Un breve viaggio ricco di emozioni

Era una calda sera d’Agosto: stavamo mangiando un ottimo gelato, quando decidemmo, amici e familiari, di fare un piccolo viaggio ad Assisi, città ove nel 1182 nacque S. Francesco.
Così decidemmo di visitare, per quanto ci sarebbe stato possibile nel poco tempo che avevamo, tutti i luoghi che lo riguardassero.
Arrivò il giorno della partenza e naturalmente, la prima tappa, fu la basilica di S. Francesco.
Quel mattino, anche se era piena estate, l’aria non era troppo calda, anzi ad accompagnarci in quel pellegrinaggio c’era un leggero e piacevole soffio di vento.
Entrammo nella basilica: ci trovammo in un luogo incantevole e semplice, proprio com’è lo stile Francescano.
Avemmo fin da subito la sensazione di trovarci in un luogo fuori dal mondo, anzi ci sembrava di essere in un mondo completamente nuovo: il frenetismo e gli affanni della nostra società sembravano lontani da noi.
Le mie mani tremavano per la grande emozione, quell’emozione che era forse anche dovuta a quell’intenso silenzio e a quella pace, che regnava su di noi.
Quel silenzio veniva di tanto in tanto interrotto solamente dai nostri passi e da qualche raro chiacchierio di gente, che pregava o da chi raccontava le proprie emozioni, cercando sempre di non disturbare gli altri.
Da quegli affreschi realizzati da personaggi illustri, come Giotto e Cimabue, rappresentanti la storia di Gesù e la storia di S. Francesco, rimanemmo incantati; l’arte abbracciava la misticità di quel luogo diventando una cosa sola.
Andammo dove c’erano le sacrestie, vedemmo un antico lavabo che negli anni passati serviva ai Frati Francescani per lavarsi le mani prima di celebrar la S. Messa.
A metà navata attraversammo le due rampe di scale e ci trovammo nella cripta: lì, sull’altare protetto da una grata, c’era il sarcofago in pietra, ove è custodita la salma di S. Francesco. L’emozione che provai, è indescrivibile in poche righe, ma forse non potrei descriverla neanche scrivendo interi libri, perché credo che certe cose, per rendersi conto delle profonde emozioni che lasciano dentro, si debbano solamente vivere.
Arrivati al piano superiore della basilica, ad accoglierci c’era una luce intensa che penetrava dalle finestre: anche lì rimanemmo affascinati dai tanti affreschi, ma purtroppo si vedeva anche qualche ferita lasciata dal terremoto del 1997.

Come seconda tappa andammo a visitare la basilica Santa Maria degli Angeli: anch’essa molto bella e ricca d’immagini suggestive. In cima alla basilica c’era una grande statua in bronzo della Vergine Maria, tutta rivestita d’oro.
All’interno vedemmo la porziuncola, la minuscola chiesetta abbandonata, ove morì S. Francesco nel 1226 (praticamente a quella chiesetta la basilica faceva da scrigno).
Usciti dalla basilica andammo a visitare l’ermo delle carceri di S. Francesco.
Chi va in quei luoghi con il pullman deve recarsi a piedi, perché la stradina che porta alle carceri è molto stretta, a malapena passano le auto, anche noi ad un certo punto siamo andati a piedi, per quelle ripide stradine.
Lì, ogni angolo ti parla di lui, ogni angolo ti racconta qualcosa della sua vita.
Durante il nostro cammino incontrammo 3 statue di bronzo, che rappresentano Fra Leone, Fra Ginepro e S. Francesco che di notte guardavano le stelle: una era in piedi, l’altra in ginocchio e S. Francesco, giaceva a terra contemplando estasiato la notte splendente.
La forma del cappuccio del suo saio ricorda quella della luna a significare l’empatia con il Creato e la comunione con tutte le cose.
Quelle statue da lontano, sembravano 3 monaci in carne ed ossa.
Successivamente vedemmo le grotte dove S. Francesco e i suoi confratelli si raccoglievano in meditazione: per entrarci bisognava abbassarsi; un claustrofobico non riuscirebbe a rimanerci neanche per pochi secondi.
Poi, nei pressi di un ponte c’era il leccio, ove S. Francesco impartì la benedizione agli uccelli, lì, ancora oggi, ci sono delle colombe bianche che rimangono sempre in quel luogo, sia in autunno che d’inverno, sia in primavera che d’estate.
Anche lì ad accompagnarci c’era un silenzio uguale a quando eravamo in basilica, solo che questa volta a fare da sfondo e a rendere tutto ancor di più un paradiso terrestre, c’era il soave canto degli uccelli.
A tardo pomeriggio a malincuore, decidemmo di rimetterci in viaggio per ritornare a casa, prima che la sera ci sorprendesse.
Tutti però, ci facemmo una promessa: che prima o poi, saremmo ritornati nuovamente in quei luoghi fantastici, che ci avevano arricchiti nel cuore e nell’anima.

4 pensieri su “Un breve viaggio ricco di emozioni”

  1. Un intinerario ricco di emozioni.
    E’ incredibile quanto il silenzio possa raccontare del passato, soprattutto in luoghi sacri e quanto la natura possa testimoniare sulla fede e i suoi contorni.
    Brava Lucia.
    Sandra

  2. Grazie del bel viaggio che mi hai fatto fare con la mente, la tua descrizione così minuziosa e precisa mi ha fatto vedere tutto e mi ha dato una grande emozione, sono stata ad Assisi, nel 1994, ricordo di aver provato una grande pace, un grande benessere, proprio come lo descrivi tu, sei proprio brava Lucia, un bacio da Betta

  3. Per Sandra
    Verissimo, il silenzio, spesso ci racconta tante cose.
    Grazie per esserci sempre quando pubblico qualcosa sul sito.
    Per Betta
    Ad Assisi ci sono stata nel duemila ed è un luogo davvero fantastico: come hai scritto tu, si respira la pace.
    Per Anna
    Grazie anche a te per esserci sempre e per il sostegno.
    Questo è stato uno dei miei primi racconti se non addirittura il primo, ma non ne sono sicura e sono contenta che sia piaciuto, perché se oggi ho ancora tanto da imparare figuriamoci qualche anno fa.
    Un saluto a tutti.

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