Non calpestate le margherite

Era un sabato sera di fine maggio, caldo e stellato, quando Luca riaccompagnò a casa Letizia e fu proprio lì, quando Lei stava per salutarlo che dalla sua bocca, come un fiume gli uscirono queste parole:

-“Ti lascio Letizia, è l’ultima sera che usciamo insieme, ho incontrato un’altra donna, me ne sono innamorato, mi spiace…, ti ho amata lo sai, ma adesso è finita”.

Letizia, trentacinquenne, insegnante di lettere, aprì la portiera ed entrò dentro il portone di casa senza dire una parola.

Era vero che l’aveva amata molto ed erano fidanzati, senza convivere, da ben quindici anni. Luca, aveva quarant’ anni, era biologo e si era dedicato alla ricerca in Ospedale, mentre Lei insegnava lingua italiana e storia in un Istituto Superiore.

Avevano fatto mille progetti, rimandato la convivenza e il matrimonio sempre a causa di Lei che non era pronta…

Assieme avevano girato il Mondo, acquistato mobili che erano poi stati messi da una parte, tipo collezione, e forse questo rapporto era diventato “abitudine”, comunque, questa situazione, andava bene ad entrambi.

Appena entrata in casa, Letizia, pianse disperatamente e si maledì per non essersi accorta di alcun cambiamento nei suoi confronti da parte di Luca. Poi, ripensandoci, i cambiamenti c’erano stati, eccome, ma non recenti, anzi risalivano a molto tempo indietro. Lei aveva un carattere orgoglioso e un tantino strafottente, Lui, dotato di enorme pazienza, aveva poi finito con “il farsi gli affari suoi”.

Quando gli amici comuni seppero la notizia, rimasero increduli e iniziarono a dire:

-“Ah…, ecco perché quando Letizia era a cena con i colleghi, Lui era introvabile, sempre fuori con gli amici…, c’era un’altra….”

-“Sì però scusa, anche Lei, quando Luca le chiedeva di accompagnarlo, rispondeva sempre: ma vai da solo, no?”-

Quello che all’inizio poteva essere un atteggiamento di superiorità da parte di Lei , era diventato col tempo “una sua caratteristica o un modo di fare” nei confronti di chi c’è sempre”. Beh, adesso Luca non c’era più per Lei e se ne accorse ben presto.

Dalla sorella di Luca, con la quale Letizia era ancora in contatto seppe che la nuova donna era una giovane laureata in medicina, lavorava nello stesso Ospedale di Luca e si sarebbero sposati fra sei mesi, in Ottobre.

Questo stato di cose mandò Letizia in depressione, ma faticosamente, sia grazie alla scuola, che alla palestra, riuscì, almeno apparentemente, a portare avanti i suoi impegni con disinvoltura, non fosse stato altro, che per non essere compatita o criticata a causa del carattere che si ritrovava.

A Ottobre Luca sposò Giordana. Bellissima donna, dalle caratteristiche fisiche completamente diverse rispetto a Letizia: altissima, magra, capelli corvini lunghi e lisci, occhi neri e dolci come il miele.

Qualcuno, degli amici più intimi di Letizia, all’epoca in cui erano una coppia, soleva dire:

-“Ma dai…, rilassati, scendi dalla cattedra, non sei in classe, siamo noi, i tuoi amici…”

Il suo viso, molto probabilmente per timidezza, era sempre severo, pronto alla difesa, e i suoi occhi, di un verde acqua marina, erano spesso sbarrati sulla frase di quel qualcuno che l’aveva pronunciata, lasciando a quella persona il dubbio di aver sbagliato qualcosa.

Gli sposi andarono a vivere nell’appartamento di Luca e tre anni d’amore ruzzolarono veloci senza che Luca cercasse notizie di Letizia che invece era rimasta in amicizia con la ex cognata, Marta, sentendola di tanto in tanto.

Col tempo, nasceva in Luca sempre più l’esigenza di un figlio, mentre per Giordana c’era tempo. Questo punto diventò a mano a mano una vera e propria ossessione, tanto che Luca diventò geloso; iniziò a controllare  la moglie in Ospedale, osservandola nel suo rapporto con i colleghi, sui rientri a casa, sul cellulare, e in breve tempo la loro unione diventò bufera. Giordana cercava di tranquillizzarlo, anche se, con questo sconosciuto e nuovo comportamento del marito, del tutto inaspettato, di un figlio, proprio non se ne parlava…

Era di nuovo maggio di alcuni anni dopo la famosa sera, al tempo in cui Luca aveva lasciato Letizia, ma tarda mattinata, cielo chiarissimo, bella giornata di sole, quando il telefono di Letizia squillò. Lei, ascoltò la voce rotta dai singhiozzi di Marta e  all’inizio non capì niente, poi comprese la tragedia: nella notte Luca aveva ucciso Giordana soffocandola col cuscino e poi…si era sparato, alla tempia….

Li avevano trovati in quel letto, luogo di passione e di grande amore.

Sangue e disordine. Lunghi capelli neri sparpagliati in un viso bellissimo dagli occhi sbarrati nel vuoto.

E’ difficile capire la testa umana, così come è difficoltoso ascoltare l’animo in qualche modo ferito. Lui, era sempre stato un uomo buono, paziente e disponibile, questo è ciò che conservava di Luca la testa di Letizia, Lei aveva sofferto più di quanto Lui avesse potuto immaginare, e in tutti questi anni, Luca, non aveva chiesto neppure a Marta, notizie di colei che aveva condiviso con Lui quindici anni di vita;  si era innamorato di un’altra donna, Le aveva donato  tutto il suo amore e  ne aveva ricevuto sicuramente altrettanto, poi…qualcosa era scattato, di grave, tanto da chiudere la partita della vita in maniera drammatica, lasciando intorno dolore atroce da gestire a chi rimane.

