolversi delle azioni con più apprensione anzichè trovare già svelato il presunto finale. Speriamo che il protagonista viva sonni più sereni la prossima notte.
    Alla prossima lettura.
    5st.
    Greta

  2. Ciao stelllina, ho iniziato a leggere il racconto senza aver guardato il titolo e la prima sensazione è stata che tu avessi vissuto questa esperienza, la seconda ho pensato che forse stavo leggendo un libro, sai, sto girando stasera per la prima volta su questo sito molto interessante, in ogni caso se era un libro partiva molto triller e mi piaceva. Mi ha colpito l’immaginazione precisa che fai scaturire in chi ti legge. Complimenti. Io ci farei un libro.

  3. Grazie per i vostri commenti, non c’è nulla di personale in quello che ho scritto è un puro parto della mia fantasia forse avrei dovuto dare un titolo diverso come mi ha suggerito Greta.

  4. Piacevole leggere dentro la tua fantasia. Il titolo mi piace, anche se condivido l’osservazione di Greta.

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