I Cavalieri di Malta

gennaio 3rd, 2007

3:18, il telefono strilla come una vecchia isterica, il commissario Erudery Delos Puetos Vito risponde con rabbia: “Chi rompe a quest’ora?”
Gomez! Come! Vengo! Vengo…
Ero andato a letto da poco cavolo, erano le due! Avevo un diavolo per capello, avevo attraversato due province lo spettacolo era finito alle 11:30. quella commedia che un mio collega con la passione del teatro portava in scena da mesi infine l’avevo vista la sera prima, “Vita di parrocchia” di un autore italiano tradotta era molto bella, mi ero divertito come non mi succedeva da anni. Una bella serata di risate quasi fino alle lacrime. Una rabbia, un altro morto e di notte…
Procedevo piano, tanto ormai… è morto…!
Arriva sul posto in meno di 20 minuti, il morto è il dottor Gonzaga, è stato infilzato con una spada antica, staccata dalla parete.
Il sistema d’allarme collegato ad una piccola cassaforte è scattato richiamando l’attenzione.
All’arrivo di Gonez e di due poliziotti, il morto è ancora a terra con la spada nel petto, col sangue ha tracciato una freccia in direzione di un grande dipinto e ha scritto “ALO” prima di morire.
La cassa è piena di cimeli antichi, nella cassaforte vi sono strani collari d’oro, altri metalli preziosi e croci varie.
Poi si scopre che sono cimeli di antichi ordini cavallereschi; lui stesso, il morto, aveva fondato, o meglio rifondato un ordine, “L’Ordine del Redentore” del quale diceva di essere stato l’ultimo discendente.
L’antico ordine istituito da Vincenzo IV Gonzaga, duca di Mantova, nel 1608, soppresso nel 1780 fu poi ricostituito nel 1847 da un certo duca Alessandro Gonzaga, poi se ne erano perse le tracce, finché proprio lui, Vincenzo Gonzaga, lo ricreò nel 1987; da allora aveva avuto molti seguaci e cavalieri, dalle liste trovate risultavano circa 27 persone di vario ceto sociale; fu uno di loro a spiegare al commissario la storia del dottor Gonzaga, cardiologo di buon livello, collezionista di cimeli antichi, fra le cose più raccolte e che suscitavano la sua passione vi erano le medaglie militari e di vario genere.
Dal 1986 cominciò a dedicarsi alla collezione di cimeli degli ordini cavallereschi, fu grazie a questa sua collezione che scoprì di essere l’ultimo discendente del “Sacro Ordine del Redentore”, che appunto rifondò col consenso di tanti seguaci. Non si era mai sposato, viveva da solo ma aveva al suo servizio una donna, Manuela Cuntrera, una specie di governante tutto fare che però non pernottava a casa sua.
La rintracciarono ma non seppe dare ulteriori chiarimenti, era lì da 12 anni circa. Anche lei era al corrente dell’ordine fondato da Gonzaga, del quale era anche gran Maestro, ma non aveva indizi sull’assassinio, né sul reale contenuto della cassaforte.
All’interno c’erano cimeli d’oro e d’argento, anche denaro contante, circa un miliardo in grossi biglietti di banca cellofanati e chiusi in una scatola nera.
A questo punto una domanda nasceva spontanea e cioè se l’assassino aveva lasciato quai cimeli d’oro e non si era preoccupato minimamente di guardare nella scatola, cosa cercava in realtà? Cosa aveva portato via? Sicuramente qualcosa di immenso valore.
Secondo Gomez l’assassino, dopo aver sentito l’allarme è scappato via senza prendere nulla, ma Vito non ci crede, anzi è convinto che il caso sia più complicato di quello che sembra, anche perché non ci sono segni di scasso, pertanto l’assassino aveva la chiave oppure era una conoscenza della vittima che, senza sospettare nulla, gli aveva aperto la Cuntrera, aveva le chiavi di casa.
Vito interroga e indaga su tutti i personaggi della lista ma senza arrivare a nulla di concreto, l’unica cosa che gli sembrava strana è che in tutte le abitazioni dei seguaci è possibile leggere la stessa frase, scritta in evidenza negli ingressi, che recita: “FARAI GUERRA, SENZA TREGUA E SENZA GRAZIA, AGLI INFEDELI”.
Quasi tutti i seguaci sono a capo di movimenti e associazioni contro gli immigrati, soprattutto dei paesi arabi, insomma una sorta di guerra mondiale contro gli infedeli; uno di loro, giornalista, scriveva da anni articoli gravi per sollecitare la formazione di leggi severe per vietare l’ingresso in Spagna di immigrati non cattolici. Durante le perquisizioni del morto Vito trovò una sorta di “Tavola dei 10 Comandamenti” dei cavalieri, nella quale il numero 6 era proprio la frase contro gli infedeli.
