Anima Azzurra

Lei sapeva che quell’uomo era un pirata.
Raccontavano di un tipo orgoglioso, che nei rari rapporti con gli altri usava la grinta come una spada e che pretendeva totale ubbidienza e abnegazione. Insomma, non un uomo facile, da prendere sotto gamba.
Lei non aveva paura.
Si era imbarcata a bordo della pista proprio con quel vestito: il tubino di satin azzurro cosparso da minuscole pagliuzze d’argento, simili a squamette lucide, a coprire le spalle e scivolare morbide sull’incavo del seno.

…Lui stava piantato contro una parete, dritto come il fodero di una sciabola.
Portava i capelli lunghi color dell’ebano raccolti in una folta coda, che cadeva a pendolo dietro la schiena. Il collo massiccio era segnato da un tatuaggio che sembrava il rivolo di un torrente in cascata, le lunghe dita sorreggevano una bottiglietta di liquore.
Gli occhi immobili, plagiati, le lanciavano una lunga serie d’accezioni.

Lei non aveva mai fatto all’amore con un uomo, né gli importava fino a quella notte. Aveva sentito dire che il Desiderio della Carne cadeva addosso così, all’improvviso, come una mano che stringe e non ti vuol lasciare; come una zattera naufraga in mezzo alla tempesta, che non vuole approdare.
L’ha guardato un’ultima volta, a lungo, poi si è tolta l’abito per immergersi…

Azzurra ha scelto il Mare.

Sospettava l’idea di un lungo viaggio, un evento nuziale: la congiunzione del maschio con la femmina.
Eccitata e rinvigorita, sentiva bruciare dentro di sé una sfera di fuoco, che le causava uno strano senso di potere. Aveva la sensazione che i muscoli la stessero abbandonando e il respiro correva dall’alto, attraverso la vagina.
Nell’acqua sentiva sommergersi da effusioni di pura felicità a realizzare una magnifica sensazione di apertura. Fissava il fondale, seguendo la scia dei lustrini argentei che si staccavano dal vestito, sentendosi sempre più veloce ad eccellere nell’odore delle gocce salate.
Il tempo sembrava dilatarsi, rallentare poi estendersi, fino all’immortalità.
Una moto ondulatorio di desiderio la sommerse e la pressione aumentò di colpo, mentre il cuore perdeva i battiti. Inspirava con lentezza focalizzando l’onda inquieta che le cresceva dentro come un’anguilla attorcigliata, come lo squalo dal respiro infuocato.
Ogni pulsazione presente diventava sempre più forte e saliva dal punto mediano delle gambe, fino ad investire il centro del ventre e le mani si spostavano pian piano sulla pelle, avida, fluorescente. Continuava così, a farsi strada nell’Oceano, aprendosi uno spazio sottile come una lama di falce vergine, per raggiungerlo.

…Il sonar era inceppato e lui non si muoveva, come un eremita che vive dentro e fuori del tempo, eretto e fissato sull’albero maestro della nave, sbilanciato dall’immensità del vento.
Le sue labbra erano blu come le vene delle tempie, che pulsavano impazzite. Con uno scatto, gettò la bottiglietta di liquore in terra, calcandola con la punta del tacco dello stivale e incastrandone mille frammenti, sulla piattaforma.
Poi si lanciò, in Mare….

Anima di pirata.

Nella vasca piena presero conoscenza della leggerezza, dimenandosi tra i flutti d’acqua trasparente che sgorgava copiosa. Persero il senso delle frequenze, mentre i pensieri si dissolvevano, emergevano di nuovo e si ritiravano come la marea, portandosi via tutte le tensioni.
Attraverso il respiro le menti calmarono l’energia dell’aria, facendola scorrere attraverso il corpo fino a farla uscire dai pori invaghiti della pelle.
La mente e il cuore deliberatamente uniti e sedotti da una beata visione.
Si mossero sott’acqua percependo la curva breve del seno con il palmo della mano, con il dito fecero dei piccoli movimenti circolari attorno ai capezzoli inturgiditi, mentre con l’altra scivolavano giù lungo lo stomaco, verso il triangolo bagnato delle carni dischiuse.
Con l’altra mano cedevano all’arrendevolezza, preparandosi alla fusione risolutiva.
S’infilavano la lingua in ogni apertura, sfiorandosi la pelle liscia e salata come un’ostrica.
Il desiderio di mangiarsi gonfiava come un turbine sotto le viscere, mordere la carne tenera e navigata che conservava l’odore forte degli scogli sul Mare.
Fissarono le immagini finché il piacere fulgido del lavato celacanto non esplose incontrollabile.
Abbandonandosi a quel cosmo nascente, fluttuarono in quel riverbero tremante.
I circuiti erano allentati ed ogni singola molecola stava danzando nel loro corpo.

Rapsodia d’acqua.

“In acque rapide, berranno la spuma incagliata tra le liane spesse delle reti,
la gola fra gli ami millefiori, per complessi afflussi di correnti e manipolazioni.

Linfa viva, impasto di cristallo, l’avventura e nessun porto immobile,
un vortice risucchia la grumosa onda, esanimi le perdite in rapida navigazione.

Vertigine lirica, compassionevole sete, alto indice di rifrazione virile,
nei luminosi uccelli svolazzanti, l’equilibrio ciclico delle forze binarie.

Cala il coperchio sul flutto dell’abisso, nella ghirlanda di corallo nero,
le urgenze e le vittorie tripudiano, sulla spuma bianca del maroso acceso.

Il pirata esausto grida al passaggio, nell’urlo dell’albatros sulle paratie consunte,
toccheranno insieme le segrete eterne, audaci vittime delle fiammate marine.”

Anche se era vero, Lei si sentiva oramai così fiera d’attesa e sopportazione, che non aveva sgomento per il vortice intorno che confluiva sotto la furia degli eventi e così avvenne.

Come tutto è fragile e inerme, nei trasalimenti di un’esperienza simile, ebbe occasione d’interrogarsi ancora, quando il Mare cominciò a ritirarsi e frugarle dentro, nell’anima azzurra.
Ma non vacillò mai, per volontà segreta , in sua innocente difesa.

Alcuni lustrini brillano ancora, laggiù sul fondale, solcando la rotta ai marinai, in certe notti di maltempo….

Greta RG

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