E’ facile calpestare le margherite, basta camminare in un bel prato verde, correre, giocare, scherzare, stendersi e lasciarsi sopraffare dall’insano possesso di un’altra vita, a volte anche non solo fisicamente, creando così danno a quella terra, diventata ormai, sgualcita e morta.

24 pensieri su “Non calpestate le margherite”

  1. Sai, correre in un prato di margherite, è bello.
    I fiori si sgualciscono, si piegano ma poi com’è natura loro, si rialzano.
    Le dinamiche umane sono diverse, il drago della gelosia nasconde un’insicurezza di base.
    Sono dispiaciuto per la frase finale, ci trovo un’ombra scura di cose non positive.
    “quella terra diventata ormai sgualcita e morta”.
    La rassegnazione di questa frase mi fa pensare a forti momenti di sofferenza.
    Il folletto osserva, intuisce….
    Grazie.

  2. X Folletto
    Temo che là, dove c’è terra bruciata, sia ben difficile far nascere qualsiasi cosa, tuttavia, il bacio del sole o la carezza di una nuvola, potrebbero dar vita a qualche miracolo.
    In questi tempi, ma probabilmenti anche in altri,
    la follia dell’uomo è stata, purtroppo, protagonista della scena, mentre le debolezze dell’uomo, a volte sono ben nascoste.
    Grazie della lettura e del commento.
    A leggerci.
    Sandra

    X Angela
    So che sei una nuova lettrice, ti ringrazio della letura e dell’apprezzamento.
    Sandra

  3. Una storia che ha dell’incredibile eppure attuale.
    I sentimenti mal gestiti sfociano in drammi senza soluzione.
    Chissà perchè si sta facendo avanti l’idea che la vita vale poco, che l’amore è possesso che la discussione non genera comprensione…
    Come sempre hai con le tue parole lanciato messaggi e fotografato situazioni. Bravissima.
    anna

    5 st.

  4. Quante cose non capiamo di noi stessi?
    Una vita accanto ad una persona per poi renderci conto che non ci basta più e andiamo a cercare altrove l’appagamento di chissà quale desiderio, che diviene ossessione e irrazionalità. Succede a molti di passare sui prati pensando di essere leggeri salvo poi girarsi indietro e vedere ciò che si è distrutto e forse a molti qiesta consapevolezza è insopportabile.
    5S
    Ciao Luxia

  5. X Luxia

    Sì, succede a molti di passare per prati pensando di essere leggeri e magari creare distruzione per cattiva conoscenza di se stessi…
    Grazie della lettura e dell’apprezzamento.
    Un saluto.
    sandra

  6. Racconto toccante che mi fa riflettere su come i rapporti tra le persone possano velocemente evolvere e trasformarsi giungendo persino alla tragedia, quasi senza accorgersi. Ho colto l’invito, che il tuo racconto penso proponga nella prima parte, ovvero non dare mai per scontato l’amore (anche se è al nostro fianco da sempre). Il finale mi lascia grande amarezza perchè mi ricorda di quanto in fondo l’uomo sia debole e riesca, anche se inconsapevolmente, in nome dell’amore ad annientarlo totalmente con la morte.
    Complimenti.
    Anche se non sempre commento i tuoi testi li leggo con piacere trovandoli davvero pregevoli.
    5st.
    Greta

  7. X Greta
    A volte la tragedia arriva anche senza annunciata bufera.
    Grazie tante Greta della lettura e l’ultimissima parte del tuo commento, in particolare, mi ha commossa.
    Un saluto.
    Sandra

  8. Un bel racconto, scritto bene e anche attuale.
    Quanti fiori vengono calpestati dall’uomo, che spesso con la sua follia e le sue debolezze riesce a distruggere ciò che lo circonda.
    Grazie per questa bella riflessione e 5 stelle.

  9. X Lucia

    Forse la follia non arriva alle spalle, parte dalla testa e se l’uomo non riesce a gestirla…, è già perduto.
    Grazie cara Lucia, della lettura, del commento e delle stelle.
    Sandra

  10. Ho letto d’un fiato, con una sensazione di gelo dentro, quasi l’angoscia di un dejà-vu…
    Quante donne si ritrovano piegate come fiori quasi appassiti, scambiate nel vaso con freschi steli: è un attimo ….colpe consapevoli o meno ….
    E tutta una vita viene accartocciata e buttata nel cestino del “mi sono innamorato”…
    Che tristezza ma che coinvolgimento da questo racconto!

  11. X ICE

    La testa umana è di difficile comprensione, la conoscenza del proprio Io spesso è limitata, gli impulsi del cuore, a volte mal compresi.
    Un miscuglio sbagliato degli ingredienti, avvelena l’anima.
    Grazie.
    Sandra

  12. Ogni persona è un universo unico e irripetibile, nessuno può costruirsi aspettative in base ai propri desideri, bisogna amare con rispetto, se è ciò che si desidera, lasciando nelle mani dell’altro/a la libertà… Quando ciò non avviene l’epilogo può essere tragico, come in questo intenso racconto.
    Grazie!

  13. Carissima ho letto il tuo racconto, quanto mai attuale in questi tempi di femminicidio. Ti chiedo cortesemente se posso pubblicarlo sul mio sito nascente, perchè lo trovo congeniale a un contesto al femminile. In attesa ti ringrazio, qualunque sarà la tua decisione.

  14. x Anna Rita
    Puoi pubblicare il mio racconto e ne sarò onorata. Ovviamente, ricorda di mettere il nome dell’autrice, cioè il mio.
    Grazie.
    Sandra Carresi

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