L’embrione

Ciao mamma.

Posso chiamarti così?

Cosa dici posso?

Beh sai, te lo chiedo perché non essendo mai nato, non so se posso permettermi di pronunciare questa parola così bella che tutti usano nella vita, o quasi tutti. Purtroppo alcuni non possono usarla perché la propria mamma è morta nel darli alla luce, altri perché sono stati abbandonati.

Io sono sicuro che se fossi nato, questa parola meravigliosa l’avrei usata molto spesso e mi sarei beato nel sentire il suo suono.

L’avrei detta tante e tante volte per far godere il mio orecchio delle vibrazioni che vengono emesse, quando si pronuncia la parola “mamma”.

Mi sarebbe tanto piaciuto farti sentire il suono della mia voce. Sono sicuro che i miei strilli ti sarebbero piaciuti moltissimo perché io mi ero preparato per questo.

Forse  tu non lo sai, ma noi prima di venire al mondo facciamo tante prove per affrontare la vita che ci aspetta nella culla.

Qui siamo in tanti e ogni giorno alcuni di noi vengono reclutati per prepararsi alla vita terrena.

Prima ci fanno scegliere dove andare e poi ci comunicano la data della nostra nascita.

Dopo aver scelto, veniamo  portati in un posto dove ci viene insegnato a piangere, ad esempio quando dobbiamo essere cambiati o quando abbiamo fame. Ci insegnano anche a dormire molte ore, a sorridere quando la voce della mamma o del papà ci parla, senza dimenticare i vagiti o il pianto disperato per le colichette gassose.

Insomma un vero e proprio corso che ci prepara alla nascita.

Quando mi hanno chiesto dove avrei preferito andare, io non ho avuto dubbi, sapevo già che volevo venire da te, per mille motivi.

Primo fra tutti perché sapevo di avere già una sorellina e questo voleva dire che non sarei mai stato  solo.

Ti devo confessare che non mi sarebbe piaciuto essere figlio unico.

Poi posso dirti che mi era piaciuto enormemente il suono della tua voce, quella di papà un po’ meno, è troppo roca ed io preferisco le voci cristalline.

Mi era piaciuta  tanto la casetta di campagna, anche se sapevo che non sarei nato lì, ma ero sicuro che ci avrei giocato dopo qualche anno.

Avevo notato non molto distante da lì, un piccolo laghetto dove vi si posavano aironi  e anatre e così mi era venuto in mente che da grande avrei potuto giocare con le barche radiocomandate.

Immaginavo la mia cameretta con le pareti dipinte di azzurro.

Sai perché la immaginavo così?

Perché l’azzurro è il mio colore preferito, è il colore del cielo e del mare che infonde pace a guardarlo.

Chissà, forse da grande sarei diventato un marinaio dal momento che mi piace tanto l’acqua.

Saresti stata contenta se avessi fatto il marinaio?

Ma cosa sto dicendo, forse non ti avrebbe fatto piacere perché sarei stato sempre lontano da te e tu avresti sofferto per questo.

Hai ragione, non sarebbe stata una buona idea perché io ti avrei voluto così bene da non riuscire a stare un solo giorno lontano da te e dalla tua voce così rassicurante.

A proposito di voci, qualche volta devo aver sentito la voce della nonna, se non ricordo male ti stava sgridando perché avevi sempre l’abitudine di sederti con le gambe accavallate, diceva che non faceva bene al bambino.

Io su questo non posso pronunciarmi perché ero così piccolo che quando accavallavi le gambe a me non dava alcun fastidio.

Devo riconoscere che ti difendevi bene da lei e dai suoi attacchi continui, già, perché quella non era l’unica cosa per la quale ti rimproverava, lo faceva anche perché mangiavi poco e non mettevi mai la cintura di sicurezza in auto.

Ci teneva tanto a me la mia nonnina.

Vero?

Il papà invece, lui non si dava tanto pensiero, non amava perdersi in coccole e sdolcinamenti vari.

