Il Cetriolo Crudo

Ebbe luogo in Antiochia, Turchia, vennt’anni fa. Ero andata per una camminata, sola, tardi di pomeriggio ed ero diretta verso una collina, salendo attraverso quartieri di musulmani poveri.
Dopo un’oretta, decisi di tornare, usando i vicoli fuori delle strade battute in modo tale che avrei potuto vedere meglio la vita di strada perché tutta la gente era fuori insieme con le galline, i cani ed i bambini giocavavano solo con i bastoni ed i sassi. Le loro case erano veramente tuguri piccolissimi, la maggior parte addirittura senza una finestra. Dunque, passando per una porta aperta, incontrai un ragazzo di forse cinque anni che uscì da quella cosiddetta casa e mi fece capire che la sua famiglia voleva che io entrassi.
Normalmente, non sono timida o pavida, ma in quel momento pensavo tra di me “E adesso? Che faccio per non recare offesa?” – ed entrai in un altro mondo. Non conoscevo neanche una parola della loro lingua e viceversa, però, con i gesti, tante espressioni, alcuni piccoli sorrisi compresi fra me e tutti loro – parlammo. Non c’era una sedia, neanche una tavola. C’era solo una stanza vuota, ma mi chiesero di sedere per terra, e voglio dire proprio “terra”, perché non c’era neanche un tappeto. Mi sedei. I sorrisi diventarono smaglianti, alcuni a metà. Più gesti. Mi toccarono i capelli, i vestiti [menomale che mi ero vestita modestamente]. Mi resi conto man mano che per loro questa era un’occasione rara, forse molto rara – una straniera, anzi, un’americana, in casa. [Arriviamo alla cena presto]. Ormai, erano in una ventina, ma soltanto io ed il ragazzo ci sedemmo. La madre mi fece vedere due foto vecchie e rugose: una di lei e suo marito il giorno delle loro nozze, e l’altra dei forse suoi genitori. Come risposta, tirai fuori dalla tasca la mia macchina fotografica e poi – caos! Alla fine, scattai forse quaranta foto [ma questa è tutta un’altra storia e non c’entra con la cena].
Basta sfondo. Vengo al sodo. Ormai erano arrivati i vicini di casa, tutti i loro parenti, ecc., ed uno aveva portato una CocaCola, un altro un pezzo piuttosto grande di pane fresco, un altro un pomodoro ma mi ricordo sopratutto un cetriolo pelato, crudo e nudo. Un uomo apparve, probabilmente il marito, mi presentò un piatto di plastica (non nuovo), un bicchiere di plastica quasi pulito, una forchetta e, con grande ceremonia, mise tutto, ma intendo tutto tutto il cibo portato nel piatto e mi indicò che potevo cominciare a mangiare. Da sola. Con più di trenta di loro che si appollaiavano tutto attorno.
Guardai il cibo, il bicchiere, i volti, e pensai “se mangio solo il pane, forse non mi ammalerò, ma se mangio quel cetriolo….. morirò…… ma……. non mi importa perché non posso offendere i miei ospiti, così fieri, che hanno coinvolto quasi tutto il quartiere per trovare questa cena per me”.
Misi un po’ in bocca. Bevvi un sorso di CocaCola. Feci un gesto per dire “ma come sono buone queste cose!” Scoppia una risata di cuore fra di loro e vedevo che erano orgogliosi e contenti, anzi, raggianti. Mangiai anche un grande pezzo di quel cetriolo pelato mentre vedevo con la coda dell’occhio un bambino di forse tre anni ed un altro di forse due anni, nell’angolo, ranicchiati, che sgranocchiavano qualcosa, che, mi sembrava essere una stantia dura crosta di pane. Nello stesso momento, mi domandavo se stavo mangiando più cibo di quello che normalmente mangiano loro in chissà quanto tempo. Ed anche quanto costava quella CocaCola.
Finalmente indicai il mio orologio e poi la mia fede e poi la porta per dire “devo andare”. Mi capirono. Tutti loro mi accompagnarono per forse 100 metri – era buio. Innumerevoli abbracci strettissimi, quasi disperati, e mi guardarono fino a quando la notte mi portò fuori dalla loro vista. Il rumore della città mi inghiottiva. Mi girai, guardai in sù, e pensai “Ma veramente questa è stata la migliore cena che io abbia mai mangiato – tutti e cinque i morsi”. E penso proprio così ancora oggi.

2 pensieri su “Il Cetriolo Crudo”

  1. Conosco questa realtà. Ho avuto modo anch’io di toccarla con mano.
    Mi piacerebbe tanto che anche noi, occidentali, ritrovassimo quella semplicità che un tempo avevamo.
    Sandra

  2. Il popolo turco che vive nelle campagne è di una gentilezza estrema e di una ospitalità senza eguali. Ho percorso la Turchia in lungo e in largo, soprattutto in fuoristrada, e la conosco meglio di un commesso viaggiatore turco, tanto che parlo un poco la loro lingua. Mi è anche capitato di essere quasi ucciso da quattro ubriachi turchi che volevano violentare mia moglie, e siamo sfuggiti loro grazie a una Honda XR da gara e al fatto che sono un esperto endurista. Nei diversi mesi trascorsi in quel magnifico paese per due volte mi sono trovato in situazioni da lasciarci le penne, ma che non sono riuscite ad annullare il mio affetto per un popolo davvero speciale.

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