Cos’è il rispetto?

Preambolo
La distanza fra i due mondi del bambino e degli adulti. Un mondo che a noi può apparire sfigurato dalla mente ingenua del piccolo protagonista, ma in realtà è quel mondo che ho alle spalle. Al mio posto è seduto un altro bambino, mentre ora sto cercando il mio fra gli adulti, muovo gli ultimi passi dell’adolescenza, che si viaggia tutta in piedi, fino alla fine. Quel che resta è una grande malinconia.

-Cosa hai fatto? –

-Mi hanno picchiato –

-E ora cosa fai? Piangi? –

Il bambino smette di mangiare e inizia a piangere. Il padre inforchetta la pasta.

-Questo succede perché non ti fai rispettare. Ti manca il rispetto –

-Cos’è il rispetto? –

Il bambino smette di singhiozzare, improvvisamente attento alla voce dell’esperienza. E della saggezza.

-E’ quella cosa che quando ce l’hai non vieni più picchiato da nessuno-

Prende tempo, l’oratore. Poi prosegue serio.

-Il rispetto te lo devi guadagnare. Poi un giorno capirai che lo puoi comprare –

Dispensa rare perle di saggezza come gli escono i rutti. Eccone uno. Ahi la digestione, che problema, questo sì, esistenziale.

Ma il bambino è ammirato. Il filosofo mangia e beve.

Un dubbio.

-E dove lo vendono il rispetto? –

Il maestro scoppia in una fragorosa risata che riempie la stanza di colpi di tosse. Fuma anche.

Poi si calma, finisce il caffè e si alza da tavola. Una carezza al figlioletto, un bacio alla bella moglie (chissà cosa ci fa con quest’orso peloso…) e va al lavoro.

-Non devi prendere in giro il bambino, te l’avrò detto mille volte –

Così dicendo interrompe i dolci preliminari dell’amore. Accidenti! urge una valida argomentazione, per ben disporre la donna.

-Come quella volta che gli hai chiesto di portarti il giornale di domani. E lui è andato a comprarlo –

Sbuffa, il marito. Ecco l’idea, è geniale. Ha la vittoria in pugno.

-Ma cara deve farle certe esperienze. Sbagliando si impara e diventerà molto furbo. Dagli tempo e diventerà uomo –

Le afferra il seno e lecca il capezzolo già turgido. Sapeva che avrebbe ceduto. Quanto era intelligente.

-Pa’-

-Sì figliolo?-

Il padre taglia la bistecca, il sangue bagna il piatto bianco.

-Ma tu ce l’hai il rispetto?-

-Ma certamente-

-Te ne avanza un po’ per me?-

-No mi spiace figliolo. Il rispetto, ti ripeto, che devi guadagnartelo da solo-

Troppo facile sarebbe stato. Ogni cosa bella o di valore ha un lungo cammino, faticoso, pieno di ostacoli sudati. Maledizione!

Dov’è che lo vendono, il rispetto? Deve scoprirlo. Pensa, nessuno lo picchierà mai più. Si vedeva col suo rispetto in tasca, trionfante accanto a quei tre gorilla, passare fra gli altri bambini, impauriti e indifesi, senza rispetto, che si scansano per farli passare. E gli inchini, le riverenze…

Tirò fuori i risparmi, gli spiccioli guadagnati riportando il carrello della spesa della mamma. Li contò in fretta, fremente, saranno abbastanza? Sette euro, il totale. Maledisse tra sé il lecca-lecca di oggi. Adesso avrebbe un euro in più.

Ma quanto costava il rispetto? Mah. Vabbè ne avrebbe preso poco, intanto avrebbe saggiato il suo magico effetto.

Ma che aspetto ha il rispetto?

Era forse una cosa che si beve?

Il bambino entra in un bar.

-Buongiorno, signore-

-Buongiorno, bambino, cosa desideri?-

-Del rispetto, grazie-

Un attimo di incertezza scende dalla fronte dell’uomo fino alla lingua.

-Mi prendi in giro, bambino? Qui c’è gente che lavora. Fila via!-

No, non è da bere.

Una medicina, forse?

Ma il farmacista crudele deride il piccolo.

-Ah ah… che bel bambino simpatico! Non vai a scuola?-

Niente da fare.

Potrebbe essere una lampadina speciale! Una volta avvitata alla lampada sul comodino, probabilmente sarebbe stato sufficiente farsi irradiare per un po’ fino ad assorbire il rispetto…

Ma anche l’elettricista non lo può aiutare.

La tenacia è una virtù e quella il bambino ce l’ha già. Per fortuna!

Infatti ecco l’idea geniale. Geniale veramente!

Qual è il re dei negozi? Quello che raccoglie tutti i prodotti di tutti i negozi? Ma il supermarket!

La porta elettrica, con due cerchi verdi e la scritta ENTRATA.

Il bambino fa un passo avanti. La porta si apre.

Il bambino fa un passo indietro. La porta si chiude.

Un passo avanti. La porta si apre. Che bello!

Un passo indietro e… si chiude!

Un bel gioco che fa sempre e la mamma lo deve sempre chiamare, altrimenti continuerebbe così per tutta la giornata.

Della mamma adesso però non c’è bisogno. Il bambino si è dato un compito ben preciso perciò entra spontaneamente.

Verdure, radicchio, pomodori, zucchine, insalata… niente.

Saponi, Marsiglia, per bucato a mano o in lavatrice, per stoviglie, per pavimenti… niente ancora.

Cibo, per la prima colazione, fiocchi di mais, biscotti, poi c’è la pasta, i sughi, il banco carne, il reparto pesce, i surgelati… niente di nuovo.

I cosmetici, gli shampoo, le creme, i trucchi da donna, i balsami… ancora niente!

Il bambino cammina sconsolato, frena il pianto della disperazione ma a stento, la testa bassa sulle scarpe slegate. Una commessa lo soccorre.

-Cosa cerchi piccolo?-

Il bambino alza lo sguardo già umido.

-Il rispetto… Ce l’avete?-

-Ma certo! Seguimi-

Incredibile! Ci era riuscito! Il bambino quasi saltellando dietro alla donna attraversa con quel novello Virgilio i lunghi scaffali fino al reparto CANCELLERIA.

I colori dei fiori, il sapore dei profumi inebriano le sue giovanissime membra, non sono più gli stessi adesso. Tutto è molto ridente, niente fa più paura al bambino ora che stringe tra le mani il suo piccolo rispetto.

A testa alta, raggi d’oro sui suoi capelli, con le guance asciutte, il passo ben fermo, il marciapiede verso casa è tutto suo. La città stessa è tutta sua.

E’ alto quanto il bancone del bar davanti cui passa velocemente, eppure si sente un gigante.

E intanto il rispetto si scalda fra le piccole mani un po’ sudate, ha l’aspetto di un breve libricino, con la copertina verde, a ben guardare è una foto delle fronde degli alberi, dietro le quali si indovina uno splendente sole di luglio. All’interno ci sono pagine con annotati i mesi e i singoli giorni dell’anno.

Ma al bambino non importa tutto questo perché quello è suo, se lo è meritato.

 

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