“Cose da femmine.”

Così diceva lui, però era orgoglioso di me, sapeva che ero un “maschio” esattamente come lui e questo lo aveva portato a fare già i suoi progetti  su di noi, da qui a qualche anno.

Prima di ogni cosa ci sarebbe stato lo stadio, il tempio sacro del calcio, quella era la prima cosa che avremmo fatto, appena fossi cresciuto abbastanza da poterci andare insieme, e ti dirò che mi sarebbe piaciuto veramente tanto.

Mi immaginavo già mano nella mano con il mio papà. E poi ci sarebbero state altre cose, come giocare a tennis, guardare la Formula Uno in televisione, andare al cinema, insomma ne aveva di progetti il mio papà.

Io però l’ho deluso andando via, ma ti prego, spiegaglielo tu che non è stata una mia idea, ho ricevuto l’ordine di tornare indietro e non ho potuto fare diversamente.

Qui insieme a noi c’è pallina, la micetta bianca morta avvelenata che leccava sempre il naso alla mia sorellina.

Sta bene e ogni tanto lecca anche me, per dimostrarmi il suo affetto.

Ti devo fare un rimprovero cara mammina, qualche tempo fa erano venuti a cena da voi alcuni amici che avevano un bambino, forse un po’ troppo turbolento, ed è per questo che ti avevo sentita dire che avresti voluto un’altra bambina solo perché più tranquilla di un bambino.

Vedi, cara mamma, queste sono idee soltanto tue, che non trovano riscontro da nessuna parte, e poi ci tengo a farti sapere che le tue parole mi hanno tremendamente offeso.

Va bene mamma, per questa volta ti perdono, ma ti prego, non discriminarmi più perché ho il pisellino, e poi credimi, io col pisellino o senza, sarei stato un bambino tenero, di quelli che avresti mangiato di baci. Allora cosa dici, facciamo pace mammina?

Volevo chiederti una cosa.

Non è che ti arrabbi se ti faccio questa domanda? Perché se è così io piuttosto sto zitto e non dico nulla.

Va bene mi hai convinto, parlo.

Ti volevo chiedere, cosa avete mangiato la sera in cui sono venuti gli amici a cena di tanto piccante e anche maleodorante.

Cosa diciii????

La bruschetta con l’aglio e il peperoncino strofinato sopra?

Adesso capisco perché mi bruciava ogni cosa e sentivo un odore nauseabondo che mi faceva soffocare, ed io non potevo aprire le finestre come fai tu.

Forse ti riesce difficile immaginarlo, ma io ho dovuto sopportare quella puzza, si mamma, era proprio puzza, e ho dovuto sopportarla per tutto il tempo della tua digestione.

Ti prego, non mangiare più l’aglio, ma neanche il cavolfiore o il pesce crudo, perché mi fanno veramente schifo.

Io sono costretto a nuotare dentro questo sacchetto e quando hai avuto la brillante idea di mangiare il tartufo, ho dovuto sopportare quell’odore nauseabondo per molto tempo.

Prima di venire da te avevo parlato con uno dei miei amichetti quassù e mi aveva raccontato che la mamma che aveva scelto lui era bellissima, proprio come te, però dopo averla scelta, lei, aveva cominciato a bere e lui così, si sentiva sempre poco bene. Forse è  per questo che gli hanno chiesto di tornare indietro e lui l’ha fatto volentieri. Adesso gioca insieme me quando può e aspetta nuovi ordini.

Ora cosa ne dici se prima di salutarci ti raccontassi un episodio buffo successo qualche tempo fa ad un angioletto mio compagno di giochi?

Ti interessa?

Come?

Grazie mamma, lo sapevo che eri curiosa.

Devi sapere che qui non ci si annoia mai, tra corsi e giochi siamo sempre in movimento.

