La stella

È apparso dal nulla, senza che volessi pensarci più di tanto. Un ricordo che si maschera da desiderio e che esprime nella repressione il suo più grande atto. Confusione che nasce nell’inconscio dell’uomo e degenera in un pianto senza eguali. Disteso sul divano a ricordare il terrore, la paura di quel momento. E poi giù di fantasia. Cerco di diventare un supereroe, cerco di diventare invincibile mentre le lacrime bagnano il mio volto. Se avessi, se… se… tanti se, mille domande che prendono vita e che mi fissano con aria turbata. Una domanda che chiede a se stessa la sua utilità. Sono circondato dalla folle fantasia della repressione. Lo capisco, sento dentro di me qualcosa nascere e spegnersi come un cerino. È un attimo, una grande fiamma e poi il buio più totale. E allora non mi resta che piangere. Piangere un ricordo che non comprendo, un’emozione che cerco di seppellire dentro di me perché troppo forte. Le lacrime che accarezzano il mio volto facendomi sentire sicuro per la prima volta in vita mia. Puoi piangere, mi dicono. Piangi, mio bambino. E io che lo faccio. Sì, ora posso farlo. Sento gli occhi gonfi, umidi. Sono pronto ad aprire la fontana dei sentimenti, sono pronto a lasciare che le emozioni pervadano il mio spirito, che mi facciano sentire umano. Basta prototipi di mostri, di cyborg privi di sentimenti. Devo vivere assaporando l’oceano delle emozioni. Ora sono solo. Sono in questa stanza, solo in questo mondo. Vorrei poter abbracciare qualcuno, sentire il conforto, l’amore per la mia persona. Oh, come vorrei tante cose. Ed ecco che le lacrime vanno via e l’armatura è presto montata. Un nuovo scudo di ricordi pronto per evitare di sopperire in guerra. Sono pronto a morire e voglio farlo con le mie armi non con questo stupido pezzo di latta. Uccidetemi con una freccia, spappolatemi il cuore con un proiettile, ma perdio, fatelo mentre mi fissate dritto negli occhi. Voglio sentire il vostro folle calore accarezzare l’attimo prima che giunga la Morte. È solo un momento, un misero sentimento che nasce e che muore nell’arco di un secondo ma che per me, ha un’importanza vitale. Vivere nel non-morire. Voglio vivere. Lo ripeto a me stesso, lo ripeto alla mia mente, alla mia persona. Può bastare tutto ciò? Sale la rabbia dal mio animo pronta a distruggere questo MONDO.
Che fine hanno fatto quelle lacrime che ero pronto a riversare lungo la mia persona per amore della verità? Niente, sparite, soppresse dai ricordi. Devo sopravvivere e questo è l’unico modo che conosco. Dov’è il mondo intorno a me? Dove sono i miei cari, le persone che amo? Che fine hanno fatto? Sono state forse divorate dal nulla? E io che ci faccio su questa terra se non posso essere amato dai propri genitori? Oh, quanti desideri folli che rincorrono il mio animo. Sono un bambino. Sì, perché questo che parla è solo un bambino abbandonato e infreddolito. Sono ai margini della città che attendo i miei genitori mentre buffi individui mi maltrattano. Mi prendono a schiaffi e più lo fanno e più soffro. Le lacrime che scendono lungo il viso, la paura che nasce e muore dentro di me. Non piangere, non si deve piangere, mi ripetono con insistenza. Mi picchiano e mi obbligano a non piangere. Povero cristo, morto per i nostri peccati celati nel nostro inconscio. Sono disteso a terra, l’acqua che scende dal cielo battezza il mio corpo martoriato dagli schiaffi degli adulti. Un piccolo verme calpestato dall’uomo. Piango, poi mi ricordo il loro imperativo e mi fermo. Dove sono i miei genitori? Perché hanno lasciato che accadesse tutto questo? Chi mi doveva proteggere, chi ha voluto che tutto ciò accadesse? Piango. È più forte di me, non posso resistere. Loro ritornano. Urlano, mi prendono a calci e a schiaffi. Non devi piangere, continuano a ripetere quella litania. E io eseguo gli ordini. Sono un bravo bambino e i bravi bambini eseguono gli ordini. Vaffaculo a voi, vaffanculo ai vostri ordini del cazzo. Che cosa ne sapete di ciò che si cela nell’animo umano se permettete a un povero bambino di reprimere il proprio pianto? DOVE SONO I MIEI GENITORI? Oh, loro sono d’accordo. Bisogna educare con gli schiaffi perché così si cresce sani, si cresce da uomini. Fottetevi genitori del cazzo. Sì, proprio voi che mi avete allevato vi dovete fottere. Cosa volete capire della gioia infantile che fa muovere i primi passi a un bambino? No, voi troppo occupati a esercitare le vostre nevrosi da non avere tempo d’ascoltare l’importanza della parola di un neonato. C’è così tanta rabbia celata in questo mio animo. Una rabbia che appanna i sensi, la ragione. Sento ripetere mille volte le stesse parole. Il mondo è così ottuso che crede di aver ragione. Non capite? Guardatemi e poi rivolgete il vostro sguardo alle domande che vi fissano con occhi carichi di rabbia. Quella rabbia che ora è dentro di me e che… troppe parole, poche emozioni.
Fa caldo. Tanto caldo. Mi sento agitato, scosso. Era tempo che non lo facevo e finalmente è il momento adatto. La notte cala sulle persone portandole in un mondo dove tutto ha un significato a molti sconosciuto. Io li guardo, guardo quelle loro facce morte che sognano. Li vedo soffrire nel cuore degli incubi, dove i mostri prendono forma di persone e inseguono la loro paura. Cazzo, sto male.
Mi affaccio sul terrazzo e interrogo la Luna. Questa grande amica che spesso mi tiene compagnia ascoltando i miei pensieri. Lei così in alto, così saggia da ascoltare senza proferir parola. Perché nella risposta spesso si cela il male. Cazzo… si cela, si cela, si cela. Cosa sto nascondendo? Vorrei poter capire questi miei pensieri ed evitare di vomitare stronzate su carta. Parole, loop mentali che inquinano la mia vita. Vorrei poter vedere il sole, la gioia degli uccelli, il colore dei fiori, vorrei poter assaporare un boccone di vita. No, questo non mi è permesso perché sono stato un bambino cattivo, vero, teste di cazzo? Quindi me ne sto qui da solo a confidare alla Luna i miei più intimi segreti. Avrei voglia di rileggere la mia mente, di cogliere quel segreto che si cela nelle parole, queste eterne ripetizioni che hanno un significato che non conosco. Vivo nel ricordo, nella speranza di un attimo, di un destino diverso. Vivo nella nevrotica attenzione del non divenire. Cerco di essere ciò che sono e invece mi rendo semplicemente conto che sono il frutto del peccato inconscio. C’è tanta pazzia in queste parole che ho paura. Ho una fottuta paura del mondo, delle persone, degli spazi aperti. Spesso li vedo dalla mia finestra. Li vedo camminare, sorridere, abbracciarsi. Li vedo e mi pongo tantissime domande. Perché questo non è successo a me, perché questo? Perché quello? Vaffanculo! Perché non scendo e faccio accadere tutte quelle cazzo di cose? Perché sono un vigliacco, un fottuto vigliacco che ha paura di essere picchiato ancora una volta. Quindi me ne sto qui, chiuso nel mio mondo, circondato dai miei pensieri a riflettere sulle possibilità che la fisica quantistica offre. Povero mentecatto dagli occhi umidi! Come vorrei poter fare qualcosa? Tutti mi hanno abbandonato. Ho lasciato che tutti mi abbandonassero perché così ha voluto LEI. E io? Io non ho forse voce in capitolo? Non devo forse decidere della mia vita? No. Loro hanno voluto creare un mostro educandolo con il bastone. Loro sono il mio male. Niente perdono. Perdonare vuol dire assumersi la responsabilità per un qualcosa che non si è fatto. Quindi mi tengo i miei sensi di colpa perdonando quegli avvenimenti che non ricordo.
Sono solo nella mia stanza che aspetto la morte. Gli incubi mi tengono compagnia mentre chiudo gli occhi. Penso alla fine del mondo, penso alla fine della vita quando mi accorgo che c’è ancora una stella che brilla nel cielo.

