Dedicato a R.

Cosa ricevi in cambio dalla morte?
Se non un sacco pieno di monete, almeno la pietà.
Cosa dicevi delle scarpe rosse e di quel
Ballare che ti dannava l’anima?
Che ti piaceva lo so bene.
In un posto di mani bandite e di povera
Ricchezza,
con un fiume alle spalle, parlavi;
di cadute se ben ricordo….
Ed ora un esercito di donne
Con lame al posto delle parole,
Urlano che hanno visto un uomo piangere.
Nelle trincee di rossetto sbavato, tu ti unisci alla
Battaglia loro.
Quante volte ti ho toccato?
Due, se il ricordo non m’inganna….
Quando abbiamo iniziato l’esperimento di
Vivere di stessa carne, ossa e cranio,
tu eri contenta.
Le stelle, la luna, dicevi, al nostro confronto
Sono nulla.
Quanto ti ho amato?
Quanto ti ho odiato?
Tu ricordi?
Alla fine un ago spuntato,
un albero finto, per un natale di plastica,
un eremo in montagna,
il cuscino bagnato…
Queste sono le cose che riempiono la mia
Casa.

 

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4 commenti

  1. É la più bella che hai scritto (mi si sono alzati i peli delle braccia) bravo é perfetta! Tilly.

  2. emanuele 84

    Grazie Tilly…

  3. Non male ma di delusioni amorose ne possiamo scrivere tutti a migliaia, il poeta dovrebbe andare oltre…a rileggerti con simpatia….

  4. forse l’errore negli amori mal riusciti sta propio in quel verso: “…esperimento di vivere di stessa carne, ossa e cranio…”.
    ovvero nel pensare alla vita come “esperimento”, ossia all’esistenza come “empirìa”.
    Milan Kundera in “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, se letto, offrirebbe la risposta.

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