Stavamo giocando a palla, quando questa è caduta su una nuvoletta più in basso, in un primo momento nessuno voleva andare a recuperarla, poi improvvisamente sono andati in due, e fin qui niente di strano. Il fatto è che una volta recuperata la palla, quei due diavoletti, purtroppo devo chiamarli così, hanno cominciato a litigare e uno per fare dispetto all’altro, si è tirato giù i pantaloni ed ha cercato di bagnarlo facendo la pipì, ma il dispetto l’ha fatto all’uomo  che in quel momento stava passando di sotto.

Non puoi immaginare la sua reazione, la nuvoletta lo seguiva ovunque andasse e mentre lui imprecava, noi ridevamo a crepapelle.

Eh si, devo dire che mi piace stare qui, però mi manchi tanto tu, mi manca quella mammina che mi ha tenuto compagnia per tante settimane, che mi ha fatto stare al calduccio e permesso di conoscere la voce del mio papà, della mia nonnina e di quella piccola peste che aveva messo da parte i suoi giochini per me.

Dai un bacino da parte mia a tutti quanti, e tu pensami ogni tanto, ma senza lacrime, perché io anche se non sarò lì con te, ti guarderò dall’alto.

Ti voglio bene e anche se un domani andrò da un’altra parte, ti porterò nel mio cuore, sempre con me, perché tu sei e resterai sempre la mamma più bella del mondo.

Adesso mi stanno chiamando.

Devo andare.

Addio mammina.

Addio per sempre!

18 pensieri su “L’embrione”

  1. Storia stupenda, scritta molto bene, mi ha lasciato anche un senso di commozione… complimenti vivissimi!

  2. Una storia tenera e commovente che dà parole a quell’idea che le madri hanno nel cuore pur senza certezze.
    Mi piace come scrivi.
    A presto rileggerti!
    Ciao.
    anna

  3. Grazie amici ho cercato di dare voce al bambino perso spontaneamente molti anni fa (ora avrebbe 15 anni) anche se è passato molto tempo ci penso sempre, è stato un modo spiritoso e simpatico per ricordarlo, un abbraccio.

  4. Scusa Stellina,
    ma a me è parso di una banalità imbarazzante. Cose lette e stralette, viste e straviste. Da “No mamma no” di Zero (anche se la situazione, grazie a Dio, è diversa) a “senti chi parla” ho letto una sequela di luoghi comuni, scritta con un linguaggio che non ha nulla di davvero infantile, ma è solo semplicistico. Lo so che sono dura, ma credo che tu possa scrivere di meglio.

  5. Brava, Stellina!!! Ho iniziato a leggere il tuo racconto e… non ho avuto il minimo dubbio che si sia trattata di un’esperienza personale o vicinissima a colei che scriveva. Linguaggio semplice, come dice Germana, ma la semplicità del linguaggio non sempre è sinonimo di banalità e in questo caso banalità non c’è; c’è anzi la capacità di aver ideato una sorta di “scrittura dialogica”, bella e interessante… è proprio vero, le cose che nascono da dentro, originate da esperienze positive o negative che siano, riescono a creare capolavori di creatività incredibili. BRAVA!!!

  6. Per Monica solo due cose.
    Non ho parlato di linguaggio semplice, ma semplicistico, che è molto diverso. Credo che Stellina (almeno è questa la sensazione che si ha leggendo) abbia cercato di usare parole e toni e frasi infantili, ma non ci è riuscita, ha ottenuto solo un effetto semplicistico. Un po’ come un attore che per rendere la sensibilità di un bambino, non fa altro che fare la vocina infantile. Che poi tutto ciò che nasce da una situazione vera riesca a creare capolavori è un’assurdità assoluta che non vale la pena di commentare. Stellina, io credo che dovresti staccarti dai grandi temi che, al momento, non sono alla tua portata (parlo anche del racconto sulla violenza familiare) e dovresti esercitarti su racconti più semplici, più quotidiani. Il tuo ritmo è sciolto, le parole non ti mancano, non cercare un’originalità che non c’è.

