Racconto Civile

Le sembrò di essere stata scaraventata in quel letto da un mondo lontano, aprendo gli occhi. Allungò la mano verso il comodino in un gesto istintivo, quasi a recuperare col tatto ciò che la memoria rifugiva; rimase impietrita, senza respiro.

Con lo sguardo attraversò lentamente la stanza oltre il letto, poi paziente cercò di andare ancora oltre; lungo il perimetro della vista. Aspettava di ritrovare nella memoria qualche certezza. 

Quella camera da letto non era la sua e lo schizzo di donna che la osservava dall’alto, sulla destra, sembrava messo lì sadicamente a ricordarle qualcosa; un abbozzo di vita incastrato nella sua cornice! 

Cercava invano di ordinare i ricordi, in quel torpore profondo che non l’abbandonava, mentre un improvviso battito accelerato del cuore, in un alfabeto sconosciuto, le sussurrava il nome del suo ex marito. 

Quel brusio maligno che la divorava da qualche mese, intanto, dall’àlveo della vita, cominciava ad emergere come una bolla d’aria dagli abissi del mare, impaziente, e indirizzò ancora una volta lo sguardo verso la finestra; quella finestra che a fatica sembrava contenere la forza rivelatrice del sole di quel martedì. 

Quel meraviglioso sole. Quelle strane striature d’infinito impresse sul muro di fronte al letto. 

L’assalì un senso d’angoscia. 

Lì dove era riflessa la vita lei ci vedeva la sua prigione; riusciva a delinearne i confini, ne sentiva l’afrore; e poi, immagini confuse, un sogno: sul precipizio di un dirupo, in preda a quell’irrefrenabile desiderio di completo abbandono, oltre se stessa, alla ricerca istintiva della perfezione nello spazio, delle forme, dei colori. 

Poi, una distrazione. Dalla porta socchiusa di quello che intuiva fosse il bagno arrivò lo scroscio terso della doccia singhiozzante. Era a casa del suo ex marito, ne era certa; quella doccia aveva spento per troppo tempo gli incendi passionali delle notti interminabili trascorse con quell’uomo; non avrebbe mai potuto dimenticare il ritmo scomposto di quel gettito d’amore. 

La donna distesa di Modigliani che poco prima la inquietava, ora le regalava un calore infinito; l’affetto profondo che la legava ancora a lui. Tutto pareva schiudersi nel ricordo neghittoso del passato; tutto, in quella camera, ricomponeva il suo tormento in rapida successione, come in flash di foto rubate. Una lacrima debordò gli argini del suo sguardo, ora un po’ più sveglio, accompagnando nei suoi ricordi l’istantanea più ricorrente: il viso di lui trafitto dall’angoscia quando il medico, guardando fisso la piantana della lampada sulla scrivania, li mise al corrente che a lei sarebbero rimasti pochi mesi di vita. “Ti trasferisci a casa mia” le disse Marco, “non ti lascio sola!” Glielo disse e fu irremovibile. “Il fatto che ci siamo separati non vuol dire nulla; siamo soli…..”. 

Decisero di separarsi in un giorno come tanti. Lo fecero civilmente, senza disappunti accusatori, senza avvocati; finì! Finì, come finiscono precocemente i capitoli di un libro che vorresti eterno. Lo accettarono conservando la garbata consapevolezza dell’affetto profondo che ancora li univa; la stessa matura consapevolezza che in un pomeriggio assolato – all’acme di un abbraccio – condivisero sommessamente; non potevano far finta di amare. 

Con il braccio ancora allungato sul comodino, lei, accarezzò una flebo, dei tamponi; i farmaci che la difendevano dal dolore e che la costringevano spesso in quello stato vegetativo che era arrivata ad odiare. I momenti di lucidità ormai si consumavano nel tempo di qualche pensiero, di frasi sempre meno frequenti. 

La porta del bagno si schiuse lentamente; uscì il suo ex marito e le si sedette accanto. Con quella mano ancora adagiata sul comodino, stizzita, si liberò dal peso insopportabile di ciò che le anticipava quel destino impetuoso e con un filo di voce, sussurrò: “Non si può far finta di vivere, Marco”.

 

5 pensieri su “Racconto Civile”

  1. ho pianto! è così reale: è la vita.
    è scorrevole, scritto bene, triste vero ma nel leggerlo si ha l’impressione di vivere li accanto a lei si sente al sua angoscia la sua sofferenza ed è meraviglioso l’amore che comunque marco ha per su moglie.
    non è facile trasmettere queste sensazioni ci sei riuscito molto bene complimenti luigi.

  2. trovo il racconto molto bello ed é scritto bene!!lsai cogliere e descrivere i luoghi e le sensazioni in modo originale.BRAVO!!

  3. Bello e triste,
    una verità che si srotola a tratti con scoperta finale ad effetto.
    Perchè la realtà, similmente al racconto, ha aspetti così tragici e crudeli?

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