Gomez manifesta il suo dubbio circa il succedersi di morti strane avvenute in città dal 1987 di marocchini e tunisini, decapitati uno per anno, dubbio che lo porta ad attribuire tali eventi a quei pazzi cavalieri e ad affermare che vi sono colpe a loro imputabili, non tarderanno ad emergere.
Un altro dei loro comandamenti dice perfino “Non mentirai” e infatti loro raccontano i fatti che li coinvolgono ma nessuno risulta colpevole di omicidio, la loro battaglia contro gli infedeli non lo prevedeva, anche se il Gran Maestro lo aveva proposto, loro avevano optato per una guerra morale e politica.
E se il Gran Maestro avesse messo a segno la guerra contro gli infedeli personalmente?
A rafforzare i loro sospetti contribuì l’esame della spada che uccise il dottore in quanto sull’elsa fu identificato un gruppo di sangue diverso dal suo e su un’altra spada furono ritrovate tracce di sangue vecchie almeno due anni, dunque doveva essere lui l’assassino degli immigrati.
La notizia della morte del dottor Gonzaga e della sua presunta colpevolezza di altre morti sconvolse la città in quanto medico molto conosciuto ed apprezzato.
A dare certezza alle sue presunte colpe sopraggiunse un testimone scappato per un soffio alla morte, All Mohammed Sul, il quale una sera di quattro anni prima era stato avvicinato dal dottore  che con la promessa di facili guadagni lo aveva convinto a seguirlo, ma una volta arrivati in un luogo deserto gli iniettò una sostanza e mentre stava perdendo i sensi gli tolse la camicia e impugnò la spada per decapitarlo, il caso volle però che il pazzo si accorgesse della catenina d’oro che Alì portava, che gli era stata donata da un suo amico prete e che si ravvedesse in tempo, infatti gli chiese se fosse cristiano e alla sua risposta positiva lo liberò dicendo che un cavaliere non avrebbe mai colpito con la sua spada un cristiano, si svegliò solo la mattina dopo e vivo per fortuna.
Perché non l’hai denunciato subito, gli chiese uno dei presenti dopo aver riflettuto sulla storia.
Per due motivi, intanto perché non conoscevo la sua identità e in secondo luogo perché essendo un clandestino non volevo noie.
Alcuni dubbi cominciano a dissiparsi, emergono nuove prove alla luce delle quali alcuni casi vengono risolti in breve, ma rimane in sospeso l’interrogativo sulla morte del dottore.
La manuela riinterrogata chiese :
Il graal c’è?
Come? disse il commissario
Manuela si è ricordata che l’ultima cosa comprata dal dottore era il graal, prima del falcone.
Vito si precipita a cercare fra i cimeli ritrovati, c’è una coppa non molto pregiata di oro e argento, era custodita in un sacchetto di velluto in cassaforte c’èrano delle foto di cubi di pietra con simboli vari, a dire dalla Cuntrera la chiave usata per trovare il graal che fu trovato ad Andria (Puglia) castel del Monte, portato lì da Federico II al quale lo donò la setta dei Sufi. La trovarono nella cappella Rosslyn (GB) in quella foto di pietra che sono nel tetto di quella cappella. La cappella è stata costruita dai templari e lì vi era la chiave per trovare il graal. Infine lui l’aveva trovato ancora controlli incrociati e viene fuori un famoso priore che vive nei francescani dopo varie reticenze riesce a trovare una traccia nel convento dei francescani di Genova c’era Fra Filippo un uomo barbuto che si spacciò per frate e che all’interno cercò di fuorviare dei giovani confratelli e includerli nel suo spirito o Sion di cui era un adepto, scoperto l’avevano cacciato via. La Cuntrera si ricorda di questo frate e ne fa una descrizione meticolosa. Vito fa fare un identikit inserito nel computer viene fuori un nome: Carmelo Roi…
Ha un curriculum di tutto rispetto, truffatore, falsario, mago a volte prete, monaco, dottore, professore… attualmente al fresco per una truffa INPS. Vito lo va a trovare a Palermo e in carcere… Certo è lui che ha venduto il Graal! Una truffa ben studiata. Il dottor Gonzaga era un presuntoso, si credeva furbo, esperto, raggirarlo è stato molto semplice, non ha dubitato un attimo. Quella coppia è un cimelio antico, rubato in un convento in scozia datato intorno al 1200, ma non è certo il Graal. La migliore truffa della mia vita, l’ultima, se non mi avessero messo al fresco per questa vecchia di anni, mi ha fruttato tanto da aver di che vivere per il resto della mia vita, uscirò tra poco. Vito ritorna a casa, non è lì che si trova l’assassino.
