L’omicidio di Garlasco

Ancora non ci credo, non posso pensare all’infernale e diabolica macchina della pazzia messa in azione, né voglio credere al delitto perfetto. Eppure, apprendo dalla stampa che il giovane “Bocconiano” é in galera. Ragazzo definito studioso con ottimi risultati quasi giunti al traguardo e in tempi brevi, di buona cultura, con una famiglia alle spalle; giovane baciato in fronte dalla fortuna, non perché le componenti miseria, ignoranza, abbandoni, siano giustificazioni ai massacri, ma spesso certe follie si ritrovano più in queste realtà, o forse no.

Mi pongo riflessioni. Viviamo in una società difficile. Abbiamo tante cose, eppure, esiste un malcontento generale. Forse non siamo più in grado neppure di analizzare, entrare in punta di piedi nell’animo delle persone di casa nostra. Penso alla giovane massacrata, che aveva affidato la sua vita a questo giovane; comportamento spontaneo di tutte le ragazze innamorate, penso allo strazio dei suoi genitori, e  provo ad immaginare lo stato d’animo dei genitori di Alberto. Se veramente il colpevole é Lui, hanno cresciuto un mostro in casa e non lo sapevano. Tutto fatto con freddezza, rispondendo agli interrogatori pesanti di ore, sempre mantenendo la stessa versione. Una resistenza psicologica incredibile e tenace. Ripeto, se così é, il “Bocconiano” avrebbe messo la sua intelligenza raffinata al servizio di azioni diaboliche.

Si dice che, in genere queste nefandezze nascano all’interno delle mura domestiche, e allora la paura nasce all’interno della nostra abitazione, magari mentre attraversiamo la sala o entriamo nel nostro letto, ancora di più di quando attraversiamo la strada? Forse necesserebbe chiederci chi sono veramente i nostri figli? Che cosa nascondono dietro il sorriso o i loro buoni voti? O forse questi fatti sono sempre successi in qualsiasi società, solo che, tenuti nascosti o discussi poco, rispetto all’oggi, dove i mezzi di comunicazione ci tartassano, spostando così il nostro interesse su altre notizie, raggirando altri ostacoli, come ad esempio sulla politica, in questi tempi di crisi profonda e di attese a risposte concrete. Di sicuro c’é una giovane donna la cui vita é stata tolta con violenza e il suo ragazzo in galera.

Lui, giura sulla sua innocenza e chiede di avere una foto di Lei in cella. Possibile sia tutta una recitazione? Se invece fosse veramente Lui il colpevole, tale freddezza, senza nessun crollo neanche con se stesso, nessun cedimento psicologico, farebbe pensare ad un genio del male. E come accade questa trasformazione, cos’é che fa scattare questa molla e manda in tilt il cervello senza perdere né calma, né intelligenza? E’ forse l’aria che respiriamo, o ciò che mangiamo, che oltre a maturare il cancro, modifica il cervello e l’anima conducendo entrambi nelle braccia del male? O sono forse le nostre paure più segrete, i nostri desideri inconfessabili, le antiche mancanze d’affetto, a mutare la personalità dell’individuo e renderlo simile alla belva? 

Personalmente, in questo momento, vedo tutto a tinte scure, molto cupe, ma siccome voglio guardare avanti, concludo con la frase di un amico che scrive cose belle sul web: per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte.

 

8 pensieri su “L’omicidio di Garlasco”

  1. Intelligente ed attenta analisi di un avvenimento alla ribalta, nello stile elegante, chiaro, scorrevole di Sandra, cui va ancora una volta il mio plauso.
    Nel merito della questione, penso che simili fatti ed aberrazioni della mente umana siano stati presenti in ogni epoca e solo non strombazzati dai media. La risposta al tuo quesito non è facile trovarla, nascosta com’è negli impenetrabili misteri della mente umana. Personalmente ritengo che il migliore atteggiamento sia di non sospettare la presenza di mostri attorno a noi:
    pieno ottimismo… ma cauto. Ciao, Sandra.

  2. Sono d’accordo con entrambi, con Sandra per le domande che si è posta e con Ignazio per il suo invito ad un ottimismo cauto. Personalmente rifletto sul fatto che la nostra società ci fornisce troppo spesso la prova di una malattia latente che esplode in atti come Cogne o Garlasco. Ci perseguita l’insoddisfazione, l’arrivismo a tutti i costi, il dio (volutamente minuscolo) danaro. Manca dalle nostre tavole il cibo che soddisfi davvero il nostro palato e che forse è quello che davvero cerchiamo. La famiglia si sgretola, ciascuno è solo. Forse nella ricerca spasmodica di AMORE, la follia trova il suo posto.

  3. Hai trattato una vicenda scabrosa, una delle tante, con la giusta misura, sottolineando il malessere di una società che rischia di non sopravvivere a se stessa. Una società che genera mostri con cinismo e disprezzo. Hai scritto una bella pagina di riflessioni.

  4. Buongiorno a tutti voi.
    Purtroppo quelli che Ignazio definisce impenetrabili misteri della mente umana sono da moltissimo tempo ben conosciuti, ma sembra che nessuno voglia realmente sapere.
    La realtà del nostro tempo è più che mai quella che G.I.Gurdjieff chiama “attaccamento alla propria sofferenza”.
    Le riflessioni, per quanto ‘belle’, purtroppo non servono.
    Servono fatti, ma sembra proprio che non interessino realmente a nessuno, o quasi.

  5. X Octa
    grazie della lettura.
    Condivido il pensiero dell’autorità da te menzionata.
    La realtà di questo tempo é per molti un attaccamento alla propria sofferenza. Questo va oltre il masochismo. Mi domado come faremo a riconoscerci… e a salvarci.
    Un sorriso.
    sandra

  6. Sandra, rispondo soltanto ora perchè sono giusto al rientro da un periodo di lavoro fuori sede.

    Riguardo a ciò che ti domandi: qualcuno, come ad esempio G.I.Gurdjieff, ed anche qualcun altro, ha dato importanti indicazioni sul percorso necessario.
    Certo, è necessaria tanta buona volontà oltre alle necessarie indicazioni per accrescere attimo per attimo la propria conoscenza di sè.

    Un sorriso a Te.

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