Un valido perché

La morsa alle tempie non gli dava tregua da giorni, da quando Sara gli aveva confermato di essere incinta.
La stessa sera, dopo cena, Luca aveva accennato al fatto che si sarebbero dovuti sposare e Sara l’aveva sbalordito, chiedendogli perché.
Il cervello di Luca era andato in tilt, ma come, lui si disponeva ad assumersi le proprie responsabilità e lei chiedeva di motivare questa decisione!
Luca mise il guinzaglio al cane ed uscì per la passeggiata serale, pensando che un po’ di moto potesse almeno schiarirgli le idee; Sara era volata a Londra il giorno precedente, per partecipare ad una convention e sarebbe rientrata l’indomani sera.
Passeggiando, i pensieri di Luca tornarono inevitabilmente alla domanda di Sara; convivevano da quasi cinque anni e da subito avevano convenuto che il matrimonio, inteso come provvedimento burocratico, non facesse per loro, oltre a ciò erano pressoché agnostici, cattolici più per retaggio socio-culturale che per reale convinzione e questo aveva contribuito alla scelta della convivenza.
Più volte avevano parlato di figli, soprattutto in occasione delle ricorrenze o per via di qualche cerimonia alla quale erano stati invitati.
Il loro pensiero, ricordò Luca, convergeva anche su quest’argomento; i loro figli, sarebbero stati amati, e questa era la cosa essenziale.
Da dove scaturiva allora il tarlo del matrimonio che lo tormentava ogni qual volta il suo sguardo o il suo pensiero andava a posarsi sul grembo di Sara?
Luca pensò ai suoi genitori e a quelli di Sara; nessuno di loro aveva mai accennato a commenti critici nei riguardi delle loro scelte anzi, quando la sorella di Sara, rientrata in famiglia dopo la separazione dal marito, aveva finalmente ottenuto il divorzio, sua madre s’era lasciata andare a commenti più che favorevoli sulla loro decisione di “non mettere l’amore in mano ai soldi”.
Luca si guardò intorno, disorientato. Perso nei suoi pensieri, si era allontanato da casa più del solito, inerpicandosi su per la collina.
Richiamò il cane, che non ricordava nemmeno d’aver liberato dal guinzaglio e riagganciò il moschettone, nel sollevarsi volse lo sguardo intorno a sé, contemplando il meraviglioso panorama offerto dalla natura rigogliosa, magnifica nei colori intensi di primavera resi ancor più vividi dalla luce del sole al tramonto.
In quel momento Luca concepì il concetto di “eternità” e la risposta alla domanda di Sara fu nitida nella sua mente.
Non si trattava di responsabilità e tanto meno di convenzioni, la risposta era lei, erano loro.
Da quando si erano incontrati per la prima volta, Luca aveva scelto lei e l’aveva corteggiata, inseguita, perseguitata fino a che lei non aveva ceduto, conquistata dalla dimostrazione costante di tanto attaccamento.
Sposare Sara rispondeva al suo bisogno di lei, al non riuscire a pensare a se stesso in modo disgiunto da lei.
Il mal di testa se n’era andato e Luca sorrideva percorrendo a ritroso la strada verso casa; ora sapeva cosa rispondere a Sara e soprattutto era sicuro che lei avrebbe risposto si.

 


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