Ritornano sul luogo del delitto con un esperto di ordini cavallereschi per esaminare il ritratto della parete dipinto a mosaico che raffigura Alof de Wignacourt, Gran Maestro dell’ordine di Malta, di Caravaggio; ordine scomparso nel 1798, quando _Napoleone Bonaparte sbarcò sull’isola di Malta, i cavalieri capitolarono senza opporre resistenza, poiché come membri di un ordine cavalleresco osservavano la regola secondo la quale un cavaliere non deve mai usare la spada per spargere sangue cristiano. Non combatterono, si fecero uccidere.
Privati di tutto, i superstiti furono perseguitati dalla folla che li assalì e li uccise. Certo, tutto ciò li porta a conoscenza di cose che ignoravano sugli ordini cavallereschi, ma brancolano ancora nel buio circa l’omicida e sul significato di quella parola rimasta incompleta ALO… che potrebbe voler dire ALOF, ma che senso avrebbe indicare un dipinto con un uomo morto secoli prima?
Gomez ha rintracciato un segretario personale del morto per cercare di saperne di più. Il segretario li mette al corrente del fatto che il dottore dopo aver ricostituito l’ordine del Redentore era rimasto affascinato dalla storia raccontatagli dall’artista che costruì il mosaico di Wignacourt la leggenda sui cavalieri di Malta. Malta fu donata ai cavalieri dall’imperatore Carlo V in cambio del simbolico tributo di un falcone da caccia; qualche anno dopo i cavalieri crearono un falcone d’oro con rubini e diamanti e lo donarono a Carlo V, poi il falcone sparì nel nulla.
Il dottore rimase ossessionato da quel falcone, cominciò a indagare, a fare ricerche il più approfondite possibile, viaggiò in lungo e in largo per il mondo per cercare di ritrovarlo, finché un giorno ci riuscì! Trovò quel falcone! Dove? Quando? Circa due mesi fa, non so come di preciso ma fu un’altra setta o ordine cavalleresco a venderglielo per 10miliardi circa, di conseguenza lo teneva in cassaforte.
Un’altra domanda ha trovato risposta, chi aprì la cassaforte, prese quel falcone di immenso valore e una volta scoperto uccise il dottore, ma chi può essere?
Gomez indaga su Manuela Cuntrera sui soldi prelevati in contanti in tre banche cittadine, su di lei ricadono pesanti indizi in quanto aveva la chiave ed era l’unica a conoscenza del falcone, diventa pertanto un probabile sospetto.
Quella notte Vito non riesce a dormire, pensieri dubbiosi gli attraversano la mente così decide di telefonare ad un suo professore esperto di storia cavalleresca senza tener conto dell’orario, essendo le 2 di notte il professore alquanto irritato rimanda la conversazione all’indomani mattina, Vito non riesce ugualmente a dormire, già all’alba è pronto per l’appuntamento e si reca sotto casa del professore, aspetta per ore interminabili finché alle 8:30 si decide a suonare; si scusa col professore e poi gli racconta quanto ha saputo circa il falcone ma il professore appresa la notizia afferma di non credere neanche per un attimo al ritrovamento del falcone, lo reputa addirittura impossibile, intanto perché spiega che al 90% può trattarsi di una leggenda e supposto anche per quel 10% restante che sia potuto esistere sono trascorsi secoli durante i quali migliaia di persone lo hanno cercato inutilmente, quindi è poco probabile che vi sia riuscito lui. Ma il suo segretario sottolinea Vito era davvero sicuro che il dottore avesse acquistato quel falcone per 10 miliardi da un altro ordine cavalleresco!
Per ribadire a queste affermazioni il professore gli sottopone le sue idee. In primo luogo possono avergli venduto un falso, in secondo luogo è anche possibile che qualcuno abbia ricevuto l’Ordine di Malta di Caravaggio, non c’è da stupirsene considerato il mondo nel quale viviamo, quindi ci può essere un nuovo sedicenne Alof Wignacourt.
In un baleno Vito capisce che il professore gli ha fornito la chiave per trovare delle risposte, infatti quella parola incompleta ALO… significava proprio Alof de Wignacourt.
Manda Gomez a controllare le gioiellerie e i laboratori orafi della città per verificare se qualcuna abbia creato davvero quel falcone. Gomez trova un tizio che possiede la foto di un ASTORE, falcone molto diffuso e usato nella falconeria e che ne ha realizzato uno in piombo rivestito d’oro, di rubini e di diamanti il cui costo ammontava a 150 milioni di lire per un peso di circa 3 kg, molto vistoso. L’uomo che lo ha ordinato e pagato si chiamava Alof de Wignacourt, un tipo distinto, alto, con la barba. I dubbi svaniscono, da qualche parte è stato creato un altro ordine cavalleresco e bisogna riuscire a rintracciarlo perché lì si annida l’omicida e il colpevole di tutta la storia.