  7. x Germana
    Se avessi solo immaginato di scatenare tutta questa polemica questo racconto non l’avrei mai pubblicato. Quando ho deciso di scriverlo (tre anni fa) non mi sono chiesta se il tema sarebbe stato alla mia portata, l’ho fatto perchè in quel momento ho sentito l’esigenza di dare voce a questo bambino mai nato che nonostante il tempo, continua a tormentarmi. Non sapevo allora che un giorno l’avrei pubblicato on line e non mi sono preoccupata se l’argomento trattato fosse impegnativo o futile, a me interessava soltanto dare voce a quell’accenno di vita. Durante la stesura non mi sono nemmeno ricordata del famossimo film “senti chi parla” al quale mi rendo conto adesso che avrei potuto ispirarmi, ho voluto solo dare sfogo ad un’esigenza dell’anima e per non cadere nel malinconico, ho pensato di dare un tono “leggero” o forse sarebbe più corretto definirlo scherzoso? Secondo te quale linguaggio avrebbe potuto usare un bambino? Forbito? Ricercato? Non penso proprio. Come hai detto tu ho cercato di usare parole e toni infantili, se poi ho fallito miseramente nell’esposizione di quei concetti allora pazienza, non ho mai avuto la pretesa di partorire capolavori nè mi sono data pensiero mentre scrivevo se il modo di esprimersi del personaggio fosse “semplice” o “semplicistico” queste minuzie le lascio a te, io ho scritto quello che sgorgava dal cuore in quel momento senza pensare a nulla. Non sono dispiaciuta per il parere negativo sul mio operato, se lo facessi peccherei di stupidità, ti biasimo però per la spietatezza e l’accanimento che hai usato nell’esporre il tuo pensiero, forse non te ne sei accorta ma hai persino rasentato la cattiveria. C’è anche un altro modo di comunicare per esprimere il proprio dissenso e il tuo non è stato di certo il più carino. Pensaci.

  8. A me ha fatto piangere.. complimenti da una mamma di un bimbo di 9 anni e di un altro di due mesi. Ah, fra l’altro insegno letteratura e il tuo stile mi è piaciuto molto. Brava.

  9. Grazie Ilaria, da mamma a mamma, ho pianto anche io mentre lo scrivevo anche se il tono usato era volutamente “leggero”. Ci sono ferite che non si chiudono con il passare del tempo.

  10. Cara Stellina

    Mi premeva darti suggerimenti, non stroncarti. Ci sono molti scritti che non meritano nessun commento perché non sono nulla, i tuoi no, te l’ho già detto, ed è per questo che mi sembra un peccato dirti che un lavoro è riuscito bene, quando invece con pochi accorgimenti potrebbe essere molto meglio. Vedi, se una persona decide di scrivere, significa che pensa di scrivere bene, di poter fare qualcosa di “carino”, di valore in qualche modo, altrimenti farebbe altro. Se si scrivesse per dare voce a un’emozione, per il bisogno di esprimere qualcosa, lo farebbero tutti, anche quelli che in italiano non sanno proprio scrivere. Se qualcuno di loro ci presentasse un testo illeggibile, potrebbe secondo te rispondere ad eventuali critiche dicendo “ma io quando ho scritto non mi sono chiesto se sarei stato all’altezza della situazione, avevo semplicemente bisogno di condividere un’emozione…!!!!”? Ecco, se si ha semplicemente bisogno di condividere, si fa una telefona a un amico, si trova qualcuno con cui parlare, non si scrive un racconto. Un racconto è qualcosa che, per sua natura, è letterario, e questo è un sito letterario, come ci ricorda il regolamento, non è un forum di sfogo personale. La scrittura non può essere improvvisata, deve essere studiata, valutata, mediata, le parole scelte fra molte, le espressioni pensate e soppesate, ci deve essere un equilibrio fra le varie parti che compongono la narrazione, ci sono regole, o, se vengono scardinate, ciò deve essere fatto in modo efficace e non casuale. Questo è scrivere, altrimenti si parla, o comunque si fa altro. Io credo che Stellina dovrebbe studiare di più, perchè ha le capacità per essere più efficace ed è un peccato che le si dica “brava, usi i toni giusti, descrivi bene”, quando le si potrebbero dare consigli per essere più efficace e meno “orecchiabile”, meno “già sentita”. Questo se vogliamo mantenere un sito letterario, se vogliamo altro, diciamolo.

