La rabbia

Come un torrente gonfiato dalle piogge l’animo si carica di una forza potenzialmente distruttiva. Sale dall’addome cavalcando l’onda di piena, raggiunge e ferisce il cuore per poi continuare la sua folle corsa fino alla gola. Lì per grazia sua, o forse per sua sfortuna, trova la  diga della ragione. Ma la potenza è tale da obbligare ad alzare una paratia e il lasciar fluire cascate di parole diviene la cura da quell’opprimente angoscia.
Tornano alla mente le offese subite, i torti passati, le parole non dette. Nulla è veramente attinente con l’odierno accadimento ma ogni singola goccia alimenta quel mare di sofferenza.
L’interlocutore poco può contro questo sfogo improvviso e dirompente. Così si appresta a tenere il comportamento più prudente: ascoltare.
Con fare attento ma non propriamente di assenso, segue le rime infuocate e attende che la crisi evolva e prenda nuova forma. Accade proprio come previsto e dopo una mezz’ora di poco controllato sproloquio, la serranda si richiude regalando nuova quiete alla vallata.
Può venire il tempo della ragione, della riflessione: ora il vero dialogo può giungere sereno. Arriva anche il momento del rammarico per l’esagerata reazione.
Con respiri profondi e quieti il corpo riassume il controllo delle proprie funzioni. Rallenta il ritmo del respiro, il cuore si placa, solo lo stomaco ancora fatica a digerire il verbo molesto.
Una notte di ripensamenti e sonni leggeri regalerà forse anche a lui la pace.
Saggio è l’uomo che sa comprendere il momento di rabbia altrui, che riesce con proverbiale pazienza a dominare le emozioni e tacere in attesa del vero dialogo.
E’ arte da affinare in continuazione quella di ascoltare!

4 pensieri su “La rabbia”

  1. Dialogare e ascoltare: questa è veramente un’arte che gli umani tutti, dovrebbero mettere in pratica! Ho ben riconosciuto quel torrente gonfio…; qualche volta riusciamo a dominare l’ira per le offese subite, in altre occasioni, la “serrenda” rimane spalancata e da lì poi, la riflessione….
    5st.
    Sandra

  2. 5 stelle per questa descrizione poetica di un sentire che toglie qualcosa piuttosto che dare.
    Ho conosciuto -e mi capita ancora di conoscere- momenti in cui il fiume straripa e poi me ne pento.
    Col passare degli anni, argini abbastanza robusti hanno imparato a contenere le acque limacciose.
    Un esercizio di controllo continuo.
    Ho molto apprezzato la lettura, perchè anch’io ho cercato di descrivere questo sentimento in una poesia intitolata “Il drago infuocato”… alla fine si vorrebbe non aver mai parlato.
    Ciao
    anna

  3. Anche a me è capitato, anch’io ho provato a mettere su argini e ora cerco di fermarmi prima che arrivi l’onda. Hai descritto benissimo una sensazione e un sentimento negativo forse, di certo scomodo, che spesso lascia l’amaro in bocca e almeno a me, un senso di vergogna per quanto detto o fatto, ma è anche scoprire una nostra debolezza da cui imparare.
    5S
    Ciao Luxia

  4. Carissime Sandra, Anna e Luxia,
    per scrivere questo pezzo certo non mi è mancata l’ispirazione.
    Purtroppo non sempre si riesce a tenere a bada quel fiume impetuoso ed anzichè ritrovarci più leggeri, dopo aver lasciato scorrere tutta quell’acqua, ci ritroviamo carichi di rimorsi.
    Mi è capitato in un’occasione particolare di cogliere la proverbiale pazienza del mio interlocutore che ha saputo attendere la fine del mio sfogo per avviare un dialogo costruttivo. Non so se mai riuscirò a fare cosa analoga anch’io ma è stato comunque molto istruttivo.
    Grazie per la lettura e i commenti.
    Greta

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