Le ricerche conducono all’isola di Malta, un signore che corrisponde all’identikit fornito dall’orafo ha effettuato almeno tre voli da Barcellona a Malta negli ultimi mesi e anche il morto fece diversi viaggi con lo stesso itinerario. Ma a Malta come turista Vito non scopre niente di nuovo, solo che quel signore e il dottore hanno dimorato nello stesso albergo varie volte e che quell’uomo si faceva chiamare proprio Alof, lo ricordano tutti bene per il suo aspetto essendo un tipo che rimane facilmente impresso per la sua altezza, per la sua barba e anche per il nome strano che portava. Stranamente però benché vi fossero suoi ritratti nella chiesa di San Giovanni dei cavalieri e benché il nome di Alof de Wignacourt era piuttosto conosciuto non fu mai ricollegato da nessuno all’antico ordine, così lui liberamente andava e veniva per i vari locali ed hotel.
Gomez però gli fece notare che lui aveva incontrato solo gente comune che facilmente ignorava la storia dei cavalieri o che non la ricordava abbastanza. Nonostante tutto non si riesce a trovare il bandolo di questa storia così complessa, il segretario da sospetto principale viene escluso perché alto solamente un metro e 65 cm.
Vito fa un nuovo giro di interrogazioni per eventuali dimenticanze ma senza risultato, decide così di tornare a casa del morto, la chiave deve essere per forza lì, si guarda intorno perplesso, rimane immobile con lo sguardo fisso a quel mosaico che non riesce a decifrare, non trova una risposta logica eppure il dottore indicò proprio quel mosaico prima di morire… improvvisamente un’idea gli sfiora la mente, che scemo a non averci pensato prima, l’artista che eseguì quel lavoro evidentemente doveva essere lui!
Inizia le ricerche partendo dalle scuole di mosaico presenti in Spagna, risale a lui ma è alto solo 1,70 come può essere? Vito crede di essersi sbagliato ancora, ma dopo essersi qualificato come un probabile cliente per la sua scuola di mosaico gli commissiona un quadro di Alof de Wignacourt, sentendo quel nome l’uomo impallidisce facendo insospettire Vito che senza tergiversare oltre lo accusa di omicidio e gli fa capire che non ha più scampo, che lo arresterà per le prove schiaccianti in suo possesso. L’uomo sentendosi davvero in trappola e nei guai cerca di fuorviare il commissario dicendogli che lui non ha niente a che fare con l’omicidio e che non intende farsi accusare ingiustamente, così dice di conoscere il vero colpevole perché non può accollarsi un omicidio che non ha commesso e di avere scoperto l’assassino solo dopo che l’omicidio era avvenuto e che proprio l’assassino lo aveva minacciato di morte, inoltre mi ha dato 400 milioni, che altro avrei potuto fare? Io gli ho solo fornito la chiave.
Vivevo praticamente in casa del dottore per realizzare il mosaico.
La Manuela era gentile, affettuosa…
Lui era quasi sempre via, lei era la sua amante, ma solo per denaro; tra noi nacque una relazione tra l’amore e il sesso più sfrenato, finché si fidò di me e mi dava le chiavi, ne feci una copia…
Voleva lasciarlo e venire via con me, ma per me era stato un diversivo, finito col lavoro.
 
All’epoca di questi episodi e nei mesi di lavoro trascorsi in casa del dottore io mi resi conto che era ossessionato dal falcone così ne parlai ad un mio cugino, un esperto di documenti storici e di restauri e fu a lui che venne la brillante idea di truffare il dottore dandogli un’opera falsa, fatto l’affare però doveva recuperare il falso, poiché il dottore aveva trovato un compratore giapponese, che lo avrebbe pagato il doppio di quanto lo pagò lui. Di certo si sarebbe accorto che era un falso. Era tutto programmato fin nei più piccoli dettagli, i viaggi a Malta, i documenti falsi, ecc…; la sera del furto gli aveva dato appuntamento a Malta, per trafugare il falso falcone.. Si doveva farlo sparire, ma lui poiché si sentì male non prese l’aereo e restò a casa, quindi scoprì mio cugino Carlos e lo affrontò, nello scontro rimare ucciso, ma fu soltanto una disgrazia. La vostra disgrazia è stata incontrare me gli rispose il commissario poi li arrestò entrambi e concluse un altro caso di quelli proprio strani.
Vito esce sul balcone, fuori è quasi buio, non può fare a meno di chiedersi: cosa succederà domani!?!

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