  11. Ho letto quanto da giorni “germana” commenta a proposito di questo racconto.
    Fatto salvo che il suo potrebbe essere lo pseudonimo del più grande scrittore vivente (ma incontrerebbe lui stesso e pur sempre detrattori), mi stupisce il suo “accanimento terapeutico” nei confronti di “Stellina” che è un evidente pseudonimo.
    Stellina non deve “studiare di più”.
    Stellina scrive e basta.
    “germana” può indicare se e perché il racconto le piace oppure no e basta.
    Come facciamo tutti noi, quelli che “germana” disdegna, perché nessuno scritto del sito (e sono migliaia) vale tanto da essere preso in considerazione da lei (!).
    Non è questo un delirio di onnipotenza?
    Prima dell’estate qualcuno mi ha attaccato poiché, a suo giudizio, recito il ruolo di primadonna. Anzi commento quasi tutto ciò che viene pubblicato. Addirittura infondo coraggio. Qualche anno fa venivo accusata di stroncare.
    Adesso rientrerei più o meno tacitamente nel gruppo dei plaudenti…
    Non capisco cosa tutto ciò possa significare.
    Chi legge un testo letterario o poetico entra o non entra in sintonia con chi scrive. Possono o non possono accomunarlo esperienze, sentimenti, sensazioni.
    Non mi pare che questo scritto sia scadente e nemmeno che possa essere scritto (per il modo in cui è concepito) in modo più alto.
    …Oppure…visto che questo è un sito letterario, come ricorda la stessa “germana”, sia generosa e permetta a noi di giudicarla per qualcosa inerente la sua idea di creatività letteraria ed estetica, non attraverso la critica letteraria sterile, presentando qui un suo testo esemplificativo.
    Per quanto mi riguarda, vista l’esperienza che “germana” sottintende, non mi dispiacerebbe imparare… se c’è da imparare
    a.

  12. Cara Anna,
    ho pubblicato qui 6 racconti e tu stessa li hai trovati di tuo gradimento. Ho inoltre commentato diversi altri racconti e la maggioranza, credo, positivamente. Il mio non è delirio di onnipotenza, è, credo, capacità critica o comunque la voglia di comunicare a chi scrive, ciò che il suo scritto mi suscita, letterariamente. La scrittura non è una questione di entrare in sintonia o meno con chi legge, entro certi limiti è comunque una questione di valore. E, ripeto, è proprio perchè Stellina ha del valore, che credo che vada incoraggiata anche facendole notare dove non è efficace. Questo penso, e non c’è nulla di offensivo in questo. Se invece i commenti negativi non sono graditi, anche se non sono offensivi, credo che lo si dovrebbe scrivere nelle regole, invece di censurarli. E con questo ho finito davvero.

  13. x germana
    No, non vogliamo altro che un sito letterario.

    Io, porrei una riflessione sui commenti “pending” e “approved”. Francamente non parlerei di censura; il tuo é un liguaggio pilotato educatamente, ma forse, almeno a mio parere, offensiva è l’insistenza, anche perché, nonostante io abbia letto i tuoi lavori, e li abbia apprezzati, onestamente, mi piacerebbe sapere “chi” stabilisce la “capacità critica” di “qualcuno” o “il dirle di essere più efficace e meno orecchiabbile”.
    Abbiamo un Redattore in questo sito, dotato di buon senso, ed è forse per questo, che alcuni commenti, anche se scritti abilmente educati, non vengano approvati.
    Sandra

