Ti guardo dormire

Ti guardo dormire. Nell’ombra ciascuno appare per quello che è: la notte, un corpo stanco che dorme, ignorando che il mondo continua a girare, e il cuore continua a battere, il sangue a pulsare nelle vene. Sogni, forse. Ciascuno sogna, ma chissà come di quei sogni gran parte delle volte non rimane memoria, e allora sì è come se quella notte tu non abbia neppure vissuto. E’ come se tu fossi scomparso per una notte intera da questo mondo, e poi, appena sorge il sole, ti trovi lì e non sai nemmeno perché. Oppure, ti chiedi perché anche quella mattina il sole sia sorto per te, perché la sveglia abbia suonato, togliendoti dal dolce oblio di una notte senza sogni, e quasi ti viene da piangere, una tristezza ti scuote le membra intorpidite e sai che se non la freni, potrebbe esplodere in un pianto dirotto, che investe tutto, ciò che fu, ciò che è, le lenzuola pulite, il cuscino con l’impronta ancora calda della tua testa, perfino il tuo futuro, che al momento è circoscritto alla giornata: pensi solo che vorresti fosse già finita, per ritornare in quel mondo lì, dove non c’è memoria. Questo prima di conoscerti, amore. Tutto quello che si dice sull’amore è vero: che ti strappa il cuore, che ti fa soffrire, piangere, che ti uccide lentamente, a volte. Ma c’è ancora qualcosa che non è stata detta: anche se tutto ciò fosse vero, l’amore rimane l’unica cosa che dà un senso alla tua vita. Ci si può perdere negli occhi di un’amica, si può desiderare molto l’abbraccio di una madre un giorno in cui tutto sembra andare storto, si può perfino provare simpatia per quell’uomo che ora sta passando proprio sotto la nostra finestra – con un giornale sottobraccio e una tuta blu, va al lavoro forse – quasi quasi lo saluto dalla finestra… Diresti che sono pazza… Ma nessuno passerebbe la notte sveglia a guardare un’amica o la propria madre o sorella dormire, sapendo che il giorno dopo non è nemmeno domenica, ma che come ogni altro giorno della settimana ci si deve svegliare presto, passare dalla posta, poi in ufficio fino alle 14.00… Diresti che sono pazza… Si, di te. Ecco, il trucco è questo. Trovare qualcuno per cui sei capace di fare le cose più impensabili, e quelle più dolci, quegli occhi in cui potresti perderti; quegli occhi che riconosceresti anche se ti ponessero in un’immensa stanza, grande quanto Place de la Concorde, di fronte a migliaia di uomini scelti uguali al tuo uomo-tu amore- e tu, e io, sul mio sgabello di legno, in piedi, punto il dito verso di te e dico “Sei tu”. Non c’è nessuna magia, l’amore forse è uno dei meccanismi che ha messo appunto l’evoluzione, forse è un gioco, ma nessuno può dire che non esiste… E’ come un treno, prima o poi passerà anche da questa stazione, bisogna attendere. Se così non fosse, io starei qui, seduta accanto a te nell’ombra, perdendo inutilmente il mio sonno, la vita non avrebbe senso e per quel che mi riguarda potrebbe anche terminare qui, senza di te, domani, oppure oggi stesso. Nell’istante in cui ti scrivo il mio cuore potrebbe cessare di battere… Puff…
Non staremo per sempre sulla Terra, un giorno i nostri corpi saranno cenere, e non sarà mai abbastanza il tempo per amarci… Anche questa notte, come le altre, noi la trascorriamo in quel mondo dove non c’è memoria… Amiamoci quanto basta, non amiamoci troppo così che non sia mai abbastanza…

 

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