2 pensieri su “La stella”

  1. Le stelle in cielo continuano a brillare per te che ti senti solo nella tua stanza lontano da tutti.
    Il sole nasce e muore ogni giorno e non ha bisogno di nessun altro se non di te stesso per vivere ogni giorno.
    La luna illumina anche le notti più cupe e scalda il cuore di ciascuno di noi nei momenti di profonda solitudine..
    La sofferenza ed il dolore vivono in ciascuno di noi ma tu a differenza di tante altre persone esprimi attraverso le tue parole i tuoi sentimenti..
    Non sei pazzo Sergei.. non sei meno di nessun altro uomo al mondo.. ti hanno fatto semplicemente molto male.. Ma leggere un tuo racconto intitolato stella mi ha illuminato e ho sperato, desiderato che questo contenesse parole di speranza e le ho trovate..
    Non sei codardo, non sei un fallito.. non sei nulla di tutto ciò.. devi rimuovere il male che ti hanno fatto e ricominciare da zero.. devi uscire da quella stanza e vivere la tua vita perchè il male che ti hanno fatto non potrà mai più tornare e tu hai il diritto di iniziare a vivere senza il ricordo del passato..
    La vita è una e tu devi viverla.. Il resto del mondo può anche scordarsi di te ma sappi che il cielo, le stelle, il sole, la luna continuano il loro percorso in perfetta solitudine senza preoccuparsi degli altri..
    Il mondo è cattivo perchè le persone sono prive di sentimenti, gli stessi che a te hanno negato per troppo tempo.. non permettere agli altri di rovinare il resto della vita che ti attende, non permettere loro di farti altro dolore.. Cancella tutto e rinizia da zero perchè solo da lì potrai cominciare.. e non sentirti mai solo perchè soli non si è mai…
    Non ti conosco nemmeno e da due anni leggo ciò che scrivi e sento la profondità delle tue parole come se me le avessi raccontate qua davanti..
    Elimina tutto il dolore che hai dentro, ti prego.. trova il modo per farlo perchè sei forte e so che ce la farai..
    Con affetto.. Barbara

  2. E’ un piacere risentirti 🙂

    Ti ringrazio per il commento e, onestamente, nutro, giorno dopo giorno, le tue stesse speranze 🙂

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