  14. Germana, Ciao!
    Certo che mi ricordo di te, ora che ti sei ripresentata.
    Era molto tempo che non ti leggevo e pensavo che fossi migrata altrove o avessi appeso la penna al chiodo.
    Non credo che tocchi a me l’esegesi di un testo, ma ribadisco che apprezzo questo sito alcune cose:
    – il fatto che non sia previsto un modo di pubblicazione tritura-testi (quello secondo cui chi vuole pubblica al minuto secondo, senza censura e di corsa, in un gioco di continuo scavalcamento che non dà il tempo a nessuno di meditare quanto viene pubblicato fornendo soltanto, quando c’è, un’ipotetica lista autori che lascia pensare più a un’anonima Treccani che a un sito letterario),
    – il fatto che si pretendano toni corretti sia da parte di chi scrive che da parte di chi commenta (non è poco. Pensa che per un mio testo, Sex in the night, ci siamo posti il problema se pubblicarlo o no, non solo per riguardo ai lettori, ma per il fatto che un certo linguaggio può selezionare negativamente i siti rispetto ai motori di ricerca),
    – il fatto che, anche se a qualcuno può sembrare un limite, questo è un salotto letterario in cui si parla e non ci si prende a pesci in faccia, perché l’arte non è necessariamente né volgare, né esclusivamente provocatoria. E chi pretende di provocare, può liberamente farlo altrove. E’ già capitato in passato che qualcuno/a affetto/a dal sacro furore dell’arte si sia sentito/a incompreso/a e si sia autoescluso/a,
    – il fatto che, tutto ciò premesso, non ho patito personalmente e mai, alcuna censura,
    – il fatto che con alcuni autori del sito intrattengo rapporti d’amicizia (prevalentemente di penna) e qui, senza pretendere di impormi ad alcuno, mi sento tra amici.
    Quanto a Stellina, come da sola avrai compreso è uno pseudonimo, l’Autore in questione ha chiesto la pubblicazione di un suo testo e ciò è stato concesso ( secondo la prassi del sito).
    Come sai, di ogni evento che viene narrato vi sono molti piani narrativi e di lettura.
    Non mi pare che questo sia un racconto banale, perché è indirizzato a una fascia di lettori-lettrici che possono intenderlo e comprenderlo.
    Altri lettori-lettrici vivono di emozioni più forti e a loro sono destinati altri testi. Tu stessa riesci ad esprimerti secondo questi principi.
    Ogni autore ha il suo pubblico.
    Credo, infine, che ognuno di noi possa esprimersi in tutti i commenti che vuole e può anche non commentare se i testi non gli piacciono. Personalmente, io sobbalzo quando i congiuntivi, i pronomi personali, gli accenti o gli apostrofi vanno in esilio, ma alcune volte faccio finta di non vedere, e vado addirittura in bestia quando i principi morali mancano del tutto.
    Credo di averlo sempre detto.
    Alla prossima.
    a.

    p.s. : perché non scrivi più?

  15. Le critiche non sempre fanno piacere. Le critiche su un qualche cosa di personale sono di cattivo gusto.
    Visto che Stellina aveva detto nel suo commento che il racconto scaturiva da un fatto privato doloroso, ho trovato il commento di Germata “semplicisticamente” fuori luogo! Non é facile scrivere sui fatti privati, e a mio modestissimo parere Stellina lo ha fatto bene, con l´ironia che cura.

    Questo non a voler attaccare Germana, ma per difendere Stellina e il suo coraggio di pubblicare e condividere un pezzo di vita.
    Brava!
    Tilly

  16. Chiedo a Sandra, Anna e Tilly un recapito mail per poter comunicare con loro, senza “sporcare” in modo noioso questa sede che riguarda Stellina (lo so che è uno pseudonimo, ovviamente).
    Chiedo anche a Stellina di darmi, se vuole, il suo, per cercare ancora una volta di togliermi di dosso la maschera da “cattiva”.

  17. Scusate, pubblico il mio recapito, così i vostri non saranno pubblici, ma inviati, se lo desiderate privatamente a me. Scusate ancora

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